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Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

Epoca:

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino è il testo approvato dall’Assemblea nazionale francese il 26 agosto 1789, nelle prime settimane della Rivoluzione francese. In diciassette articoli affermava che tutti gli uomini hanno diritti naturali e inalienabili, che la sovranità appartiene alla nazione e che la legge deve essere uguale per tutti. È uno dei documenti fondamentali della storia dei diritti umani e del costituzionalismo moderno.

Dichiarazione dei diritti: riassunto

Nell’estate del 1789 la Francia stava vivendo una trasformazione rapidissima: gli Stati generali si erano trasformati in Assemblea nazionale, il popolo di Parigi aveva preso la Bastiglia e nella notte del 4 agosto erano stati aboliti i privilegi feudali (vedi Rivoluzione francese). L’Assemblea decise di premettere alla futura Costituzione una dichiarazione di principi, che fissasse i diritti che nessun governo avrebbe potuto violare.

Al testo contribuirono diversi deputati, tra cui il marchese di La Fayette, che aveva combattuto nella guerra d’indipendenza americana. Dopo un dibattito di alcuni giorni, la Dichiarazione fu approvata il 26 agosto 1789. Il re Luigi XVI la accettò solo all’inizio di ottobre, sotto la pressione della folla che aveva marciato su Versailles.

Le idee di partenza

La Dichiarazione nacque dall’incontro di diverse tradizioni:

  • le idee dell’Illuminismo sui diritti naturali, sul contratto sociale e sulla critica all’assolutismo;
  • il pensiero di Montesquieu sulla separazione dei poteri;
  • l’idea di volontà generale elaborata da Jean-Jacques Rousseau;
  • l’esempio americano: la Dichiarazione dei diritti della Virginia del 1776 e la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti (vedi indipendenza americana).

I principi principali

Il primo articolo afferma che gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti, e che le distinzioni sociali possono fondarsi solo sull’utilità comune. Era una condanna diretta della società per ordini dell’Antico regime. Tra gli altri principi del testo:

  • diritti naturali: lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali dell’uomo, cioè la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione;
  • sovranità nazionale: ogni potere deriva dalla nazione, e nessun individuo o gruppo può esercitare un’autorità che non provenga da essa;
  • la legge: è espressione della volontà generale, deve essere uguale per tutti e tutti i cittadini possono accedere alle cariche pubbliche secondo le loro capacità;
  • garanzie giudiziarie: nessuno può essere arrestato se non nei casi previsti dalla legge; le pene devono essere stabilite da leggi precedenti al fatto; ogni persona è presunta innocente fino alla condanna;
  • libertà di opinione e di espressione: nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche religiose, e la libera comunicazione dei pensieri è uno dei diritti più preziosi;
  • tasse e controllo: i contributi pubblici devono essere ripartiti tra i cittadini in base alle loro possibilità, e la società ha il diritto di chiedere conto ai funzionari;
  • separazione dei poteri: una società in cui non sono garantiti i diritti e stabilita la separazione dei poteri non ha una Costituzione;
  • proprietà: è un diritto inviolabile e sacro, di cui si può essere privati solo per pubblica necessità e con un giusto indennizzo.

I limiti

La Dichiarazione parlava di diritti universali, ma la loro applicazione fu molto più limitata:

  • le donne erano escluse dai diritti politici; nel 1791 Olympe de Gouges scrisse una “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” per denunciare questa esclusione, e nel 1793 fu ghigliottinata;
  • la Costituzione del 1791 distinse tra cittadini “attivi”, che pagavano un certo livello di imposte e potevano votare, e cittadini “passivi”, esclusi dal voto;
  • la schiavitù nelle colonie francesi rimase in vigore; fu abolita nel 1794, dopo la grande rivolta degli schiavi di Saint-Domingue, ma Napoleone la ristabilì nel 1802.

Protagonisti

  • Il marchese di La Fayette, tra i promotori del testo.
  • L’abate Sieyès e Jean-Joseph Mounier, deputati attivi nel dibattito.
  • L’Assemblea nazionale costituente, che approvò il documento.
  • Olympe de Gouges, che ne denunciò i limiti per le donne.

Le conseguenze

La Dichiarazione fu posta all’inizio della Costituzione del 1791 e divenne un modello per molti movimenti liberali e democratici dell’Ottocento in Europa e in America Latina. Ancora oggi fa parte del sistema costituzionale francese, perché è richiamata nel preambolo della Costituzione del 1958. Le sue idee influenzarono anche la Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dalle Nazioni Unite nel 1948 (vedi la fondazione delle Nazioni Unite).

Date principali

  • 1776: Dichiarazione dei diritti della Virginia e Dichiarazione d’indipendenza americana.
  • 4 agosto 1789: abolizione dei privilegi feudali.
  • 26 agosto 1789: approvazione della Dichiarazione.
  • Ottobre 1789: Luigi XVI accetta il testo.
  • 1791: la Dichiarazione apre la prima Costituzione francese.
  • 1791: Dichiarazione dei diritti della donna di Olympe de Gouges.

Perché è importante

La Dichiarazione del 1789 trasformò in principi giuridici idee che fino ad allora circolavano soprattutto nei libri dei filosofi. Ha dato forma al linguaggio dei diritti che usiamo ancora oggi, e studiarne anche i limiti aiuta a capire come i diritti siano stati conquistati ed estesi nel tempo.

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