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Assolutismo

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

L’assolutismo è la forma di governo in cui il sovrano concentra nelle sue mani tutti i poteri dello Stato e non deve rispondere a nessun’altra autorità sulla terra: né a un parlamento, né ai nobili, né ai tribunali. Il termine si usa soprattutto per le monarchie europee del Seicento e del Settecento, e il modello più famoso è la Francia di Luigi XIV. In questa voce del glossario vediamo da dove viene la parola, quali idee lo giustificavano, come funzionava in pratica e perché gli storici oggi lo descrivono con qualche cautela.

Da dove viene la parola

“Assoluto” viene dal latino absolutus, “sciolto”. Una formula del diritto romano, ripresa dai giuristi medievali e moderni, diceva che il principe è legibus solutus, cioè sciolto dalle leggi: le leggi le fa lui, e quindi non ne è vincolato. Attenzione però: il termine “assolutismo” nacque solo nell’Ottocento, quando liberali e storici guardarono indietro e diedero un nome a quel tipo di monarchia.

Le teorie che lo giustificavano

Tre autori sono utili da ricordare. Il francese Jean Bodin, nei Sei libri della Repubblica (1576), definì la sovranità come il potere assoluto e perpetuo di uno Stato, indivisibile: dopo le guerre di religione che avevano insanguinato la Francia, serviva un potere forte e unico per garantire la pace.

L’inglese Thomas Hobbes, nel Leviatano (1651), partì da un’idea pessimista: senza uno Stato, gli uomini vivrebbero in una guerra di tutti contro tutti. Per questo cedono ogni potere a un sovrano che garantisca sicurezza. Hobbes, curiosamente, non fondava l’assolutismo su Dio, ma su un patto tra gli uomini.

Il vescovo Jacques-Bénigne Bossuet, precettore del figlio di Luigi XIV, sostenne invece il diritto divino dei re: il sovrano riceve il potere direttamente da Dio e solo a Dio deve renderne conto.

Il modello: Luigi XIV

La Francia del Seicento è il caso di scuola, raccontato nella scheda sulla Francia dell’assolutismo. Il cardinale Richelieu, ministro di Luigi XIII, combatté il potere dei grandi nobili e dei protestanti. Poi Luigi XIV, il Re Sole, salito al trono da bambino nel 1643, dal 1661 governò senza un primo ministro.

Gli strumenti furono diversi: un esercito permanente molto grande, funzionari regi (gli intendenti) inviati nelle province, una politica economica guidata dallo Stato con il ministro Colbert, l’unità religiosa imposta con la revoca dell’editto di Nantes nel 1685. E poi Versailles: la reggia in cui la nobiltà fu chiamata a vivere intorno al re, impegnata in un complicato cerimoniale. Lì i nobili erano vicini al potere, ma anche sotto controllo. La frase “Lo Stato sono io”, attribuita a Luigi XIV, quasi certamente non fu mai pronunciata, ma riassume bene l’idea.

Un potere davvero assoluto?

Gli storici di oggi ricordano che l’assolutismo era più un’aspirazione che una realtà completa. Il re doveva fare i conti con i privilegi delle province, delle città, della Chiesa e dei corpi professionali, con le leggi fondamentali del regno e con i parlamenti, i grandi tribunali che registravano le sue leggi. Senza mezzi moderni di comunicazione e con una burocrazia limitata, il controllo del territorio era parziale. Il sovrano governava soprattutto trattando e concedendo favori: pensioni, cariche, titoli e onori erano strumenti di governo tanto quanto gli eserciti. Anche le tasse, indispensabili per pagare le guerre, richiedevano spesso lunghe contrattazioni con le élite locali.

Non solo Francia

Forme di governo simili si diffusero in gran parte d’Europa. In Spagna gli Asburgo governavano un impero immenso attraverso consigli e viceré. In Austria e in Prussia i sovrani costruirono eserciti e burocrazie sempre più efficienti. In Russia Pietro il Grande, all’inizio del Settecento, impose riforme dall’alto, sottomise la Chiesa ortodossa allo Stato e costruì una nuova capitale, San Pietroburgo, per avvicinare il paese all’Europa occidentale. Ogni caso aveva le sue particolarità, ma l’obiettivo comune era rafforzare il potere centrale a spese dei poteri locali.

Le alternative e la fine

Non tutta l’Europa seguì il modello francese. In Inghilterra, dopo le rivoluzioni del Seicento, il Parlamento limitò il potere del re con il Bill of Rights del 1689: nacque la monarchia costituzionale. Nel Settecento alcuni sovrani, come Federico II di Prussia, Caterina II di Russia e Giuseppe II d’Austria, praticarono un “assolutismo illuminato”, con riforme ispirate alle idee dell’Illuminismo, ma senza rinunciare al potere. Pensatori come Montesquieu proposero la separazione dei poteri come rimedio contro il dispotismo. La Rivoluzione francese del 1789 segnò la crisi definitiva dell’assolutismo in Francia.

In breve

L’assolutismo è il governo in cui il re concentra tutti i poteri e non risponde a nessuna autorità terrena. Fu teorizzato da Bodin, Hobbes e Bossuet e realizzato in modo esemplare da Luigi XIV a Versailles. In pratica il potere del sovrano aveva molti limiti. Fu contrastato dalla monarchia costituzionale inglese e dalle idee illuministe. Per un quadro completo si veda la pagina sull’assolutismo in età moderna.

Fonti per approfondire

  • Treccani, Dizionario di Storia, voce “Assolutismo”
  • Thomas Hobbes, Leviatano (1651), varie edizioni italiane
  • Peter Burke, The Fabrication of Louis XIV, Yale University Press, 1992

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