Colonialismo

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Il colonialismo è il dominio politico, economico e culturale che uno Stato esercita su territori e popoli lontani, conquistati e governati senza che gli abitanti abbiano gli stessi diritti dei cittadini della madrepatria. Tra il Quattrocento e il Novecento le potenze europee, e più tardi anche Stati Uniti e Giappone, arrivarono a controllare gran parte del pianeta. Le conseguenze di questo dominio pesano ancora oggi, nei confini, nelle economie e nei rapporti tra i paesi. In questa pagina dei grandi temi ne seguiamo le fasi principali.

Colonie antiche e colonialismo moderno

La parola “colonia” è antica: Greci e Fenici fondavano colonie, cioè nuove città, lungo le coste del Mediterraneo. Ma il colonialismo di cui parliamo qui è diverso. Non si tratta solo di fondare insediamenti, ma di sottomettere popolazioni già presenti e sfruttarne terre, risorse e lavoro, giustificando il dominio con l’idea della superiorità della propria civiltà, religione o “razza”.

La prima fase: le Americhe e le rotte oceaniche

Il colonialismo moderno comincia con le scoperte geografiche. Il Portogallo, dalla conquista di Ceuta nel 1415, costruì una rete di basi commerciali lungo le coste dell’Africa e dell’Asia. La Spagna, dopo il 1492, conquistò gran parte delle Americhe. Con il trattato di Tordesillas del 1494 i due regni si divisero il mondo da esplorare.

Nelle Americhe la conquista ebbe conseguenze terribili: le popolazioni indigene furono decimate dalle guerre, dal lavoro forzato e soprattutto dalle epidemie. Per lavorare nelle piantagioni gli europei deportarono milioni di africani ridotti in schiavitù: nacquero le società coloniali della schiavitù atlantica. Nel Seicento si aggiunsero Olanda, Inghilterra e Francia, spesso attraverso grandi compagnie commerciali, come la Compagnia olandese delle Indie orientali, fondata nel 1602.

L’India britannica

Un caso particolare è quello dell’India. La Compagnia inglese delle Indie orientali, nata come società commerciale, dopo la battaglia di Plassey del 1757 cominciò a governare il Bengala e poi gran parte del subcontinente, con un proprio esercito. Dopo la grande rivolta del 1857, nel 1858 il governo passò direttamente alla Corona britannica. L’India divenne il “gioiello” dell’impero: forniva materie prime, soldati e un enorme mercato per i tessuti inglesi, mentre l’artigianato tessile locale entrava in crisi.

La seconda fase: l’imperialismo e la spartizione dell’Africa

Nell’Ottocento la Rivoluzione industriale diede agli europei armi, navi a vapore e medicine, come il chinino contro la malaria, che resero possibile la conquista dell’interno dei continenti. Fra il 1870 e il 1914, nell’età dell’imperialismo, le potenze si spartirono quasi tutta l’Africa. La conferenza di Berlino del 1884-1885 fissò le regole della corsa. Alla vigilia della Prima guerra mondiale solo l’Etiopia e la Liberia erano indipendenti.

Il dominio coloniale significò spesso violenze estreme. Nello Stato libero del Congo, proprietà personale del re del Belgio Leopoldo II, la raccolta forzata del caucciù causò un numero enorme di morti. In Namibia, all’inizio del Novecento, le truppe tedesche sterminarono gran parte dei popoli herero e nama. Gli europei giustificavano tutto questo con la “missione civilizzatrice”: portare progresso, cristianesimo e ordine a popoli considerati arretrati. Lo scrittore inglese Rudyard Kipling parlò del “fardello dell’uomo bianco”.

Il colonialismo italiano

Anche l’Italia ebbe le sue colonie. Nel 1890 nacque la colonia di Eritrea, poi venne la Somalia. Il tentativo di conquistare l’Etiopia fallì con la sconfitta di Adua nel 1896. Nel 1911-1912 l’Italia conquistò la Libia. Il fascismo riprese l’espansione: nel 1935-1936 invase l’Etiopia, usando anche gas tossici, e proclamò l’impero. Per molto tempo in Italia si è parlato poco di questi aspetti, alimentando il mito degli “italiani brava gente”; gli studi degli ultimi decenni li hanno documentati. Approfondimenti nella pagina sul colonialismo fascista.

La decolonizzazione

Dopo la Seconda guerra mondiale gli imperi coloniali crollarono in pochi decenni. L’India ottenne l’indipendenza nel 1947, l’Indonesia nel 1949. Il 1960 fu chiamato “l’anno dell’Africa”, perché diciassette paesi africani diventarono indipendenti; nello stesso anno l’ONU approvò una dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai popoli coloniali. In alcuni casi la fine del dominio arrivò dopo guerre sanguinose, come in Algeria (1954-1962). Il processo è raccontato nella pagina sulla decolonizzazione.

Le eredità

L’indipendenza non cancellò tutto. Molti confini tracciati dagli europei dividevano popoli o ne univano di rivali; le economie erano costruite per esportare materie prime; le élite locali spesso ereditarono strutture autoritarie. Oggi si discute di restituzione di opere d’arte sottratte, di scuse ufficiali, di memoria. Anche questo fa parte della storia del colonialismo, come mostra la pagina su colonialismi e indipendenze in Africa.

In breve

Il colonialismo è il dominio di Stati europei, e poi di altre potenze, su territori e popoli di altri continenti. Comincia con Portogallo e Spagna nel Quattrocento e Cinquecento, culmina con la spartizione dell’Africa tra 1870 e 1914 e finisce in gran parte con la decolonizzazione dopo il 1945. Ha lasciato eredità profonde.

Fonti per approfondire

  • Treccani, Dizionario di Storia, voce “Colonialismo”
  • Nicola Labanca, Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, il Mulino, 2002
  • Jürgen Osterhammel, Colonialism: A Theoretical Overview, Markus Wiener, 1997

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