Medioevo · Alto Medioevo
Con seconde invasioni i manuali indicano le incursioni che colpirono l’Europa tra il IX e il X secolo, quando l’impero carolingio si stava sgretolando. Arrivarono da tre direzioni: i Vichinghi dal Nord, i Saraceni dal Mediterraneo, gli Ungari dall’Est. Non conquistarono l’Europa come avevano fatto i Germani nel V secolo, ma la costrinsero a cambiare: la difesa passò dai re ai signori locali, e il paesaggio si riempì di castelli.
Perché si chiamano “seconde” invasioni
Il nome nasce da un confronto. Le “prime” invasioni sono quelle dei popoli germanici che tra IV e VI secolo entrarono nell’impero romano e fondarono i regni romano-barbarici. Le seconde arrivano quattrocento anni dopo e colpiscono un mondo diverso, quello costruito da Carlo Magno.
La differenza principale sta negli obiettivi. Goti, Franchi e Longobardi cercavano terre dove stabilirsi. Vichinghi, Saraceni e Ungari, almeno all’inizio, volevano soprattutto bottino: oro delle chiese, bestiame, prigionieri da vendere come schiavi. Colpivano in fretta e se ne andavano. Solo più tardi alcuni di loro si fermarono. C’è poi una differenza di scala: le seconde invasioni furono fatte da gruppi spesso piccoli, qualche nave o qualche centinaio di cavalieri, che però sfruttavano la sorpresa e la debolezza delle difese.
Chi erano i Vichinghi
Erano guerrieri e pirati scandinavi, provenienti dalle attuali Norvegia, Danimarca e Svezia. Le cronache latine li chiamano spesso Normanni, “uomini del Nord”. La loro arma segreta era la nave: lo scafo lungo e stretto, con poco pescaggio, permetteva di attraversare il mare aperto e poi risalire i fiumi. Così arrivarono a saccheggiare città lontane dalla costa come Parigi, assediata nell’885-886.
Si mossero in direzioni diverse:
- i Norvegesi verso le isole britanniche, l’Islanda e la Groenlandia, spesso per colonizzare;
- i Danesi verso l’Inghilterra e la Francia carolingia, con vere e proprie armate;
- gli Svedesi, chiamati Variaghi, verso est, lungo i fiumi russi fino a Bisanzio, più come mercanti e mercenari.
L’inizio simbolico è il saccheggio del monastero di Lindisfarne, in Inghilterra, nel 793. In Inghilterra i Danesi controllarono a lungo una vasta regione orientale, il Danelaw. In Francia, nel 911, il re Carlo il Semplice concesse al capo Rollone la terra attorno alla foce della Senna: nacque il ducato di Normandia. Da lì, un secolo e mezzo dopo, partirono i Normanni che conquistarono l’Inghilterra e l’Italia meridionale.
Chi erano i Saraceni
“Saraceni” era il nome con cui i cristiani del Medioevo indicavano gli Arabi e, in generale, i musulmani del Mediterraneo. Nel IX secolo pirati e gruppi armati partiti dal Nordafrica e dalla Spagna attaccarono le coste di Italia e Provenza.
Alcuni esempi concreti aiutano a fissare la portata del fenomeno. Nell’827 iniziò la conquista araba della Sicilia, che durò decenni e si completò all’inizio del X secolo. Nell’846 una flotta saracena risalì il Tevere e saccheggiò le basiliche di San Pietro e San Paolo, allora fuori dalle mura di Roma: per proteggere San Pietro papa Leone IV fece costruire le mura che ancora oggi chiamiamo leonine. Per qualche decennio ci furono basi saracene a Bari, sul Garigliano e a Frassineto, in Provenza, da cui partivano razzie fino alle Alpi.
Qui serve una distinzione. In Sicilia gli Arabi non furono solo predoni: fondarono un emirato, portarono nuove colture come gli agrumi e la canna da zucchero, e Palermo divenne una delle città più ricche del Mediterraneo. Per il contesto generale vedi le conquiste islamiche.
Chi erano gli Ungari
Gli Ungari, o Magiari, erano un popolo di lingua ugro-finnica arrivato dalle steppe. Alla fine del IX secolo si stabilirono nella pianura del medio Danubio, l’attuale Ungheria. Erano cavalieri velocissimi, armati di arco, e da lì lanciavano incursioni in Germania, in Francia e nell’Italia del Nord. Nell’899 sconfissero sul Brenta il re d’Italia Berengario I; negli anni seguenti saccheggiarono, fra le altre, Pavia.
La loro minaccia finì in una sola giornata: nel 955 il re di Germania Ottone I li sconfisse nella battaglia di Lechfeld, vicino ad Augusta. Dopo quella sconfitta gli Ungari si fermarono definitivamente in Pannonia e alla fine del X secolo il loro re Stefano si convertì al cristianesimo.
Conseguenze delle seconde invasioni
Le incursioni misero in luce la debolezza dei sovrani. Un re lontano, con un esercito lento a radunarsi, non poteva rispondere a una flotta vichinga che compariva alla foce di un fiume. La difesa diventò locale. Chi abitava vicino alla costa o lungo un fiume imparò a vivere con un occhio all’orizzonte: alla vista delle vele o dei cavalieri si scappava con gli animali verso il luogo fortificato più vicino, quando ce n’era uno.
- Incastellamento: conti, vescovi e signori costruirono castelli, prima di legno e terra, poi di pietra, dove la popolazione poteva rifugiarsi.
- Potere ai signori locali: chi difendeva un territorio finiva per governarlo, riscuotere tributi e amministrare la giustizia. È uno dei passaggi chiave del feudalesimo.
- Ruralizzazione: i commerci si fecero più difficili e molte zone tornarono a vivere di ciò che producevano, come nell’economia curtense.
- Nuovi regni cristiani: Danimarca, Norvegia, Svezia e Ungheria, convertite tra X e XI secolo, entrarono nell’Europa cristiana.
Non tutto fu distruzione. I Vichinghi furono anche grandi commercianti e collegarono il Baltico con Bisanzio e il mondo islamico. Nelle tombe scandinave sono state trovate migliaia di monete d’argento arabe.
Seconde invasioni: date da ricordare
- 793: saccheggio di Lindisfarne.
- 827: inizio della conquista araba della Sicilia.
- 846: i Saraceni saccheggiano San Pietro a Roma.
- 885-886: assedio vichingo di Parigi.
- 911: nasce il ducato di Normandia.
- 955: Ottone I sconfigge gli Ungari a Lechfeld.
L’argomento chiude di solito il programma di seconda, accanto al feudalesimo e all’economia curtense: trovi la sequenza completa nell’indice di storia per la seconda superiore.