Ottocento · Risorgimento italiano
La seconda guerra d’indipendenza, combattuta nel 1859, contrappose l’Austria all’alleanza tra Regno di Sardegna e Francia di Napoleone III. Fu una guerra breve ma decisiva: portò all’annessione della Lombardia e innescò una serie di trasformazioni politiche che condussero, in pochi anni, alla nascita del Regno d’Italia.
La preparazione diplomatica
Dopo il 1849, il Piemonte puntò a rafforzarsi e a ottenere appoggi internazionali. Cavour partecipò alla guerra di Crimea e al Congresso di Parigi del 1856 per inserire la questione italiana nel dibattito europeo. L’obiettivo era evitare che l’indipendenza fosse trattata come un problema esclusivamente interno alla penisola.
L’accordo di Plombières del 1858 tra Cavour e Napoleone III preparò un’alleanza contro l’Austria. La Francia avrebbe sostenuto il Piemonte in caso di aggressione austriaca, ma chiedeva compensi territoriali e non intendeva favorire un’unità italiana totale e immediata.
L’inizio della guerra
Nel 1859 il Piemonte mobilitò l’esercito; l’Austria inviò un ultimatum e poi dichiarò guerra. Questo passaggio consentì alla Francia di entrare nel conflitto come alleata. Le battaglie di Magenta e Solferino furono combattute con enormi perdite e mostrarono la violenza delle guerre moderne, con eserciti numerosi e armi più efficaci.
La sofferenza dei feriti a Solferino colpì profondamente Henri Dunant e contribuì in seguito alla nascita del movimento della Croce Rossa. Anche questo aspetto ricorda che le guerre del Risorgimento non furono soltanto momenti celebrativi, ma eventi umani drammatici.
Villafranca e la Lombardia
Nonostante le vittorie, Napoleone III firmò con l’Austria l’armistizio di Villafranca senza coinvolgere pienamente il Piemonte. La Francia temeva l’allargamento della guerra e pressioni interne. L’Austria cedette la Lombardia alla Francia, che la trasferì al Regno di Sardegna; il Veneto restò invece austriaco.
L’accordo deluse molti patrioti. Tuttavia il Piemonte ottenne un risultato importante e, soprattutto, il prestigio necessario per attrarre l’adesione di altri territori italiani.
Plebisciti e annessioni
In Toscana, Emilia, Romagna e ducati dell’Italia centrale, movimenti politici favorevoli all’unione con il Piemonte promossero plebisciti. Nel 1860 questi territori furono annessi al Regno di Sardegna. In cambio, Cavour accettò la cessione di Nizza e Savoia alla Francia, scelta che provocò polemiche e allontanò Garibaldi, nato a Nizza.
I plebisciti rappresentarono uno strumento di legittimazione, ma avvennero in un contesto di forte pressione politica e con una partecipazione elettorale limitata rispetto agli standard contemporanei. Vanno quindi letti nel loro tempo, senza equipararli automaticamente alle consultazioni democratiche attuali.
Conseguenze
La guerra del 1859 cambiò gli equilibri della penisola. Il Piemonte divenne il centro del processo unitario e l’Austria perse la Lombardia. Restavano però fuori dal nuovo quadro il Veneto, Roma e il Regno delle Due Sicilie.
La seconda guerra d’indipendenza mostrò l’efficacia della combinazione fra esercito, diplomazia e mobilitazione nazionale. Preparò il terreno alla spedizione garibaldina del 1860 e alla proclamazione del Regno d’Italia, ma lasciò aperte le questioni dei confini, della partecipazione popolare e del rapporto con la Francia.