Federico I di Hohenstaufen (1122 circa-1190), detto Barbarossa dagli Italiani per il colore della barba, fu re di Germania dal 1152 e imperatore del Sacro Romano Impero dal 1155. Passò buona parte del regno a cercare di riaffermare l’autorità imperiale sull’Italia del Nord, dove i comuni si governavano ormai da soli. Distrusse Milano, si scontrò con il papa, fu sconfitto a Legnano dalla Lega lombarda e alla fine dovette trattare. Morì annegato in Anatolia mentre guidava la terza crociata. Per i manuali italiani è il grande avversario dei comuni; per i tedeschi diventò un eroe nazionale.
Un principe tra due famiglie rivali
Federico nacque intorno al 1122. Il padre era duca di Svevia e apparteneva alla famiglia degli Staufer, o Hohenstaufen; la madre era una Guelfa, della casata rivale che dominava la Baviera. Il vescovo e cronista Ottone di Frisinga, suo zio, scrisse che proprio per questo i principi tedeschi lo scelsero: come una pietra angolare, poteva tenere insieme due muri. Nel 1147 partecipò, al fianco dello zio, il re Corrado III, alla seconda crociata.
Nel marzo 1152 fu eletto re a Francoforte. Tre anni dopo il papa Adriano IV lo incoronò imperatore a Roma.
La dieta di Roncaglia: di chi sono i diritti?
Per capire lo scontro con i comuni bisogna partire da una parola: regalia, i diritti del sovrano. Battere moneta, riscuotere dazi e pedaggi, nominare i magistrati, amministrare la giustizia. Nei decenni precedenti le città del Nord Italia se li erano presi, approfittando della lontananza degli imperatori. I comuni italiani erano diventati ricchi, popolosi e abituati a decidere da soli.
Nel 1158, nella dieta di Roncaglia, vicino a Piacenza, Federico fece stabilire da quattro giuristi dell’università di Bologna che quei diritti spettavano all’imperatore. Per molte città significava perdere entrate e libertà. Milano, la più potente, si ribellò.
La distruzione di Milano
La guerra fu durissima. Nel 1159-60 Federico assediò Crema, alleata di Milano, e le cronache raccontano che fece legare alcuni ostaggi alle torri d’assedio per impedire ai difensori di colpirle. Nel 1162, dopo un lungo assedio, Milano si arrese per fame. L’imperatore ne fece abbattere le mura e gran parte degli edifici, e disperse gli abitanti in villaggi vicini.
Il suo cancelliere, l’arcivescovo Rainaldo di Dassel, portò a Colonia le reliquie dei Re Magi conservate a Milano. Si trovano ancora lì, nel duomo, in un grande reliquiario d’oro.
Federico e il papa Alessandro III
Lo scontro con i comuni si intrecciò con quello con il papato. Nel 1159 l’elezione del papa si spaccò: la maggioranza dei cardinali scelse Alessandro III, deciso a difendere l’indipendenza della Chiesa, mentre una minoranza elesse un antipapa favorevole all’imperatore. Federico appoggiò per quasi vent’anni una serie di antipapi. Uno di questi, nel 1165, su sua richiesta, proclamò santo Carlo Magno, il modello imperiale a cui Federico si ispirava.
Nel 1167 l’imperatore entrò a Roma con l’esercito, ma un’epidemia, probabilmente di malaria, decimò le sue truppe e lo costrinse a una ritirata disastrosa.
La Lega lombarda e la battaglia di Legnano
Nello stesso 1167 molte città del Nord, comprese alcune un tempo rivali di Milano, si unirono nella Lega lombarda. Ricostruirono Milano e fondarono una nuova città fortificata che chiamarono Alessandria, in onore del papa.
Il 29 maggio 1176, a Legnano, a nord-ovest di Milano, l’esercito della Lega affrontò quello imperiale. La fanteria comunale resistette attorno al Carroccio, il carro con le insegne della città, finché la cavalleria lombarda tornò alla carica. Federico, disarcionato, fu creduto morto per qualche giorno. Era la prima volta che un esercito di cittadini batteva l’imperatore in campo aperto.
Dalla pace di Venezia alla pace di Costanza
Federico capì che doveva cambiare strategia. Nel 1177 a Venezia si riconciliò con Alessandro III. Nel 1183, con la pace di Costanza, riconobbe ai comuni il diritto di eleggere i propri magistrati e di esercitare gran parte delle regalie, in cambio di un giuramento di fedeltà e di un pagamento. Le città restavano formalmente dentro l’impero, ma di fatto si governavano da sole. Il percorso che le aveva portate fin lì è nella scheda sulla nascita dei comuni.
Poi giocò la carta dei matrimoni. Nel 1186 il figlio Enrico sposò a Milano Costanza d’Altavilla, erede del regno normanno di Sicilia. Da quel matrimonio sarebbe nato Federico II, che avrebbe unito Germania e Sud Italia.
La morte durante la terza crociata
Nel 1187 il sultano Saladino riconquistò Gerusalemme. Federico, ormai vicino ai settant’anni, prese la croce e partì per la terza crociata via terra, attraverso i Balcani e l’Anatolia. Il 10 giugno 1190, in Cilicia, nell’attuale Turchia meridionale, annegò mentre attraversava il fiume Saleph. Senza di lui gran parte dell’esercito tedesco si disperse.
Il mito del Barbarossa
In Germania nacque una leggenda: l’imperatore non era morto, ma dormiva in una grotta della montagna del Kyffhäuser, con la barba che cresceva attraverso il tavolo, pronto a risvegliarsi per salvare la patria. Nell’Ottocento il Barbarossa diventò un simbolo dell’unità tedesca. Nel 1941 Hitler diede il suo nome all’invasione dell’Unione Sovietica, l’operazione Barbarossa. In Italia, invece, Legnano e il Carroccio divennero simboli del Risorgimento: la battaglia è citata perfino nell’inno di Mameli.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Ottone di Frisinga e Raevino, Gesta Friderici imperatoris
- Enciclopedia Treccani online, voce “Federico I imperatore, detto il Barbarossa”
- Encyclopaedia Britannica, voce “Frederick I”
- John B. Freed, Frederick Barbarossa: The Prince and the Myth, Yale University Press, 2016