Mehmet II (1432-1481), in italiano Maometto II, fu il sultano ottomano che il 29 maggio 1453 conquistò Costantinopoli, mettendo fine all’Impero bizantino dopo più di mille anni. Per questo è ricordato con il soprannome di Fatih, “il Conquistatore”. Fece della città, poi chiamata Istanbul, la capitale del suo impero, e nei trent’anni di regno allargò i domini ottomani nei Balcani e in Anatolia, scontrandosi a lungo con Venezia. Nel 1480 le sue truppe sbarcarono perfino in Italia, a Otranto.
Un sultano a dodici anni
Mehmet nacque il 30 marzo 1432 a Edirne, allora capitale ottomana, figlio del sultano Murad II. Ricevette un’educazione accurata: oltre al turco conosceva l’arabo e il persiano, e si interessava di storia antica e di geografia. Nel 1444 il padre abdicò in suo favore, ma il ragazzo, appena dodicenne, non riuscì a controllare la corte e l’esercito, mentre una crociata minacciava i Balcani. Murad tornò al comando e vinse a Varna; nel 1446 riprese anche il trono. Mehmet diventò sultano definitivamente solo nel 1451, alla morte del padre, a 19 anni.
Prepararsi all’assedio
Costantinopoli, nel 1451, era ormai una città ridotta: poche decine di migliaia di abitanti, circondata da territori ottomani. Ma le sue mura terrestri, costruite nel V secolo dall’imperatore Teodosio II, avevano respinto per secoli ogni attacco. Mehmet si preparò con cura. Nel 1452 fece costruire in pochi mesi, sulla sponda europea del Bosforo, la fortezza di Rumeli Hisarı, che gli permetteva di controllare il traffico delle navi verso il Mar Nero. Assunse un fonditore di cannoni di nome Urban, che costruì bombarde enormi capaci di lanciare palle di pietra di centinaia di chili.
La presa di Costantinopoli
L’assedio iniziò all’inizio di aprile del 1453. I difensori erano pochi, forse settemila uomini, tra cui volontari genovesi guidati da Giovanni Giustiniani Longo e alcuni veneziani; gli ottomani molte volte di più. L’ingresso del Corno d’Oro, il porto della città, era chiuso da una grande catena. Mehmet trovò una soluzione rimasta celebre: fece trascinare via terra decine di navi su rulli di legno, alle spalle del quartiere genovese di Galata, e le rimise in acqua dentro il porto.
All’alba del 29 maggio partì l’assalto finale. Le truppe ottomane entrarono attraverso le brecce aperte dai cannoni; l’ultimo imperatore, Costantino XI Paleologo, morì combattendo. La città fu saccheggiata. Mehmet entrò nella basilica di Santa Sofia e la trasformò in moschea. La notizia sconvolse l’Europa cristiana. La storia dell’assedio è raccontata nella scheda sulla caduta di Costantinopoli.
Da Costantinopoli a Istanbul
Mehmet non voleva una città distrutta, ma una capitale. Vi trasferì la corte e fece arrivare abitanti da tutto l’impero: musulmani, cristiani ed ebrei. Nel 1454 fece eleggere un nuovo patriarca greco-ortodosso, Gennadio Scolario, riconoscendogli l’autorità sulla comunità cristiana. Si considerò erede degli imperatori romani e usò il titolo di Kayser-i Rum, “Cesare di Roma”. Fece costruire una grande moschea con il suo nome e iniziò il palazzo di Topkapı, che per secoli fu la residenza dei sultani. Promulgò anche raccolte di leggi, i kanunname, per l’organizzazione dello Stato.
Le conquiste nei Balcani e in Anatolia
Non tutte le campagne riuscirono. Nel 1456 l’assedio di Belgrado fu respinto dall’esercito ungherese di Giovanni Hunyadi. Ma negli anni successivi Mehmet sottomise quasi completamente la Serbia (1459), il despotato bizantino di Morea nel Peloponneso (1460), l’impero greco di Trebisonda sul Mar Nero (1461) e la Bosnia (1463). Combatté anche contro il voivoda di Valacchia Vlad III, ricordato come Dracula. Il nucleo di quello che sarebbe diventato l’Impero ottomano in età moderna era ormai formato.
La lunga guerra con Venezia e Otranto
Dal 1463 al 1479 gli ottomani combatterono contro la Repubblica di Venezia, che possedeva basi e isole nell’Egeo. I veneziani persero l’isola di Negroponte, l’Eubea, e infine firmarono una pace che li obbligava a pagare un tributo per commerciare nell’impero. Pochi mesi dopo, il pittore veneziano Gentile Bellini fu inviato a Istanbul e ritrasse il sultano: il ritratto è oggi alla National Gallery di Londra.
Nell’estate del 1480 una flotta ottomana sbarcò in Puglia e conquistò Otranto. Secondo la tradizione, circa ottocento abitanti che rifiutarono di convertirsi all’islam furono uccisi; la Chiesa li venera come martiri. Nello stesso anno fallì invece l’assedio di Rodi, difesa dai cavalieri di San Giovanni. Mehmet morì il 3 maggio 1481, mentre preparava una nuova campagna. Nel settembre dello stesso anno Otranto fu ripresa dalle truppe del Regno di Napoli.
Il Conquistatore nella memoria
In Turchia Mehmet II è una figura nazionale, e il 29 maggio è ricordato ogni anno a Istanbul. In Occidente la caduta di Costantinopoli è spesso usata come data simbolica della fine del Medioevo. Per i Bizantini, invece, fu la fine di un mondo.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Giorgio Sfranze (Sphrantzes), Cronaca
- Michele Critobulo di Imbro, Storia di Maometto il Conquistatore
- Encyclopaedia Britannica, voce “Mehmed II”
- Franz Babinger, Maometto il Conquistatore e il suo tempo, Einaudi, 1957