Scienza, tecnologia e invenzioni
La bussola è uno strumento quasi banale: un ago magnetizzato che, lasciato libero di girare, si orienta verso nord. Eppure senza di lei Colombo non avrebbe attraversato l’Atlantico con la stessa sicurezza, e le galee di Venezia e Genova non avrebbero navigato d’inverno. Ad Amalfi c’è perfino una statua dedicata al presunto inventore, Flavio Gioia. Peccato che, con ogni probabilità, non sia mai esistito.
Chi ha inventato la bussola?
I primi a conoscere le proprietà della magnetite, una pietra che attira il ferro, furono i Cinesi. Già in epoca Han, intorno all’inizio della nostra era, si parla di un “indicatore del sud”, forse un cucchiaio di magnetite che ruotava su una tavola di bronzo. Serviva però alla geomanzia, cioè a orientare case e tombe secondo il feng shui, non a viaggiare.
La prima descrizione chiara di un ago magnetizzato si trova in un libro dello scienziato Shen Kuo, del 1088. Shen Kuo nota anche un particolare che in Europa si scoprirà secoli dopo: l’ago non punta esattamente al nord geografico, ma devia un poco. È la declinazione magnetica. Pochi decenni dopo, nel 1117, un testo cinese racconta che i marinai di Canton usano l’ago “quando il cielo è coperto”.
Come arrivò nel Mediterraneo
Non sappiamo con certezza se la bussola sia arrivata dalla Cina attraverso i mercanti arabi o sia stata reinventata in Europa. Le date sono vicine. Verso il 1190 il monaco inglese Alexander Neckam descrive l’ago che i marinai usano per trovare la rotta con la nebbia. Nel 1269 Pietro Peregrino di Maricourt, un francese che assediava Lucera al seguito di Carlo d’Angiò, scrive una lettera sul magnete che è considerata il primo trattato scientifico sull’argomento.
E Flavio Gioia? Il nome nasce da un fraintendimento di una frase latina del Quattrocento, che attribuiva l’invenzione ad Amalfi in modo vago. Col tempo la frase diventò una persona. Amalfi, comunque, fu davvero una delle repubbliche marinare che contribuirono a perfezionare lo strumento.
Dall’ago galleggiante alla rosa dei venti
All’inizio l’ago veniva infilato in una paglia o in un pezzo di sughero e lasciato galleggiare in una ciotola d’acqua. Funzionava, ma con il mare mosso era un’impresa. Il passo decisivo fu fissare l’ago sotto un disco di carta su cui era disegnata la rosa dei venti, con i suoi 32 punti, e chiudere tutto in una scatola: bossola, appunto, da cui il nostro nome. Più tardi si aggiunse la sospensione cardanica, che teneva lo strumento in piano anche quando la nave rollava.
Con bussola, carte nautiche dette portolani e clessidra per misurare il tempo, i piloti potevano calcolare la rotta “a stima” anche senza vedere la costa. Le navi italiane e catalane cominciarono così a uscire anche nei mesi invernali, che prima erano quasi vietati alla navigazione.
La bussola e le grandi esplorazioni
All’inizio del Quattrocento l’ammiraglio cinese Zheng He guida flotte enormi fino all’Africa orientale, orientandosi con la bussola. Pochi decenni dopo tocca ai Portoghesi lungo le coste africane. Nel 1492, durante il primo viaggio, Cristoforo Colombo si accorge che l’ago devia sempre di più man mano che procede verso ovest; i marinai si spaventano, e lui, secondo il suo diario, spiega che è la stella polare a muoversi. Fu una delle prime osservazioni europee della variazione della declinazione.
Senza bussola le grandi traversate oceaniche, fino alla circumnavigazione di Magellano ed Elcano, sarebbero state molto più rischiose.
Un dettaglio che agli studenti piace: sulle rose dei venti antiche il nord era spesso segnato con un giglio, e l’est con una croce, perché a oriente c’era Gerusalemme. Molte bussole conservano ancora oggi quel giglio stilizzato.
Perché l’ago punta a nord
Per secoli nessuno lo sapeva. Si pensava che l’ago fosse attratto dalla stella polare, o da una montagna magnetica nell’Artico. Nel 1600 il medico inglese William Gilbert, nel De magnete, propose la spiegazione giusta: la Terra stessa si comporta come un enorme magnete. Oggi sappiamo che il campo magnetico è prodotto dai movimenti del ferro fuso nel nucleo terrestre, e che il polo nord magnetico si sposta continuamente, negli ultimi anni di decine di chilometri all’anno.
La bussola oggi
Nel 1908 il tedesco Hermann Anschütz-Kaempfe brevettò la girobussola, che non usa il magnetismo ma un giroscopio e indica il nord vero: è quella che serve sulle navi di ferro, dove l’ago magnetico impazzisce. Poi sono arrivati radar e satelliti. Eppure anche lo smartphone che avete in tasca contiene un piccolo sensore magnetico, un discendente diretto dell’ago di Shen Kuo.
Domande frequenti
Dove e quando è stata inventata la bussola? In Cina; la prima descrizione dell’ago magnetico è del 1088, il primo uso in mare documentato è del 1117.
Flavio Gioia è esistito? Quasi certamente no: è nato da una lettura sbagliata di un testo del Quattrocento.
Fonti per approfondire
Voce Bussola nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.