L’Impero tedesco, il Reich proclamato nel 1871, fu il primo Stato nazionale unitario della Germania. Durò fino al novembre 1918, quando la sconfitta nella Prima guerra mondiale e la rivoluzione costrinsero l’imperatore ad abdicare. In meno di cinquant’anni la Germania diventò la prima potenza industriale d’Europa e una delle grandi potenze mondiali. Fu anche uno Stato con forti tratti autoritari, dove l’esercito e la monarchia contavano più del parlamento. Capire come funzionava aiuta a capire il Novecento europeo.
Come nacque l’Impero tedesco?
Fino alla metà dell’Ottocento la Germania era divisa in decine di Stati, legati in una debole Confederazione. A guidare l’unificazione tedesca fu la Prussia, lo Stato più forte del Nord, e il suo primo ministro Otto von Bismarck. Bismarck la realizzò con tre guerre: contro la Danimarca nel 1864, contro l’Austria nel 1866, contro la Francia nel 1870-71. La guerra franco-prussiana convinse anche gli Stati del Sud, come la Baviera, a unirsi.
Il 18 gennaio 1871, nella Sala degli specchi della reggia di Versailles, il re di Prussia Guglielmo I fu proclamato imperatore tedesco. La scelta del luogo era un’umiliazione voluta per la Francia sconfitta, che dovette cedere l’Alsazia e parte della Lorena. Quella ferita pesò sui rapporti tra i due paesi per mezzo secolo.
Come era governato l’Impero?
L’Impero era una federazione di 25 Stati, con re, granduchi e città libere, ma la Prussia, che occupava circa due terzi del territorio, aveva un peso decisivo. L’imperatore era sempre il re di Prussia: nominava il cancelliere, comandava le forze armate, decideva la politica estera. Il Reichstag, il parlamento, era eletto a suffragio universale maschile, una scelta molto avanzata per l’epoca. Votava le leggi e il bilancio, ma non poteva far cadere il governo, che rispondeva solo all’imperatore.
Questa miscela di modernità e autoritarismo è la chiave del sistema. Nel 1913, nell’affare di Zabern, un ufficiale insultò e fece arrestare civili alsaziani: il Reichstag votò la sfiducia al cancelliere, che rimase tranquillamente al suo posto.
Bismarck: alleanze, Kulturkampf e stato sociale
Bismarck fu cancelliere fino al 1890. In politica estera voleva soprattutto isolare la Francia ed evitare una guerra su due fronti. Costruì un sistema di alleanze: con l’Austria-Ungheria nel 1879, con Austria e Italia nella Triplice alleanza del 1882, e con un trattato segreto con la Russia. Al congresso di Berlino del 1878 e alla conferenza di Berlino del 1884-85, dove le potenze europee si spartirono l’Africa, si presentò come mediatore dell’Europa.
All’interno combatté chi considerava “nemico dell’Impero”. Negli anni Settanta lanciò il Kulturkampf contro la Chiesa cattolica, con leggi sulle scuole, sui matrimoni civili e sul clero. Dal 1878 mise fuori legge le organizzazioni socialiste. Nello stesso tempo, per sottrarre gli operai ai socialisti, introdusse tra il 1883 e il 1889 le prime assicurazioni obbligatorie contro malattia, infortuni, invalidità e vecchiaia. Fu il primo sistema di questo tipo in Europa, e un modello per molti altri paesi.
Una potenza industriale
Tra il 1871 e il 1914 la Germania conobbe una crescita straordinaria. La popolazione passò da circa 41 a quasi 68 milioni di abitanti. La Ruhr diventò il cuore europeo del carbone e dell’acciaio, e la Germania fu protagonista della seconda rivoluzione industriale, con la chimica e l’elettrotecnica: nomi come Siemens, BASF, Bayer e Krupp vengono da quegli anni. Le università tedesche erano un modello per il mondo intero. Le città crebbero, e con loro il movimento operaio: nel 1912 il Partito socialdemocratico divenne il primo partito del Reichstag.
Guglielmo II e la Weltpolitik
Nel 1888 salì al trono Guglielmo II, nipote di Guglielmo I. Due anni dopo costrinse Bismarck alle dimissioni e lasciò cadere il trattato con la Russia, che si avvicinò alla Francia. Il nuovo imperatore voleva per la Germania un “posto al sole”: era la Weltpolitik, la politica mondiale. Dal 1898, con l’ammiraglio Tirpitz, la Germania costruì una grande flotta da guerra, che preoccupò il Regno Unito e avviò una corsa agli armamenti navali.
L’Impero ottenne colonie in Africa e nel Pacifico, dove si rese responsabile di gravi violenze: nell’Africa del Sud-Ovest, l’attuale Namibia, la repressione della rivolta degli herero e dei nama tra il 1904 e il 1908 provocò decine di migliaia di morti. Nel 2021 il governo tedesco l’ha riconosciuta come genocidio. Le crisi marocchine del 1905 e del 1911 mostrarono una Germania sempre più isolata, legata soprattutto all’Austria-Ungheria.
Guerra e caduta
Nel luglio 1914, dopo l’attentato di Sarajevo, la Germania sostenne senza riserve l’Austria-Ungheria contro la Serbia. La crisi si allargò e diventò la Prima guerra mondiale. Sulle responsabilità tedesche gli storici discutono da oltre un secolo: Fritz Fischer insistette sui piani di espansione del Reich, altri, come Christopher Clark, hanno descritto una crisi in cui tutte le potenze scivolarono verso la guerra. Durante il conflitto il potere passò di fatto ai militari, Hindenburg e Ludendorff.
Nell’autunno 1918 la sconfitta era evidente. I marinai si ammutinarono a Kiel e la rivolta si estese. Il 9 novembre fu proclamata la repubblica e Guglielmo II fuggì nei Paesi Bassi. Nacque la Repubblica di Weimar, che dovette fare i conti con la sconfitta e con il trattato di Versailles.
In breve
L’Impero tedesco unì la Germania con la forza delle armi e la trasformò in una potenza moderna, industriale e scientifica, con un precoce stato sociale. Ma lasciò il potere vero all’imperatore e all’esercito, e la sua politica di potenza contribuì a portare l’Europa alla guerra. Molti problemi della Germania del Novecento nascono qui.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voci “Germania” e “Guglielmo II imperatore di Germania e re di Prussia”
- Hans-Ulrich Wehler, The German Empire 1871-1918, Berg, 1985
- Christopher Clark, I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande guerra, Laterza, 2013