La guerra franco-prussiana fu combattuta tra il luglio 1870 e il gennaio 1871 tra la Francia di Napoleone III e la Prussia, alleata con gli altri Stati tedeschi. Durò poco più di sei mesi, ma cambiò la carta d’Europa. Alla fine il Secondo Impero francese non esisteva più, era nato l’Impero tedesco e la Francia aveva perso l’Alsazia e parte della Lorena. Da quella ferita sarebbe nato un rancore destinato a durare fino al 1914.
Le cause della guerra franco-prussiana
Il vero motore fu la politica di Otto von Bismarck, primo ministro prussiano. Dopo la vittoria sull’Austria nel 1866 la Prussia guidava la Confederazione della Germania del Nord, ma gli Stati del Sud, come la Baviera e il Württemberg, restavano fuori. Per completare l’unificazione tedesca serviva qualcosa che li spingesse a schierarsi con Berlino. Una guerra contro la Francia, sentita come nemico comune, poteva bastare.
Parigi, dal canto suo, guardava con paura a una Germania sempre più forte. E Napoleone III, malato e indebolito all’interno, aveva bisogno di un successo.
L’occasione arrivò dalla Spagna, dove il trono era vacante. Nel 1870 fu proposto come re un principe tedesco, Leopoldo di Hohenzollern-Sigmaringen, parente del re di Prussia. La Francia protestò e la candidatura fu ritirata. A quel punto, però, Parigi chiese di più: una garanzia che non sarebbe mai stata ripresentata.
Il telegramma di Ems
Il 13 luglio 1870 il re Guglielmo I, che si trovava nella località termale di Ems, ricevette l’ambasciatore francese e respinse con cortesia la richiesta. Poi fece mandare a Bismarck un telegramma per riferire il colloquio. Bismarck lo accorciò prima di darlo ai giornali. Il testo, pur senza parole inventate, faceva sembrare il rifiuto del re un congedo brusco. In Francia la notizia fu presa come un’offesa nazionale. Il 19 luglio Parigi dichiarò guerra.
Era esattamente ciò che Bismarck voleva. La Francia appariva come l’aggressore, e gli Stati della Germania meridionale entrarono in guerra accanto alla Prussia.
Sedan e la caduta di Napoleone III
I francesi avevano un buon fucile, lo Chassepot, ma poco altro a loro favore. L’esercito tedesco, guidato dal capo di stato maggiore Helmuth von Moltke, si mobilitò più in fretta, usando le ferrovie con piani preparati da anni. L’artiglieria Krupp, in acciaio e a retrocarica, era superiore.
In agosto una grande armata francese, quella del maresciallo Bazaine, si fece chiudere nella fortezza di Metz. Un secondo esercito, con lo stesso imperatore, cercò di soccorrerla e fu circondato a Sedan, vicino al confine belga. Il 2 settembre 1870, dopo la battaglia di Sedan, Napoleone III si arrese con circa centomila uomini.
Due giorni dopo, a Parigi, fu proclamata la repubblica. Nasceva così, quasi per caso, la Terza Repubblica francese.
L’assedio di Parigi
La guerra però non era finita. Il nuovo governo rifiutò di cedere territori e i tedeschi, il 19 settembre, cominciarono l’assedio di Parigi. Fu un inverno terribile. Il ministro Léon Gambetta lasciò la città in mongolfiera per organizzare nuovi eserciti nelle province. In città i parigini finirono per mangiare cavalli, gatti, topi e perfino gli elefanti dello zoo. A fine ottobre si arrese anche Metz.
Nel gennaio 1871 Parigi fu bombardata dall’artiglieria tedesca. Il 28 gennaio venne firmato l’armistizio.
La nascita dell’Impero tedesco a Versailles
Dieci giorni prima, il 18 gennaio 1871, era successa una cosa che i francesi non avrebbero dimenticato. Nella Galleria degli specchi della reggia di Versailles, il simbolo della grandezza francese, Guglielmo I fu proclamato imperatore tedesco. Nasceva l’Impero tedesco, con la Prussia al centro e Bismarck come cancelliere.
La pace di Francoforte, firmata il 10 maggio 1871, fu dura. La Francia cedeva l’Alsazia e il nord della Lorena, con Metz e Strasburgo, e doveva pagare un’indennità di cinque miliardi di franchi. Fino al pagamento, una parte del paese restò occupata dalle truppe tedesche.
Le conseguenze in Francia e in Italia
A Parigi la sconfitta e l’assedio lasciarono una città affamata e furiosa. Nel marzo 1871 la capitale si ribellò al governo e nacque la Comune di Parigi, soffocata nel sangue a fine maggio dalle truppe francesi.
Anche l’Italia approfittò della guerra. Per difendere il papa, a Roma c’era da anni una guarnigione francese. Nell’estate del 1870 Napoleone III dovette richiamarla per combattere contro i tedeschi. Dopo Sedan l’imperatore non c’era più, e il 20 settembre 1870 i bersaglieri entrarono in città dalla breccia di Porta Pia: la Roma del Risorgimento diventava italiana.
Perché questa guerra conta
Quella del 1870 fu una guerra breve, ma con conseguenze lunghissime. In Europa c’era ora una nuova grande potenza, la Germania, la più popolosa e presto la più industrializzata del continente. In Francia, per oltre quarant’anni, si parlò delle “province perdute”. A Parigi la statua di Strasburgo in place de la Concorde restò coperta da un velo nero in segno di lutto.
Gli storici militari, invece, la studiano per un altro motivo. Ferrovie, telegrafo e uno stato maggiore capace di pianificare la mobilitazione avevano deciso la guerra in poche settimane. Nel 1914 tutti i generali europei si prepararono pensando che la guerra successiva sarebbe stata altrettanto rapida. Si sbagliavano.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Enciclopedia Treccani, voce “franco-prussiana, guerra”
- Encyclopaedia Britannica, voce “Franco-German War”
- Michael Howard, The Franco-Prussian War: The German Invasion of France, 1870-1871, Rupert Hart-Davis, 1961
- Geoffrey Wawro, The Franco-Prussian War: The German Conquest of France in 1870-1871, Cambridge University Press, 2003