La Terza Repubblica francese fu il regime politico della Francia dal 1870 al 1940. Nacque quasi per caso, dopo la sconfitta contro la Prussia, e molti all’inizio la consideravano provvisoria. Durò invece settant’anni, più di ogni altro regime francese dalla Rivoluzione in poi. In quel periodo la Francia diventò una democrazia parlamentare, separò lo Stato dalla Chiesa, costruì un grande impero coloniale e vinse la Prima guerra mondiale. Finì nel 1940, travolta dall’invasione tedesca.
Come nacque la Terza Repubblica?
Nel luglio 1870 l’imperatore Napoleone III dichiarò guerra alla Prussia. La guerra franco-prussiana fu un disastro: il 2 settembre l’imperatore fu fatto prigioniero a Sedan. Due giorni dopo, a Parigi, i deputati repubblicani proclamarono la repubblica all’Hôtel de Ville. La guerra però continuò, e Parigi rimase assediata per quattro mesi, tra fame e freddo.
Le elezioni del febbraio 1871 portarono all’Assemblea una maggioranza monarchica, favorevole alla pace. Il trattato di Francoforte costò alla Francia l’Alsazia e gran parte della Lorena, e una forte indennità di guerra. A Parigi, dove la popolazione si sentiva tradita, nel marzo 1871 nacque la Comune di Parigi, un governo rivoluzionario della città. Il governo di Adolphe Thiers la schiacciò a fine maggio, nella “settimana di sangue”: migliaia di comunardi furono uccisi nei combattimenti e nelle esecuzioni sommarie. Quel trauma divise a lungo la sinistra dai repubblicani moderati.
Una repubblica nata da un compromesso
Per alcuni anni non era chiaro se la Francia sarebbe tornata alla monarchia. I monarchici erano maggioranza, ma divisi tra due famiglie pretendenti al trono. Nel 1875 l’Assemblea approvò alcune leggi costituzionali: un presidente della Repubblica eletto dal Parlamento per sette anni, una Camera dei deputati eletta a suffragio universale maschile e un Senato. La parola “repubblica” entrò nei testi con un emendamento approvato per un solo voto di scarto.
Nella crisi del 16 maggio 1877 il presidente monarchico Mac-Mahon sciolse la Camera, ma le elezioni diedero di nuovo la maggioranza ai repubblicani. Da allora fu chiaro che il governo doveva dipendere dal Parlamento, non dal presidente. Negli anni successivi la Marsigliese divenne inno nazionale e il 14 luglio festa nazionale.
Scuola e laicità
I repubblicani volevano formare cittadini fedeli alla repubblica. Le leggi promosse da Jules Ferry nel 1881-82 resero la scuola elementare gratuita, obbligatoria e laica. I maestri, chiamati per scherzo gli “ussari neri” della repubblica, insegnavano la lingua francese in regioni dove si parlavano ancora bretone, occitano o basco, e diffondevano il patriottismo. Lo storico Eugen Weber ha raccontato come in quegli anni i contadini diventassero “francesi”.
Il conflitto con la Chiesa cattolica, che sosteneva in gran parte i monarchici, culminò nella legge del 9 dicembre 1905 sulla separazione tra le Chiese e lo Stato. È ancora oggi il fondamento della laïcité francese.
L’affare Dreyfus e le crisi della repubblica
La repubblica dovette affrontare più volte minacce interne. Alla fine degli anni Ottanta il generale Boulanger raccolse attorno a sé un movimento populista che sembrava pronto a prendere il potere, poi si dissolse. Nel 1892 lo scandalo di Panama, legato a tangenti pagate a deputati, screditò la classe politica.
La crisi più profonda fu l’affare Dreyfus. Nel 1894 il capitano Alfred Dreyfus, ufficiale ebreo, fu condannato per spionaggio a favore della Germania sulla base di prove false. Quando emerse il vero colpevole, l’esercito lo coprì. Il 13 gennaio 1898 lo scrittore Émile Zola pubblicò sul giornale L’Aurore la lettera “J’accuse”, accusando i vertici militari. La Francia si divise tra “dreyfusardi”, che difendevano la giustizia e i diritti dell’individuo, e “antidreyfusardi”, nazionalisti e spesso antisemiti. Dreyfus fu riabilitato solo nel 1906.
L’impero coloniale e la Grande guerra
In quegli stessi decenni la Francia costruì il secondo impero coloniale del mondo, dopo quello britannico: Tunisia, Indocina, Madagascar, gran parte dell’Africa occidentale ed equatoriale, oltre all’Algeria già conquistata. Fu presentato come “missione civilizzatrice”, ma si basò sulla conquista e su leggi che distinguevano tra cittadini e “sudditi” coloniali.
Nel 1914 la Francia entrò nella Prima guerra mondiale alleata di Regno Unito e Russia. I partiti si unirono nella Union sacrée. La guerra fu combattuta in gran parte sul suolo francese: a Verdun, nel 1916, morirono centinaia di migliaia di soldati delle due parti. La Francia vinse e riebbe l’Alsazia-Lorena, ma perse circa 1,4 milioni di uomini.
Dal Fronte popolare a Vichy
Negli anni Trenta la crisi economica e l’avanzata dei fascismi polarizzarono il paese. Il 6 febbraio 1934 una manifestazione delle leghe di estrema destra davanti al Parlamento finì in scontri con morti. Nel 1936 vinse le elezioni il Fronte popolare di socialisti, radicali e comunisti, e Léon Blum diventò il primo presidente del Consiglio socialista: furono introdotte le ferie pagate e la settimana di quaranta ore.
Nel maggio 1940 l’esercito tedesco sfondò il fronte e in poche settimane arrivò a Parigi. Il 10 luglio, a Vichy, il Parlamento conferì i pieni poteri al maresciallo Philippe Pétain, con 569 voti favorevoli e 80 contrari. Fu la fine della Terza Repubblica. Nacque lo “Stato francese” di Vichy, che collaborò con la Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale.
In breve
La Terza Repubblica fu un regime instabile nei governi, che cambiavano spesso, ma solido nelle istituzioni. Radicò la democrazia parlamentare, la scuola pubblica e la laicità, e superò crisi gravissime come l’affare Dreyfus e la Grande guerra. Cadde per una sconfitta militare, non per una rivoluzione interna.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voce “Francia”
- Maurice Agulhon, La République, Hachette, 1990
- Eugen Weber, Peasants into Frenchmen: The Modernization of Rural France, 1870-1914, Stanford University Press, 1976