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Il fascismo in Italia

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Cronologie · Storia d’Italia

Il fascismo in Italia, dalla nascita dei Fasci di combattimento nel 1919 alla caduta del regime tra il 1943 e il 1945, segnò la storia politica, sociale e culturale del paese: questa cronologia ne ripercorre le tappe principali.

Riassunto

Il fascismo nacque nel difficile dopoguerra seguito alla Prima guerra mondiale. Benito Mussolini, ex socialista diventato interventista, fondò a Milano un movimento nazionalista che usava la violenza delle squadre armate contro socialisti, sindacati e cooperative. In pochi anni il movimento conquistò il potere e lo trasformò in una dittatura.

Il regime fascista eliminò le libertà politiche, controllò la stampa, la scuola e il tempo libero, perseguì una politica di conquiste coloniali e si alleò con la Germania nazista, portando l’Italia nella Seconda guerra mondiale. Approfondisci nella scheda sul fascismo italiano.

Date principali

  1. 23 marzo 1919A Milano, in piazza San Sepolcro, Mussolini fonda i Fasci di combattimento.
  2. 1920–1921Lo squadrismo fascista attacca sedi socialiste, leghe contadine e amministrazioni locali.
  3. 1921Nasce il Partito nazionale fascista; i fascisti entrano in Parlamento.
  4. 28 ottobre 1922Marcia su Roma; pochi giorni dopo il re Vittorio Emanuele III affida a Mussolini l’incarico di formare il governo.
  5. 1924Elezioni con la legge Acerbo; il 10 giugno il deputato socialista Giacomo Matteotti viene rapito e ucciso dai fascisti.
  6. 3 gennaio 1925Nel discorso alla Camera Mussolini si assume la responsabilità politica di quanto accaduto: inizia la dittatura.
  7. 1925–1926Le leggi fascistissime sciolgono i partiti di opposizione, aboliscono la libertà di stampa e istituiscono il Tribunale speciale.
  8. 11 febbraio 1929Patti Lateranensi tra lo Stato italiano e la Santa Sede.
  9. 1935–1936Guerra d’Etiopia e proclamazione dell’impero.
  10. 1938Leggi razziali contro gli ebrei: esclusione da scuole, uffici pubblici e molte professioni.
  11. 10 giugno 1940L’Italia entra nella Seconda guerra mondiale a fianco della Germania.
  12. 25 luglio 1943Il Gran Consiglio del fascismo sfiducia Mussolini, che viene arrestato per ordine del re.
  13. 8 settembre 1943Annuncio dell’armistizio; nel Centro-Nord nasce la Repubblica sociale italiana, sostenuta dai tedeschi.
  14. 25 aprile 1945Insurrezione e Liberazione; il 28 aprile Mussolini viene ucciso dai partigiani.

Cause

Il fascismo si sviluppò in un contesto di forte crisi: la guerra aveva lasciato ferite economiche e sociali, il mito della “vittoria mutilata” alimentava il nazionalismo e le campagne e le città erano attraversate dagli scioperi del “biennio rosso” (1919–1920).

Le istituzioni liberali si rivelarono fragili: molti industriali, proprietari terrieri e parte delle forze dell’ordine tollerarono o sostennero le squadre fasciste in funzione antisocialista, e il re non fermò la marcia su Roma. Approfondisci nella scheda sulla marcia su Roma.

Conseguenze

Il regime impose un controllo capillare sulle istituzioni, limitando il pluralismo e intervenendo sull’istruzione, la stampa e le associazioni con la propaganda e le organizzazioni di massa. Su questo leggi la scheda sulle leggi fascistissime.

Le guerre coloniali e l’alleanza con Hitler portarono l’Italia nella Seconda guerra mondiale, con enormi sofferenze. Le leggi razziali e la collaborazione alla deportazione degli ebrei lasciarono un’eredità di esclusione e trauma.

Perché è importante

Il fascismo è importante perché fu il primo regime di questo tipo in Europa e servì da modello per altri movimenti autoritari. La sua caduta e la Resistenza sono all’origine della Repubblica e della Costituzione del 1948, che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista.

La comprensione storica si fonda su documenti d’archivio, stampa dell’epoca, testimonianze orali e studi specialistici. La memoria pubblica resta articolata e talvolta controversa: commemorazioni, testimonianze delle vittime e dibattiti culturali continuano a interrogare responsabilità e modi di trasmettere il passato.

Collegamenti nell’archivio

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