La marcia su Roma fu la manifestazione armata con cui, tra il 27 e il 29 ottobre 1922, migliaia di squadristi del Partito nazionale fascista si mossero verso la capitale per costringere il governo a cedere il potere. Il re Vittorio Emanuele III si rifiutò di proclamare lo stato d’assedio e, il 30 ottobre, affidò a Benito Mussolini l’incarico di formare il nuovo governo. Fu l’inizio della dittatura del fascismo, che governò l’Italia per oltre vent’anni.
Marcia su Roma: riassunto
Il 24 ottobre 1922, durante un grande raduno fascista a Napoli, Mussolini annunciò che il movimento era pronto a prendere il potere. La guida dell’operazione fu affidata a quattro capi, i quadrumviri: Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Michele Bianchi. Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre le squadre fasciste occuparono prefetture, uffici postali e stazioni in diverse città del Centro-Nord e si radunarono in alcune località vicino a Roma, come Santa Marinella, Monterotondo e Tivoli.
Gli squadristi erano qualche decina di migliaia, male armati e male organizzati; l’esercito che presidiava Roma avrebbe potuto fermarli. Il presidente del Consiglio Luigi Facta preparò il decreto di stato d’assedio, ma la mattina del 28 ottobre il re si rifiutò di firmarlo. Mussolini, rimasto a Milano, pronto a fuggire in Svizzera in caso di fallimento, rifiutò di entrare in un governo guidato da altri. Il 29 ottobre fu convocato dal re; arrivò a Roma in treno la mattina del 30 e ricevette l’incarico. Solo dopo, il 31 ottobre, le camicie nere sfilarono per la città.
Le cause della marcia su Roma
La marcia su Roma fu possibile per una serie di cause che si erano accumulate dopo la Prima guerra mondiale:
- la crisi del dopoguerra: inflazione, disoccupazione e difficoltà dei reduci; il mito della “vittoria mutilata”, alimentato dalla delusione per i trattati di pace;
- il “biennio rosso” (1919-1920): scioperi, occupazioni di fabbriche e di terre che spaventarono industriali, agrari e ceti medi;
- lo squadrismo: dal 1920 le squadre fasciste assaltarono sedi socialiste, leghe contadine e camere del lavoro, spesso con la tolleranza delle autorità e delle forze dell’ordine;
- la debolezza dei governi liberali, che speravano di usare e poi controllare il fascismo; nel 1921 i fascisti entrarono in Parlamento con i “blocchi nazionali” voluti da Giolitti;
- le divisioni dei partiti antifascisti: socialisti, comunisti e popolari non riuscirono a unirsi; il fallito “sciopero legalitario” dell’agosto 1922 rafforzò l’immagine dei fascisti come difensori dell’ordine;
- il ruolo del re e delle élite, che preferirono un accordo con Mussolini al rischio di uno scontro armato o di una guerra civile.
Il ruolo del re Vittorio Emanuele III
La scelta decisiva fu quella del re. Rifiutando lo stato d’assedio, Vittorio Emanuele III evitò di usare l’esercito contro i fascisti. Gli storici discutono ancora sulle sue ragioni: il timore di una guerra civile, la sfiducia nella classe politica liberale, la simpatia per il fascismo di parte dei vertici militari e la paura che il cugino, il duca d’Aosta, considerato vicino ai fascisti, potesse prendere il suo posto. La marcia su Roma, quindi, non fu una vera conquista militare: fu soprattutto un’azione di forza e di pressione politica a cui le istituzioni scelsero di non opporsi.
Il primo governo Mussolini
Il primo governo Mussolini era un governo di coalizione: oltre ai fascisti comprendeva popolari, liberali, nazionalisti e due militari. Il 16 novembre 1922, nel “discorso del bivacco”, Mussolini minacciò apertamente la Camera, dicendo che avrebbe potuto fare di quell’”aula sorda e grigia” un bivacco per le sue squadre. Il Parlamento gli concesse comunque i pieni poteri in materia economica e amministrativa. Tra il dicembre 1922 e il gennaio 1923 nacquero il Gran Consiglio del fascismo e la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, che trasformò le squadre in un corpo armato legale.
Le conseguenze della marcia su Roma
- la legge Acerbo del 1923 modificò la legge elettorale garantendo i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti; nelle elezioni dell’aprile 1924, segnate da violenze, il “listone” fascista ottenne la maggioranza;
- il delitto Matteotti: il 10 giugno 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato i brogli e le violenze, fu rapito e ucciso da squadristi;
- la dittatura: con il discorso del 3 gennaio 1925 Mussolini si assunse la responsabilità politica di quanto accaduto e avviò la costruzione del regime fascista; con le leggi fascistissime del 1925-1926 furono sciolti i partiti, soppressa la libertà di stampa e istituito il Tribunale speciale.
Perché la marcia su Roma è importante
La marcia su Roma è un caso esemplare di come una democrazia fragile possa cadere non solo per la forza dei suoi nemici, ma anche per le scelte di chi avrebbe dovuto difenderla. Il regime la celebrò come una “rivoluzione”, e adottò un calendario dell’”era fascista” che contava gli anni a partire dal 28 ottobre 1922. Per capire il ventennio, l’alleanza con la Germania nazista e l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, è un passaggio fondamentale.