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Fascismo

Il fascismo è il movimento politico fondato da Benito Mussolini a Milano nel 1919 e il regime dittatoriale che governò l’Italia dal 1922 al 1943. Nato dalla crisi del primo dopoguerra, il fascismo arrivò al potere con la violenza squadrista e la marcia su Roma, abolì le libertà democratiche e costruì uno Stato a partito unico fondato sul culto del capo, sul nazionalismo e sulla mobilitazione delle masse. La sua storia si chiuse con la sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Il termine indica anche, in senso più ampio, i movimenti di estrema destra nati in Europa sul suo modello.

Fascismo: riassunto

Il 23 marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, Mussolini fondò i Fasci italiani di combattimento. Il primo programma mescolava nazionalismo e richieste sociali radicali, ma presto il movimento si caratterizzò per la lotta violenta contro socialisti, sindacati e leghe contadine. Nel 1921 nacque il Partito nazionale fascista. Dopo la marcia su Roma dell’ottobre 1922, Mussolini divenne presidente del Consiglio. Tra il 1925 e il 1926 trasformò il governo in una dittatura, che durò fino al 25 luglio 1943; la Repubblica sociale italiana, nell’Italia occupata dai tedeschi, ne prolungò l’esistenza fino all’aprile 1945.

Le origini del fascismo

Le cause dell’affermazione del fascismo vanno cercate nella crisi seguita alla Prima guerra mondiale: la difficile riconversione dell’economia, l’inflazione, il malcontento dei reduci, il mito della “vittoria mutilata”, la paura di una rivoluzione dopo le agitazioni del “biennio rosso” (1919-1920). Lo squadrismo, finanziato spesso da agrari e industriali e tollerato da parte delle autorità, distrusse le organizzazioni del movimento operaio. La classe dirigente liberale, convinta di poter controllare il fascismo, lo accolse nelle sue liste elettorali nel 1921.

Dalla presa del potere alla dittatura

Il primo governo Mussolini era una coalizione. Nel 1923 la legge Acerbo cambiò il sistema elettorale e nelle elezioni del 1924 la lista fascista ottenne la maggioranza, in un clima di violenze. Il deputato socialista Giacomo Matteotti, che le aveva denunciate, fu rapito e ucciso il 10 giugno 1924. L’opposizione abbandonò la Camera (la “secessione dell’Aventino”), ma il re non intervenne. Con il discorso del 3 gennaio 1925 Mussolini si assunse la responsabilità politica di quanto accaduto e avviò la svolta autoritaria.

Le leggi fascistissime del 1925-1926 sciolsero i partiti e i sindacati non fascisti, abolirono la libertà di stampa, rafforzarono i poteri del capo del governo e istituirono il Tribunale speciale per la difesa dello Stato e la polizia politica (OVRA). Gli oppositori furono incarcerati, mandati al confino o costretti all’esilio.

Le caratteristiche del regime fascista

  • il partito unico e il culto del duce, presentato come guida infallibile della nazione;
  • la propaganda e il controllo dell’informazione, attraverso la stampa, la radio, il cinema (Istituto Luce) e, dal 1937, il Ministero della Cultura popolare;
  • l’organizzazione delle masse: l’Opera nazionale Balilla per i giovani, l’Opera nazionale dopolavoro per il tempo libero dei lavoratori, le organizzazioni femminili;
  • il corporativismo: sindacati e datori di lavoro inquadrati in organismi controllati dallo Stato, con il divieto di sciopero (Carta del lavoro, 1927);
  • il nazionalismo e il militarismo, con il mito della Roma antica e dell’”uomo nuovo” fascista.

Gli storici discutono quanto il fascismo sia riuscito a essere un vero regime totalitario: dovette infatti convivere con la monarchia, con la Chiesa e con i poteri economici tradizionali.

Fascismo e Chiesa

L’11 febbraio 1929 Mussolini e il cardinale Gasparri firmarono i Patti lateranensi, che chiusero la “questione romana”: nacque lo Stato della Città del Vaticano e il cattolicesimo fu riconosciuto religione di Stato. L’accordo aumentò il consenso al regime.

La politica economica

Il regime lanciò la “battaglia del grano” (1925) per l’autosufficienza alimentare e la rivalutazione della lira (“quota 90”, 1927). Dopo la crisi del 1929 lo Stato intervenne direttamente nell’economia, creando nel 1933 l’IRI per salvare banche e industrie. Dopo le sanzioni della Società delle Nazioni per la guerra d’Etiopia, il fascismo puntò sull’autarchia.

La politica estera e le leggi razziali

Tra il 1935 e il 1936 l’Italia conquistò l’Etiopia e Mussolini proclamò l’Impero. Il regime intervenne nella guerra civile spagnola a fianco di Franco e si avvicinò alla Germania del nazismo: l’Asse Roma-Berlino (1936) e il Patto d’acciaio (1939). Nel 1938 furono approvate le leggi razziali contro gli ebrei. Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò nella Seconda guerra mondiale.

La caduta del fascismo

Le sconfitte militari, i bombardamenti e lo sbarco alleato in Sicilia nel luglio 1943 fecero crollare il consenso. Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo sfiduciò Mussolini, che il re fece arrestare. Liberato dai tedeschi, Mussolini fondò nel Nord la Repubblica sociale italiana, alleata della Germania, contro cui combatté la Resistenza. Il 28 aprile 1945 fu catturato e fucilato dai partigiani.

L’eredità del fascismo

La Costituzione italiana del 1948 vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista. Il dibattito storico sul fascismo, sulle sue origini, sul consenso di cui godette e sulle sue responsabilità, a partire dalle leggi razziali e dalla guerra, resta centrale per comprendere la storia dell’Italia contemporanea.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Treccani, voci storiche e biografiche di riferimento.
  • Encyclopaedia Britannica, sintesi e cronologie di confronto.
  • Oxford Reference e Cambridge Histories, studi di inquadramento.
  • Fonti coeve, archivi e ricerche specialistiche pertinenti al tema.

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