Il nazismo, o nazionalsocialismo, è il movimento politico guidato da Adolf Hitler e il regime totalitario che governò la Germania dal 1933 al 1945. La sua ideologia si fondava sul razzismo, sull’antisemitismo, sul nazionalismo estremo e sul culto del capo, il Führer. Il nazismo distrusse la democrazia tedesca, perseguitò oppositori e minoranze, scatenò la Seconda guerra mondiale e organizzò lo sterminio degli ebrei d’Europa, la Shoah.
Nazismo: riassunto
Il partito nacque a Monaco di Baviera nel 1919 come Partito tedesco dei lavoratori; Hitler vi entrò nello stesso anno e nel 1920 il movimento prese il nome di Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP). Dopo un fallito colpo di Stato nel 1923, il partito crebbe rapidamente durante la crisi economica dei primi anni Trenta. Il 30 gennaio 1933 Hitler fu nominato cancelliere e in pochi mesi trasformò la Germania in una dittatura, il “Terzo Reich”. Il regime crollò con la sconfitta militare del 1945.
Le origini del nazismo
Il nazismo nacque nella Germania sconfitta nella Prima guerra mondiale. Molti tedeschi consideravano ingiusto il trattato di Versailles, che imponeva perdite territoriali, il disarmo e pesanti riparazioni; si diffuse il mito della “pugnalata alle spalle”, secondo cui l’esercito non era stato battuto sul campo, ma tradito da socialisti ed ebrei. La Repubblica di Weimar, nata nel 1919, dovette affrontare tentativi di colpo di Stato, violenze politiche e, nel 1923, un’inflazione catastrofica.
In quell’anno, l’8 e il 9 novembre, Hitler tentò di prendere il potere in Baviera con il “putsch della birreria” di Monaco. Il tentativo fallì e Hitler fu condannato; in carcere scrisse Mein Kampf (“La mia battaglia”), in cui espose le sue idee.
L’ideologia nazista
- il razzismo biologico: l’umanità sarebbe divisa in razze superiori e inferiori, con al vertice la “razza ariana” tedesca;
- l’antisemitismo: gli ebrei erano presentati come il nemico assoluto, responsabile di tutti i mali della Germania;
- lo “spazio vitale” (Lebensraum): la conquista di territori nell’Europa orientale a danno dei popoli slavi;
- l’anticomunismo e l’antidemocrazia: il rifiuto del marxismo, del liberalismo e del parlamento;
- il principio del capo (Führerprinzip) e la “comunità di popolo”, in cui l’individuo era subordinato alla nazione.
L’ascesa al potere
Negli anni Venti il partito restò marginale: nelle elezioni del 1928 ottenne il 2,6% dei voti. La svolta venne con la crisi seguita al crollo di Wall Street del 1929, che in Germania provocò milioni di disoccupati. Nel 1930 i nazisti salirono al 18,3% e nel luglio 1932 divennero il primo partito con il 37,3%. Le squadre d’assalto (SA) diffondevano la violenza nelle strade, mentre la propaganda prometteva lavoro, ordine e riscatto nazionale. Gruppi conservatori vicini al presidente Paul von Hindenburg, convinti di poter controllare Hitler, lo fecero nominare cancelliere il 30 gennaio 1933.
La costruzione della dittatura
Dopo l’incendio del Reichstag del 27 febbraio 1933 un decreto d’emergenza sospese le libertà fondamentali. Il 23 marzo il Parlamento approvò la legge sui pieni poteri, che permetteva al governo di fare leggi senza il voto parlamentare. In pochi mesi furono sciolti i sindacati e tutti i partiti tranne quello nazista. Nella “notte dei lunghi coltelli” (30 giugno 1934) Hitler fece uccidere i capi delle SA e alcuni avversari. Alla morte di Hindenburg, nell’agosto 1934, assunse anche la carica di capo dello Stato.
Il regime si reggeva sul terrore e sul consenso: la polizia segreta (Gestapo), le SS di Heinrich Himmler e i campi di concentramento, il primo dei quali fu aperto a Dachau nel marzo 1933; la propaganda di Joseph Goebbels, il controllo della scuola e della cultura, le organizzazioni giovanili come la Gioventù hitleriana. La riduzione della disoccupazione, legata anche al riarmo, rafforzò il consenso.
Le persecuzioni
Gli ebrei furono esclusi progressivamente dalla vita pubblica: le leggi di Norimberga (1935) tolsero loro la cittadinanza, e nella “Notte dei cristalli” (1938) sinagoghe e negozi furono distrutti. Furono perseguitati anche oppositori politici, rom e sinti, omosessuali e testimoni di Geova; con il programma di “eutanasia” furono uccise decine di migliaia di persone con disabilità.
La politica estera e la guerra
Hitler violò il trattato di Versailles: reintrodusse il servizio militare (1935), occupò la Renania (1936), annetté l’Austria (1938) e i Sudeti. Si alleò con l’Italia del fascismo e con il Giappone. L’invasione della Polonia, il 1° settembre 1939, scatenò la Seconda guerra mondiale. Dopo le vittorie iniziali, la Germania fu sconfitta: Hitler si suicidò a Berlino il 30 aprile 1945 e l’8 maggio la Germania si arrese.
L’eredità del nazismo
Dopo la guerra i principali dirigenti nazisti furono processati a Norimberga. La Germania avviò un lungo percorso di confronto con il proprio passato. Lo studio del nazismo, e della Germania nazista come Stato, resta fondamentale per capire come una democrazia possa crollare e quali possano essere le conseguenze del razzismo divenuto politica di Stato.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, voci storiche e biografiche di riferimento.
- Encyclopaedia Britannica, sintesi e cronologie di confronto.
- Oxford Reference e Cambridge Histories, studi di inquadramento.
- Fonti coeve, archivi e ricerche specialistiche pertinenti al tema.