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Adolf Hitler

Epoca:

Adolf Hitler (1889-1945) fu il capo del Partito nazionalsocialista e il dittatore della Germania dal 1933 al 1945. Arrivato al potere con mezzi legali, distrusse in pochi mesi la democrazia della Repubblica di Weimar e costruì un regime totalitario fondato sul razzismo e sull’antisemitismo. Scatenò la seconda guerra mondiale con l’invasione della Polonia nel 1939 e fu il principale responsabile della Shoah, lo sterminio di circa sei milioni di ebrei. Si suicidò a Berlino il 30 aprile 1945, mentre l’Armata Rossa conquistava la città.

Un giovane fallito a Vienna

Hitler nacque il 20 aprile 1889 a Braunau am Inn, una cittadina austriaca al confine con la Baviera. Il padre era un funzionario delle dogane. Lasciò la scuola senza diploma e nel 1907 si trasferì a Vienna, sognando di diventare pittore, ma l’Accademia di belle arti lo respinse due volte. Visse di piccoli lavori, vendendo acquerelli di monumenti, e per un periodo dormì in un dormitorio per uomini soli. Nella Vienna di quegli anni, città multietnica dove circolavano giornali e movimenti politici antisemiti, maturò le idee che avrebbe portato con sé per tutta la vita. Nel 1913 si trasferì a Monaco.

La prima guerra mondiale e il partito nazista

Allo scoppio della guerra si arruolò volontario nell’esercito bavarese. Fu portaordini sul fronte occidentale, venne ferito e ricevette la Croce di ferro di prima classe. Nell’ottobre 1918 un attacco con il gas lo rese temporaneamente cieco: era in ospedale quando seppe della resa tedesca. Come molti reduci, credette alla leggenda della “pugnalata alle spalle”, secondo cui l’esercito non era stato sconfitto ma tradito da socialisti ed ebrei.

Nel 1919 entrò in un piccolo partito di Monaco, che l’anno dopo prese il nome di Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (NSDAP). Si rivelò un oratore capace di trascinare le folle e nel 1921 ne divenne il capo assoluto.

Il putsch di Monaco e il Mein Kampf

L’8 e il 9 novembre 1923, ispirandosi alla marcia su Roma di Mussolini, Hitler tentò un colpo di Stato a Monaco, partendo da una birreria. La polizia aprì il fuoco e il tentativo fallì. Condannato a cinque anni, ne scontò meno di uno nel carcere di Landsberg, dove dettò il Mein Kampf (“La mia battaglia”). Nel libro c’era già tutto: l’odio per gli ebrei, la razza “ariana” presentata come superiore, la conquista di “spazio vitale” a est a danno dei popoli slavi. Uscito di prigione, decise di conquistare il potere attraverso le elezioni.

Dalla crisi del 1929 al gennaio 1933

Fino al 1928 i nazisti erano un partito marginale. La crisi economica cambiò tutto: in Germania i disoccupati superarono i sei milioni. Alle elezioni del luglio 1932 l’NSDAP ottenne circa il 37% dei voti e divenne il primo partito. Il 30 gennaio 1933 il presidente Paul von Hindenburg, su pressione di politici conservatori convinti di poterlo controllare, nominò Hitler cancelliere.

Come nacque la dittatura

Bastarono pochi mesi. Dopo l’incendio del Reichstag, il 27 febbraio 1933, un decreto sospese le libertà fondamentali e migliaia di comunisti e socialisti furono arrestati e rinchiusi nei primi campi di concentramento, come Dachau. Il 23 marzo il Parlamento approvò la legge sui pieni poteri. In estate gli altri partiti furono sciolti. Nella “notte dei lunghi coltelli”, il 30 giugno 1934, Hitler fece uccidere i capi delle SA, le squadre del partito, e altri avversari. Quando ad agosto morì Hindenburg, assunse anche la carica di capo dello Stato con il titolo di Führer. La Germania nazista era ormai un regime totalitario.

La persecuzione degli ebrei

Gli ebrei tedeschi furono esclusi passo dopo passo dalla vita pubblica. Le leggi di Norimberga del 1935 tolsero loro la cittadinanza e vietarono i matrimoni con i “tedeschi di sangue”. Nella notte del 9 novembre 1938, la “notte dei cristalli”, sinagoghe e negozi furono distrutti in tutta la Germania. Con la guerra la persecuzione divenne sterminio: fucilazioni di massa nei territori sovietici occupati, poi i campi di sterminio come Auschwitz-Birkenau e Treblinka. Alla conferenza di Wannsee del gennaio 1942 fu coordinata la cosiddetta “soluzione finale”. La scheda sulla Shoah racconta questa storia in dettaglio.

Dalla Renania alla guerra mondiale

Hitler violò uno dopo l’altro i limiti imposti dal trattato di Versailles: reintrodusse la leva, nel 1936 rimilitarizzò la Renania, nel marzo 1938 annesse l’Austria. A settembre, con l’accordo di Monaco, Francia e Gran Bretagna gli concessero i Sudeti cecoslovacchi; nel marzo 1939 occupò Praga. Il 23 agosto 1939 firmò un patto di non aggressione con l’URSS di Stalin e il 1° settembre invase la Polonia. Nel 1940 la Germania conquistò la Francia; il 22 giugno 1941 attaccò l’Unione Sovietica.

La sconfitta e la morte nel bunker

La resa tedesca a Stalingrado, nel febbraio 1943, segnò l’inizio della fine. Il 20 luglio 1944 un gruppo di ufficiali tentò di ucciderlo con una bomba, ma Hitler sopravvisse e la repressione fu feroce. Mentre gli Alleati avanzavano da ovest e i sovietici da est, si chiuse nel bunker della Cancelleria a Berlino. Il 30 aprile 1945, con i combattimenti ormai a poche centinaia di metri, si tolse la vita insieme a Eva Braun, che aveva sposato il giorno prima. Una settimana dopo la Germania si arrese.

Perché studiarlo a scuola

La vicenda di Hitler pone una domanda che gli storici continuano a discutere: come poté un Paese moderno e colto affidarsi a un uomo simile? Le risposte chiamano in causa la crisi economica, la debolezza delle istituzioni di Weimar, il calcolo dei conservatori e il consenso di milioni di persone. Un confronto utile è con il regime di Benito Mussolini, suo alleato.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Encyclopaedia Britannica, voce “Adolf Hitler”
  • Ian Kershaw, Hitler. 1889-1936 (1999) e Hitler. 1936-1945 (2001), Bompiani
  • Richard J. Evans, La nascita del Terzo Reich, Mondadori, 2005
  • United States Holocaust Memorial Museum, Holocaust Encyclopedia, voci dedicate ad Adolf Hitler

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