Iosif Stalin (1878-1953), nato Iosif Džugašvili, fu il capo dell’Unione Sovietica dalla metà degli anni Venti fino alla morte. Trasformò un Paese in gran parte contadino in una potenza industriale e militare, ma a un prezzo umano enorme: la collettivizzazione forzata delle campagne, carestie che uccisero milioni di persone, il sistema dei campi di lavoro del Gulag e le grandi purghe. Guidò l’URSS nella guerra contro la Germania nazista e alla fine del conflitto ne estese il dominio sull’Europa orientale, aprendo la stagione della guerra fredda.
Dal seminario di Tiflis alla rivoluzione
Stalin nacque a Gori, in Georgia, il 18 dicembre 1878 (la data ufficiale sovietica era il 21 dicembre 1879). Il padre era un calzolaio violento, la madre voleva per lui la carriera ecclesiastica: studiò nel seminario ortodosso di Tiflis, l’attuale Tbilisi, ma ne fu espulso nel 1899. Entrò nel movimento rivoluzionario e si schierò con i bolscevichi di Lenin. Organizzò scioperi e partecipò a “espropri”, rapine per finanziare il partito, come quella di Tiflis del 1907. Fu arrestato e mandato al confino in Siberia più volte. Tra i molti pseudonimi che usò in clandestinità, quello che gli restò fu Stalin, “uomo d’acciaio”.
Il segretario generale
Dopo la rivoluzione del 1917 fu commissario del popolo per le nazionalità. Nel 1922 divenne segretario generale del Partito comunista, un incarico che sembrava amministrativo e che gli permise invece di controllare le nomine dei dirigenti in tutto il Paese. Lenin, poco prima di morire, nel suo “testamento” consigliò di rimuoverlo, ma non fu ascoltato. Dopo il 1924 Stalin sconfisse uno dopo l’altro i rivali: prima Lev Trockij, espulso dall’URSS nel 1929 e ucciso in Messico nel 1940 da un agente sovietico, poi gli ex alleati Zinov’ev, Kamenev e Bucharin.
Piani quinquennali e collettivizzazione
Nel 1928 partì il primo piano quinquennale: lo Stato decideva quanto acciaio, carbone, macchine dovessero essere prodotti, e sorsero in pochi anni nuove città industriali come Magnitogorsk. Per finanziare l’industria e controllare le campagne, dal 1929 i contadini furono costretti a entrare nelle fattorie collettive, i kolchoz. I contadini più benestanti, i kulaki, o chi veniva etichettato così, furono deportati o uccisi. Le requisizioni di grano provocarono nel 1932-1933 una terribile carestia, che colpì soprattutto l’Ucraina e il Kazakistan e causò milioni di morti. In Ucraina è ricordata come Holodomor.
Il Grande terrore
Dopo l’assassinio del dirigente di Leningrado Sergej Kirov, nel dicembre 1934, iniziò un’ondata di repressione che raggiunse il culmine nel 1937-1938. Nei processi di Mosca vecchi bolscevichi confessarono, dopo torture e minacce, crimini mai commessi. Furono colpiti funzionari, militari, intellettuali e semplici cittadini: secondo i documenti della polizia politica, in quei due anni furono fucilate circa 680.000 persone, e centinaia di migliaia finirono nei campi del Gulag. Intanto la propaganda costruiva il culto della personalità del “padre dei popoli”.
Il patto con Hitler e la “grande guerra patriottica”
Nell’agosto 1939 l’URSS firmò un patto di non aggressione con la Germania di Adolf Hitler, con un protocollo segreto che divideva l’Europa orientale in sfere di influenza. L’Armata rossa occupò la Polonia orientale e i Paesi baltici; nel 1940, a Katyn, la polizia sovietica uccise migliaia di ufficiali polacchi prigionieri. Il 22 giugno 1941 Hitler attaccò l’URSS, cogliendo Stalin impreparato nonostante molti avvertimenti. Dopo le prime disastrose sconfitte, i sovietici fermarono i tedeschi davanti a Mosca e vinsero a Stalingrado nel 1943. Nel maggio 1945 l’Armata rossa conquistò Berlino. L’Unione Sovietica pagò la vittoria con circa 27 milioni di morti.
Jalta e la cortina di ferro
Con Winston Churchill e Roosevelt, Stalin partecipò alle conferenze di Teheran (1943) e Jalta (1945); a Potsdam, nell’estate 1945, incontrò il nuovo presidente americano Truman. Negli anni seguenti in Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria e nella Germania orientale si affermarono regimi comunisti legati a Mosca. Nel 1948-1949 il blocco di Berlino Ovest fu il primo grande scontro della guerra fredda. Nel 1949 l’URSS sperimentò la sua prima bomba atomica.
Gli ultimi anni e la morte
Nel dopoguerra la repressione riprese. Nel gennaio 1953 la stampa annunciò il cosiddetto “complotto dei medici”, un’accusa contro medici in gran parte ebrei. Il 1° marzo Stalin fu colpito da un ictus nella sua dacia vicino a Mosca e morì il 5 marzo 1953. Tre anni dopo Nikita Krusciov, nel rapporto segreto al XX Congresso, denunciò i suoi crimini e il culto della personalità.
Come ricordarlo
In Russia una parte dell’opinione pubblica lo considera ancora il leader che vinse la guerra e fece del Paese una superpotenza. Per gli storici resta uno dei grandi responsabili delle violenze di massa del Novecento. Le due immagini convivono, e capire perché è uno dei compiti dello studio della storia dell’Unione Sovietica.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Encyclopaedia Britannica, voce “Joseph Stalin”
- Oleg V. Chlevnjuk, Stalin. Biografia di un dittatore, Mondadori, 2016
- Anne Applebaum, Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici, Mondadori, 2004