Vladimir Il’ič Ul’janov, conosciuto come Lenin (1870-1924), fu il capo dei bolscevichi, l’ala rivoluzionaria del marxismo russo, e guidò la presa del potere dell’ottobre 1917. Fondò lo Stato sovietico, vinse la guerra civile e nel 1922 diede vita all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il regime che costruì, con un partito unico e una polizia politica, fu poi ereditato e trasformato da Stalin. Per decenni Lenin fu celebrato in URSS come un padre della patria, e il suo corpo imbalsamato è ancora esposto nel mausoleo della Piazza Rossa a Mosca.
Un fratello impiccato
Lenin nacque il 22 aprile 1870 a Simbirsk, sul Volga, in una famiglia colta: il padre era ispettore delle scuole e aveva ottenuto un titolo nobiliare. Nel 1887 il fratello maggiore Aleksandr fu impiccato per aver partecipato a un complotto per uccidere lo zar Alessandro III. Quello stesso anno Vladimir, appena entrato all’università di Kazan’, fu espulso per aver preso parte a una protesta studentesca. Si laureò in legge da privatista e cominciò a leggere Karl Marx.
Siberia, esilio e il partito “di professionisti”
Nel 1895 fu arrestato a San Pietroburgo per attività rivoluzionaria e passò tre anni di confino in Siberia. Lì sposò Nadežda Krupskaja, anche lei militante. Dal 1900 visse quasi sempre all’estero, tra Monaco, Londra, Ginevra e Zurigo, e fondò il giornale Iskra (“La scintilla”). Nel libro Che fare? (1902) spiegò la sua idea centrale: la rivoluzione non sarebbe nata spontaneamente dagli operai, ma doveva essere guidata da un partito disciplinato di rivoluzionari di professione.
Su questo punto, nel 1903, il Partito operaio socialdemocratico russo si spaccò. I seguaci di Lenin presero il nome di bolscevichi (“maggioritari”), gli avversari quello di menscevichi (“minoritari”). La rivoluzione del 1905 in Russia lo colse di sorpresa e fallì.
La guerra e il treno piombato
Allo scoppio della prima guerra mondiale, mentre quasi tutti i socialisti europei sostenevano i propri governi, Lenin chiese di trasformare la guerra tra Stati in una guerra civile contro le classi dirigenti. Nel 1916 scrisse L’imperialismo, fase suprema del capitalismo.
Nel febbraio 1917 (marzo, secondo il nostro calendario) una rivolta a Pietrogrado rovesciò lo zar Nicola II. Lenin era in Svizzera. Il governo tedesco, che voleva indebolire la Russia, gli permise di attraversare la Germania su un treno “piombato”, cioè senza contatti con l’esterno. Arrivò a Pietrogrado il 16 aprile e presentò le Tesi di aprile: nessun appoggio al governo provvisorio, pace subito, terra ai contadini, “tutto il potere ai soviet”.
L’ottobre 1917
Dopo le manifestazioni di luglio, represse dal governo, Lenin dovette nascondersi in Finlandia. Ma in autunno l’esercito era allo sbando e i bolscevichi avevano conquistato la maggioranza nei soviet di Pietrogrado e Mosca. Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre (6-7 novembre) le Guardie rosse occuparono i punti strategici della capitale e il Palazzo d’Inverno. Lenin divenne presidente del Consiglio dei commissari del popolo. I primi decreti riguardarono la pace e la distribuzione delle terre ai contadini. Gli eventi sono raccontati nella scheda sulla rivoluzione russa.
Il potere: dalla pace di Brest-Litovsk alla guerra civile
Nel gennaio 1918 i bolscevichi sciolsero l’Assemblea costituente, eletta a suffragio universale, nella quale erano in minoranza. Nel marzo firmarono con la Germania la pace di Brest-Litovsk, cedendo territori immensi, tra cui l’Ucraina e i Paesi baltici. Già nel dicembre 1917 era stata creata la Čeka, la polizia politica. Nell’agosto 1918 Lenin fu ferito in un attentato; seguì il “terrore rosso” contro oppositori veri o presunti.
La guerra civile tra l’Armata rossa e le forze “bianche”, sostenute da contingenti stranieri, durò fino al 1921. Per rifornire l’esercito e le città il governo applicò il “comunismo di guerra”, con requisizioni forzate di grano nelle campagne.
La NEP e la nascita dell’URSS
Nel 1921 il Paese era stremato: carestia, rivolte contadine, l’insurrezione dei marinai di Kronštadt. Lenin cambiò rotta e introdusse la NEP, la Nuova politica economica, che permetteva ai contadini di vendere parte dei raccolti e riapriva spazi al piccolo commercio privato. Nel dicembre 1922 nacque ufficialmente l’Unione Sovietica.
Malattia, testamento e morte
Dal 1922 Lenin fu colpito da una serie di ictus. Negli ultimi scritti, il cosiddetto “testamento”, espresse dubbi su diversi dirigenti e in un’aggiunta chiese di rimuovere Stalin dalla carica di segretario generale, giudicandolo troppo brutale. Il consiglio non fu seguito. Morì il 21 gennaio 1924 a Gorki, vicino a Mosca, e la città di Pietrogrado prese il nome di Leningrado.
Lenin oggi: un giudizio ancora aperto
Per la tradizione comunista Lenin fu il genio della rivoluzione; per molti storici fu soprattutto il fondatore di uno Stato a partito unico che usò il terrore fin dall’inizio. Studiare la sua vita aiuta a capire come una piccola minoranza riuscì, nel caos della guerra, a prendere e conservare il potere in un Paese immenso.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Lenin, Che fare? (1902) e Stato e rivoluzione (1917)
- Encyclopaedia Britannica, voce “Vladimir Lenin”
- Robert Service, Lenin. L’uomo, il leader, il mito, Mondadori, 2001