Benito Mussolini (1883-1945) fu il fondatore del fascismo e governò l’Italia dal 1922 al 1943, prima come capo di un governo di coalizione e poi, dal 1925, come dittatore. Nato socialista, durante la prima guerra mondiale passò al nazionalismo. Con la marcia su Roma ottenne il potere, soppresse le libertà politiche, conquistò l’Etiopia e si alleò con la Germania di Hitler, trascinando il Paese nella seconda guerra mondiale. Caduto il 25 luglio 1943, guidò la Repubblica sociale italiana nel Nord occupato dai tedeschi e fu fucilato dai partigiani il 28 aprile 1945.
Le origini: un maestro romagnolo socialista
Mussolini nacque il 29 luglio 1883 a Dovia, una frazione di Predappio, in provincia di Forlì. Il padre Alessandro era un fabbro socialista, la madre Rosa una maestra elementare. Il nome Benito lo scelse il padre in onore del rivoluzionario messicano Benito Juárez: già questo dice molto sull’ambiente in cui crebbe. Si diplomò maestro, insegnò per poco, poi emigrò in Svizzera, dove fece lavori saltuari e frequentò ambienti socialisti e anarchici.
Tornato in Italia, si fece notare come giornalista e oratore. Nel 1912, a 29 anni, era già direttore dell’Avanti!, il quotidiano del Partito socialista, e uno dei leader dell’ala rivoluzionaria.
La svolta del 1914: dalla neutralità all’interventismo
Allo scoppio della prima guerra mondiale i socialisti erano contrari all’intervento. Mussolini all’inizio la pensava come loro, ma nell’ottobre 1914 cambiò posizione e si schierò per la guerra. Fu espulso dal partito e a novembre fondò un suo giornale, Il Popolo d’Italia. Arruolato nei bersaglieri, nel 1917 rimase ferito durante un’esercitazione. Da quella esperienza uscì convinto che il futuro appartenesse ai reduci e alla nazione, non più alla lotta di classe.
I Fasci di combattimento e lo squadrismo
Il 23 marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, Mussolini fondò i Fasci italiani di combattimento. Il primo programma mescolava richieste radicali, come il voto alle donne, a un acceso nazionalismo. Alle elezioni di quell’anno il movimento non elesse nessun deputato.
Le cose cambiarono nel 1920-1921. Dopo le occupazioni delle fabbriche del “biennio rosso”, gruppi armati fascisti, le squadre d’azione, cominciarono a bruciare le sedi socialiste, le Camere del lavoro e le cooperative, soprattutto nella Pianura Padana e in Toscana. Molti proprietari terrieri e industriali li finanziarono; polizia e autorità spesso chiusero un occhio. Nel novembre 1921 il movimento divenne Partito nazionale fascista.
La marcia su Roma e il governo del 1922
Alla fine di ottobre del 1922 migliaia di squadristi si mossero verso Roma. Il governo preparò lo stato d’assedio, ma il re Vittorio Emanuele III si rifiutò di firmarlo e il 30 ottobre affidò a Mussolini l’incarico di formare il governo. Aveva 39 anni ed era il più giovane presidente del Consiglio della storia d’Italia. Il suo primo governo comprendeva anche liberali e popolari: la dittatura non nacque in un giorno.
Il delitto Matteotti e la dittatura
Nel 1923 la legge Acerbo assegnò due terzi dei seggi alla lista che avesse superato il 25% dei voti. Alle elezioni dell’aprile 1924, segnate da violenze, il “listone” governativo vinse nettamente. Il deputato socialista Giacomo Matteotti denunciò in Parlamento i brogli e le intimidazioni; il 10 giugno 1924 fu rapito e ucciso da squadristi. Per qualche mese il governo sembrò vacillare, mentre i deputati dell’opposizione abbandonavano la Camera per protesta, la cosiddetta secessione dell’Aventino.
Il 3 gennaio 1925 Mussolini si presentò alla Camera e si assunse “la responsabilità politica, morale, storica” di quanto accaduto. Seguirono le leggi “fascistissime” del 1925-1926: scioglimento dei partiti, fine della libertà di stampa, polizia politica (l’OVRA), Tribunale speciale per gli oppositori, confino. Da quel momento l’Italia fu uno Stato a partito unico.
Il regime: consenso, propaganda e Patti Lateranensi
Il fascismo cercò di entrare nella vita quotidiana degli italiani. I ragazzi erano inquadrati nell’Opera nazionale Balilla, il tempo libero era organizzato dall’Opera nazionale dopolavoro, la radio e i cinegiornali dell’Istituto Luce celebravano il “duce”. Nel 1929 i Patti Lateranensi chiusero la “questione romana” tra Stato e Chiesa e diedero al regime un forte prestigio. In economia, dopo la crisi del 1929, lo Stato intervenne con l’IRI per salvare banche e industrie. La scheda sull’Italia fascista racconta più da vicino la società di quegli anni.
L’Etiopia, le leggi razziali e l’alleanza con Hitler
Nell’ottobre 1935 l’Italia attaccò l’Etiopia, usando anche gas tossici. Il 9 maggio 1936 Mussolini proclamò dal balcone di Palazzo Venezia la nascita dell’Impero. Le sanzioni della Società delle Nazioni avvicinarono l’Italia alla Germania: nel 1936 nacque l’Asse Roma-Berlino e nel maggio 1939 fu firmato il Patto d’acciaio con Adolf Hitler. Nel 1938 il regime approvò le leggi razziali, che escludevano gli ebrei dalle scuole, dagli impieghi pubblici e da molte professioni.
La guerra e il 25 luglio 1943
Il 10 giugno 1940, con la Francia ormai sconfitta, Mussolini dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna, convinto che il conflitto sarebbe finito presto. Fu un disastro: sconfitte in Grecia e in Africa, la tragedia della ritirata di Russia, i bombardamenti sulle città. Dopo lo sbarco alleato in Sicilia, nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo votò l’ordine del giorno Grandi contro di lui. Il re lo fece arrestare.
Salò e la morte
Il 12 settembre 1943 un commando tedesco lo liberò dalla prigionia sul Gran Sasso. Hitler lo mise a capo della Repubblica sociale italiana, con sede a Salò, sul lago di Garda, uno Stato che dipendeva in tutto dalla Germania. Mentre la seconda guerra mondiale volgeva al termine, Mussolini tentò di fuggire verso la Svizzera con una colonna tedesca: il 27 aprile 1945 fu riconosciuto e catturato dai partigiani a Dongo, sul lago di Como. Il giorno dopo fu fucilato a Giulino di Mezzegra insieme a Claretta Petacci. I corpi furono esposti a Milano, in piazzale Loreto.
Come gli storici leggono Mussolini
La biografia di Mussolini è anche la storia di come una democrazia fragile possa cadere. Lo storico Renzo De Felice ha studiato a lungo il consenso che il regime ottenne negli anni Trenta; altri studiosi hanno insistito sulla violenza, sulla repressione e sulle responsabilità coloniali e razziali. Per capire il regime nel suo insieme è utile leggere anche la scheda sul fascismo.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Renzo De Felice, Mussolini, Einaudi, 1965-1997 (opera in più tomi)
- Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, Laterza, 2002
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce “Mussolini, Benito” (vol. 77, 2012)
- R. J. B. Bosworth, Mussolini, Arnold, 2002