Per Italia fascista si intende il paese governato da Benito Mussolini e dal Partito nazionale fascista tra il 1922 e il 1943. In quei vent’anni, il “ventennio”, l’Italia passò da monarchia liberale a dittatura a partito unico, con la cancellazione delle libertà politiche, un forte controllo sulla società e una politica estera aggressiva che la portò alla guerra a fianco della Germania nazista. Questa scheda descrive come funzionava il regime; la storia del movimento è nella scheda sul fascismo.
Come arrivò al potere il fascismo?
Il primo dopoguerra fu un periodo di crisi profonda: reduci senza lavoro, inflazione, scioperi e occupazioni delle fabbriche nel “biennio rosso” 1919-20, delusione per la “vittoria mutilata”. I fasci di combattimento, fondati da Mussolini a Milano nel 1919, crebbero soprattutto grazie allo squadrismo: spedizioni armate contro sedi socialiste, sindacati e cooperative, spesso tollerate dalle autorità e finanziate da agrari e industriali.
Il 28 ottobre 1922 migliaia di camicie nere si mossero verso la capitale. Il re Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare lo stato d’assedio e il 30 ottobre affidò a Mussolini l’incarico di formare il governo. La marcia su Roma fu più una prova di forza politica che una conquista militare, ma aprì la strada alla dittatura.
Dal delitto Matteotti alle leggi fascistissime
All’inizio Mussolini guidò un governo di coalizione. Nel 1924, con una nuova legge elettorale e un clima di violenze, il listone fascista vinse le elezioni. Il 30 maggio il deputato socialista Giacomo Matteotti denunciò alla Camera brogli e intimidazioni; il 10 giugno fu rapito e ucciso da squadristi. L’opposizione abbandonò il Parlamento, ma il re non intervenne. Il 3 gennaio 1925 Mussolini si assunse in un discorso alla Camera “la responsabilità politica, morale, storica” di quanto era accaduto.
Tra il 1925 e il 1926 le “leggi fascistissime” trasformarono lo Stato. I partiti di opposizione e i sindacati liberi furono sciolti, la stampa fu sottoposta a censura, nacquero un Tribunale speciale per la difesa dello Stato e la polizia politica, l’OVRA. Gli oppositori finirono in carcere, al confino o in esilio. Il capo del governo rispondeva solo al re.
Come funzionava il regime fascista
Il fascismo voleva essere uno Stato “totalitario”, capace di plasmare gli italiani dalla nascita. L’Opera nazionale balilla inquadrava i ragazzi, l’Opera nazionale dopolavoro organizzava il tempo libero, i libri di testo divennero unici di Stato. Radio, cinegiornali dell’Istituto Luce e grandi adunate costruivano il culto del Duce. Nel 1929, con i Patti lateranensi, Mussolini chiuse la “questione romana” con la Chiesa cattolica, ottenendo un consenso prezioso.
In economia il regime proclamò il corporativismo, che doveva superare il conflitto tra capitale e lavoro; nella pratica gli industriali conservarono un forte potere e i salari dei lavoratori restarono bassi. Dopo la crisi del 1929 lo Stato intervenne direttamente con l’IRI, nato nel 1933 per salvare le grandi banche e le imprese che queste controllavano. Campagne come la “battaglia del grano” avevano anche un forte valore propagandistico.
Gli storici discutono da tempo su quanto fosse ampio il consenso. Lo studio di Renzo De Felice parlò di “anni del consenso” a metà degli anni Trenta; altri hanno insistito sul peso della coercizione e sulla distanza tra propaganda e vita reale.
L’impero, le leggi razziali e l’alleanza con Hitler
Nell’ottobre 1935 l’Italia invase l’Etiopia, uno dei pochi Stati africani indipendenti. La guerra fu condotta anche con armi chimiche, e la Società delle Nazioni votò sanzioni economiche. Il 9 maggio 1936 Mussolini proclamò l’impero. Le sanzioni avvicinarono l’Italia alla Germania: nel 1936 nacque l’Asse Roma-Berlino, e i due regimi sostennero Franco nella guerra civile spagnola.
Nel 1938 il regime approvò le leggi razziali. Gli ebrei italiani furono espulsi dalle scuole, dalle università, dagli impieghi pubblici e da molte professioni. Nel maggio 1939 Italia e Germania firmarono il Patto d’acciaio.
La guerra e la caduta del regime
Il 10 giugno 1940 Benito Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia, convinto che il conflitto sarebbe stato breve. La Seconda guerra mondiale fu invece un disastro: sconfitte in Grecia e in Africa, la tragedia dell’armata in Russia, i bombardamenti sulle città. Nel luglio 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia. Nella notte tra il 24 e il 25 luglio il Gran consiglio del fascismo votò contro Mussolini, che il re fece arrestare. Il regime crollò senza resistenza.
La storia però non finì lì. Liberato dai tedeschi, Mussolini guidò al Nord la Repubblica sociale italiana, mentre si sviluppava la Resistenza. La guerra in Italia terminò nell’aprile 1945.
In breve
L’Italia fascista fu una dittatura nata dalla crisi dello Stato liberale e dalla violenza squadrista, consolidata con le leggi del 1925-26 e con l’accordo con la Chiesa, resa più aggressiva dall’impero e dall’alleanza con Hitler. Il suo esito fu la guerra e la sconfitta. Per comprenderla servono i documenti del regime, ma anche le voci di chi lo subì: oppositori, ebrei perseguitati, popolazioni coloniali.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voce “fascismo”
- Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, Laterza, 2002
- Renzo De Felice, Mussolini il duce. Gli anni del consenso 1929-1936, Einaudi, 1974
- Angelo Del Boca (a cura di), I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d’Etiopia, Editori Riuniti, 1996