La Shoah è lo sterminio degli ebrei d’Europa compiuto dalla Germania nazista e dai suoi alleati e collaboratori durante la Seconda guerra mondiale. Furono uccisi circa sei milioni di ebrei, uomini, donne e bambini, perseguitati solo perché ebrei. La parola Shoah in ebraico significa “catastrofe”; si usa anche il termine Olocausto. Insieme agli ebrei, il regime nazista perseguitò e uccise anche altri gruppi: rom e sinti, disabili, oppositori politici, omosessuali, testimoni di Geova, prigionieri di guerra sovietici.
Shoah: riassunto
La Shoah non fu un evento improvviso, ma il punto d’arrivo di un processo durato dodici anni. Dopo la presa del potere da parte di Adolf Hitler nel 1933, gli ebrei tedeschi furono progressivamente esclusi dalla società: persero il lavoro, i diritti civili e i beni. Con l’inizio della guerra nel 1939 e l’occupazione di gran parte dell’Europa, la persecuzione si estese a milioni di persone, fino alla decisione di sterminare sistematicamente tutti gli ebrei, chiamata dai nazisti “soluzione finale della questione ebraica”.
Le radici: antisemitismo e ideologia nazista
Il nazismo poneva al centro della sua ideologia il razzismo e l’antisemitismo. Secondo la propaganda, l’umanità era divisa in “razze” superiori e inferiori, e gli ebrei erano presentati come un nemico biologico e politico, responsabile della sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale e della crisi economica. Questa ideologia si appoggiava su pregiudizi antiebraici diffusi in Europa da secoli.
Le fasi della Shoah
1933-1939: la persecuzione in Germania
- 1° aprile 1933: boicottaggio dei negozi ebraici; nelle settimane successive gli ebrei furono esclusi dagli impieghi pubblici.
- Settembre 1935: le leggi di Norimberga tolsero agli ebrei la cittadinanza tedesca e vietarono i matrimoni tra ebrei e “ariani”.
- 9-10 novembre 1938: nella “Notte dei cristalli” furono devastate sinagoghe, negozi e case; circa 30.000 ebrei furono arrestati e internati nei campi di concentramento.
1939-1941: ghetti e fucilazioni di massa
Dopo l’invasione della Polonia, nel settembre 1939, gli ebrei polacchi furono rinchiusi nei ghetti, quartieri chiusi e sovraffollati dove morirono a migliaia per fame e malattie; quello di Varsavia arrivò a contenere oltre 400.000 persone. Dal giugno 1941, con l’invasione dell’Unione Sovietica, reparti speciali chiamati Einsatzgruppen, con l’aiuto di polizia e collaboratori locali, fucilarono centinaia di migliaia di ebrei. Nel burrone di Babij Jar, vicino a Kiev, il 29 e 30 settembre 1941 furono uccise oltre 33.000 persone.
1942-1945: i campi di sterminio
Il 20 gennaio 1942, nella conferenza di Wannsee, alti funzionari nazisti coordinarono l’attuazione della “soluzione finale”. Le deportazioni dai ghetti e da tutta l’Europa occupata verso i centri di sterminio si intensificarono. I principali furono Chełmno, Bełżec, Sobibór, Treblinka, Majdanek e Auschwitz-Birkenau, tutti nella Polonia occupata. Le vittime arrivavano in treno, chiuse in vagoni merci, e la maggior parte veniva uccisa nelle camere a gas subito dopo l’arrivo. Ad Auschwitz morirono circa 1,1 milioni di persone, in grande maggioranza ebrei. Negli ultimi mesi di guerra migliaia di prigionieri morirono nelle “marce della morte” con cui i nazisti evacuavano i campi davanti all’avanzata alleata.
La resistenza ebraica
Nonostante condizioni disperate, ci furono forme di resistenza: archivi clandestini, scuole segrete, fughe e rivolte armate. La più nota è la rivolta del ghetto di Varsavia, iniziata nell’aprile 1943 e repressa dopo settimane di combattimenti. Anche a Treblinka e Sobibór, nel 1943, i prigionieri si ribellarono.
La Shoah in Italia
In Italia il regime del fascismo di Benito Mussolini approvò nel 1938 le leggi razziali, che espulsero gli ebrei dalle scuole, dagli impieghi pubblici e da molte professioni. Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione tedesca e la Repubblica sociale italiana, iniziarono arresti e deportazioni. Il 16 ottobre 1943 a Roma furono rastrellati oltre mille ebrei, deportati ad Auschwitz: ne tornarono solo sedici. Gli arrestati passavano spesso per il campo di Fossoli, vicino a Modena; a Trieste la Risiera di San Sabba fu campo di detenzione e di sterminio. Dall’Italia e dai territori italiani furono deportati circa 8.000 ebrei; sopravvissero solo poche centinaia, tra cui Primo Levi e Liliana Segre.
Dopo la guerra: giustizia e memoria
Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz. Alla fine della guerra il mondo conobbe la piena dimensione dello sterminio. Molti responsabili furono giudicati nel processo di Norimberga (1945-1946) e in processi successivi, come quello contro Adolf Eichmann a Gerusalemme nel 1961. Le testimonianze dei sopravvissuti, come Se questo è un uomo di Primo Levi, sono diventate fondamentali per la memoria. Il 27 gennaio è oggi il Giorno della Memoria, istituito in Italia con una legge del 2000 e dalle Nazioni Unite nel 2005. Il memoriale israeliano Yad Vashem onora come “Giusti tra le nazioni” i non ebrei che rischiarono la vita per salvare ebrei.
Perché è importante studiare la Shoah
La Shoah mostra come pregiudizio, propaganda e leggi discriminatorie, accettati o ignorati da gran parte della società, possano portare a un genocidio organizzato dallo Stato. Studiarla aiuta a riconoscere i segnali dell’odio e a capire il valore dei diritti umani, che dopo il 1945 la comunità internazionale ha cercato di proteggere con nuove convenzioni, come quella del 1948 sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio.