Età antica · Antica Grecia
La civiltà micenea è la prima civiltà di lingua greca, sviluppatasi nella Grecia continentale tra il 1600 e il 1100 avanti Cristo circa, nella tarda età del bronzo. Prende il nome da Micene, nel Peloponneso, ma comprendeva molti regni indipendenti: Pilo, Tirinto, Tebe, Atene, Orcomeno. È il mondo di guerrieri, palazzi fortificati e tombe d’oro da cui, molti secoli dopo, nasceranno i poemi di Omero.
Agamennone, Achille, Ulisse, la guerra di Troia: quando li leggete nell’Iliade e nell’Odissea, state guardando, attraverso una lente molto deformante, proprio questi secoli.
Schliemann e la “maschera di Agamennone”
La storia della scoperta è quasi un romanzo. Heinrich Schliemann era un ricco commerciante tedesco, appassionato di Omero fin da bambino, convinto che la guerra di Troia fosse avvenuta davvero. Dopo aver scavato a Troia, in Turchia, nel 1876 si spostò a Micene. All’interno delle mura trovò un cerchio di tombe a pozzo piene di oggetti d’oro: diademi, coppe, spade decorate e alcune maschere funerarie d’oro laminato.
Davanti a una di queste, secondo un aneddoto famoso, telegrafò al re di Grecia: “Ho guardato il volto di Agamennone”. In realtà oggi sappiamo che quelle tombe sono di circa il 1550 a.C., tre secoli prima dell’ipotetica guerra di Troia. La maschera, al Museo Archeologico Nazionale di Atene, si chiama ancora così per tradizione. Schliemann era un entusiasta, a volte un pasticcione: i suoi metodi di scavo distrussero parecchi strati. Ma aprì un capitolo intero della storia europea.
Città fortezza: Micene e Tirinto
A differenza dei palazzi della civiltà minoica, quelli micenei sorgono su colline e sono circondati da mura possenti. Le pietre sono così grandi, alcune pesano diverse tonnellate, che i Greci delle epoche successive pensavano le avessero messe lì i Ciclopi, i giganti con un occhio solo: si parla ancora oggi di mura “ciclopiche”.
A Micene si entra dalla Porta dei Leoni, del XIII secolo a.C., sormontata da un rilievo con due leonesse affrontate ai lati di una colonna: la più antica scultura monumentale d’Europa. Dentro le mura c’era il palazzo, con al centro il mègaron, una grande sala con un focolare circolare e quattro colonne, dove sedeva il re. A Tirinto le mura nascondono gallerie coperte con volte di pietra, forse magazzini o rifugi durante gli assedi.
La Lineare B: il greco più antico
Nel palazzo di Pilo, nel 1939, l’archeologo americano Carl Blegen trovò centinaia di tavolette d’argilla incise con una scrittura sillabica già nota a Cnosso, la Lineare B. Per anni nessuno riuscì a leggerla. Nel 1952 ci riuscì un architetto inglese, Michael Ventris, che aveva cominciato a interessarsene da ragazzino dopo aver sentito una conferenza di Arthur Evans. Con grande sorpresa di tutti, lui compreso, la lingua era greco: un greco arcaico, di sette secoli più antico di Omero.
E cosa c’è scritto? Niente poesia, purtroppo. Liste: quante pecore, quanta lana, quante razioni per le lavoratrici tessili, quante ruote di carro in magazzino, quanti rematori da mandare sulla costa. Compaiono però nomi di divinità che conosciamo bene, come Zeus, Era, Poseidone, Dioniso. Il pantheon greco era già in parte lì.
Come era organizzato un regno miceneo
Dalle tavolette emerge una società molto gerarchica. Al vertice il wanax, il re, che possedeva terre e controllava l’economia. Sotto di lui il lawagetas, probabilmente il capo dell’esercito. Poi funzionari, sacerdoti, artigiani specializzati, contadini, schiavi. Nei villaggi c’erano capi locali chiamati pa-si-re-u, da cui deriverà il greco basileus, che più tardi significherà “re”.
Il palazzo funzionava come un grande centro di raccolta e redistribuzione, un po’ come i templi della Mesopotamia: riceveva prodotti dai villaggi, li conservava, li assegnava agli artigiani, pagava i lavoratori in natura.
Guerrieri, commerci e tombe a tholos
I Micenei erano guerrieri, e lo mostrano le armature: a Dendra è stata trovata un’armatura completa di bronzo del XV secolo a.C., con placche che coprivano il corpo come un guscio. Usavano carri da guerra, lance, spade, elmi rivestiti di zanne di cinghiale, proprio come quello descritto da Omero nel libro X dell’Iliade.
Erano anche mercanti. Ceramiche micenee si trovano in Egitto, in Siria, a Cipro, in Sicilia, in Sardegna, nell’Italia meridionale. I re venivano sepolti in tombe a tholos, enormi camere circolari scavate nella collina e coperte da una falsa cupola di pietra. La più famosa, a Micene, è chiamata “Tesoro di Atreo”: alta più di tredici metri, rimase la cupola più grande del mondo per oltre mille anni, fino al Pantheon di Roma.
La guerra di Troia: storia o leggenda?
Gli scavi a Troia, in Turchia, mostrano che la città fu distrutta più volte, una delle quali intorno al 1180 a.C. Documenti ittiti parlano di un regno chiamato Ahhiyawa, che molti studiosi identificano con i Micenei, gli “Achei” di Omero, in conflitto con i re ittiti per città della costa anatolica, tra cui forse Wilusa, cioè Ilio. Un conflitto ci fu, probabilmente. Che sia andato come racconta l’Iliade, con il cavallo di legno e Achille, è un’altra storia.
Il crollo intorno al 1200 a.C.
Tra il 1200 e il 1100 a.C. quasi tutti i palazzi micenei vengono distrutti e abbandonati. A Pilo le ultime tavolette parlano di rematori da inviare e guardie da mettere sulla costa: sembrano gli ultimi giorni di un regno in allarme. Le cause probabili sono molte e intrecciate: terremoti, siccità, rivolte interne, crisi dei commerci, incursioni dei cosiddetti Popoli del Mare, che in quegli stessi anni attaccano l’Egitto e distruggono il regno ittita. Si parla di collasso dell’età del bronzo.
Con i palazzi scompare la scrittura. Comincia l’età oscura, il “medioevo ellenico”. Da quei secoli emergerà la Grecia delle polis. Il percorso completo è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
Le voci di Wikipedia “Civiltà micenea” e “Lineare B” presentano scoperte, scrittura e ipotesi sul crollo; sul quadro generale, la voce “Collasso dell’età del bronzo”.