Età antica · Antica Grecia
L’età oscura della Grecia, chiamata anche “medioevo ellenico”, è il periodo che va all’incirca dal 1100 all’800 avanti Cristo, tra il crollo dei palazzi micenei e la nascita delle polis. Si chiama “oscura” per due motivi: perché in questi secoli si smette di scrivere, e quindi abbiamo pochissime fonti, e perché per molto tempo gli storici l’hanno considerata un’epoca di povertà e decadenza. Il primo motivo resta valido. Il secondo, oggi, molto meno.
Dico sempre ai ragazzi che “oscuro” non vuol dire “dove non è successo niente”. Vuol dire “dove noi vediamo poco”. È una differenza importante.
Dopo il crollo dei palazzi
Intorno al 1200-1100 a.C. i grandi palazzi della civiltà micenea vengono distrutti e non ricostruiti. Con loro scompaiono i re, l’amministrazione, gli scribi e la scrittura Lineare B, che serviva solo ai conti del palazzo. Quando non c’è più nessun palazzo da amministrare, nessuno ha più bisogno di scrivere.
Gli archeologi notano un forte calo della popolazione: molti siti vengono abbandonati, i villaggi superstiti sono piccoli, le case modeste, di legno e mattoni crudi, a volte di forma ovale o absidata. I commerci a lunga distanza si riducono. La ceramica diventa più semplice. Per alcuni secoli la Grecia sembra ripiegarsi su se stessa.
Dori e migrazioni: che cosa sappiamo davvero
I Greci delle epoche successive spiegavano questa svolta con un mito: il “ritorno degli Eraclidi”, i discendenti di Eracle, che alla testa di un popolo venuto dal nord, i Dori, avrebbero conquistato il Peloponneso. Per molto tempo anche i manuali moderni hanno parlato di una “invasione dorica” che avrebbe distrutto i regni micenei.
Oggi la maggior parte degli studiosi è più cauta. L’archeologia non mostra tracce chiare di un’invasione violenta e improvvisa. È più probabile che gruppi di lingua dorica, magari già presenti ai margini del mondo miceneo, si siano spostati e insediati dopo il crollo, non che lo abbiano provocato. Resta il fatto che, alla fine di questo periodo, la Grecia è divisa in grandi gruppi dialettali: dori nel Peloponneso, a Creta e a Rodi; ioni in Attica, in Eubea e sulle coste dell’Asia Minore; eoli in Tessaglia e a Lesbo. Sparta sarà dorica, Atene ionica.
In questi secoli molti Greci attraversano l’Egeo e si stabiliscono sulle coste dell’attuale Turchia, nella regione che sarà chiamata Ionia. Città come Mileto, Efeso, Smirne diventeranno centri fondamentali della cultura greca.
Arriva il ferro
Una delle novità più importanti è tecnica. Con il crollo dei commerci, procurarsi lo stagno per il bronzo diventa difficile. Il ferro, invece, si trova in molte zone della Grecia. Dall’XI secolo a.C. si diffondono armi e attrezzi di ferro, prima rari, poi comuni. Non è un dettaglio: un attrezzo di ferro è più economico, quindi alla portata anche di un contadino libero e non solo del re. L’età oscura è anche l’inizio dell’età del ferro in Grecia, come trovate nella scheda sull’età dei metalli.
Lefkandi: una scoperta che ha cambiato le idee
Il caso che ha incrinato l’immagine di un’epoca solo povera è Lefkandi, sull’isola di Eubea. Negli anni Ottanta gli archeologi britannici hanno scavato un grande edificio di circa 45 metri di lunghezza, del X secolo a.C., con un tetto sostenuto da pali di legno. Sotto il pavimento c’erano due tombe. In una, le ceneri di un uomo in un’anfora di bronzo di fabbricazione cipriota, accanto a una donna sepolta con gioielli d’oro. Nell’altra, quattro cavalli.
Era il funerale di un capo, un “eroe”, con onori quasi principeschi. E la presenza di oggetti dal Vicino Oriente, da Cipro e dall’Egitto dimostra che i contatti con il Mediterraneo orientale non si erano mai interrotti del tutto. Al buio, qualcuno si muoveva.
Come viveva la gente: oikos e basileis
La società di questi secoli ruota attorno all’oikos, la casa intesa come famiglia allargata: parenti, servi, terre, animali, attrezzi. Ogni oikos cerca di bastare a se stesso. I capi locali si chiamano basileis; la parola deriva dal miceneo, ma qui indica qualcosa di più modesto di un re, piuttosto un capo di villaggio o di una grande famiglia, che si distingue per ricchezza, valore in guerra e capacità di offrire banchetti. Il potere si conquista e si mantiene con il prestigio, i doni, l’ospitalità.
È esattamente il mondo che ritroviamo nell’Odissea: Ulisse a Itaca è un basileus tra altri, che deve difendere il suo oikos dai pretendenti. Omero, infatti, scrive verso la fine di questo periodo, mescolando ricordi dell’età micenea e la realtà della sua epoca.
La memoria orale e i poemi omerici
Senza scrittura, la memoria passava a voce. Cantori professionisti, gli aedi, recitavano storie di eroi accompagnandosi con la cetra, nei banchetti dei capi. Per ricordare migliaia di versi usavano formule fisse, epiteti che si ripetono: Achille “piè veloce”, l’aurora “dalle dita di rosa”, il mare “color del vino”. Quelle formule le trovate ancora nell’Iliade.
Quando, verso l’VIII secolo a.C., i Greci adottano l’alfabeto fenicio aggiungendo le vocali, questi canti possono essere fissati per iscritto. È il segnale che l’età oscura sta finendo.
Verso l’età arcaica
Nel corso del IX e dell’VIII secolo a.C. la popolazione torna a crescere, i villaggi si uniscono, nascono santuari comuni come Olimpia e Delfi, i commerci riprendono. Nel 776 a.C., secondo la tradizione, si celebrano le prime Olimpiadi. Da questi cambiamenti nasce la polis e comincia l’età arcaica. Il percorso completo è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La voce “Medioevo ellenico” di Wikipedia riassume le principali ipotesi sul periodo; per le cause del crollo precedente, la voce “Collasso dell’età del bronzo”.