Preistoria
L’età dei metalli è la fase della preistoria in cui gli esseri umani imparano a estrarre, fondere e lavorare i metalli, prima il rame, poi il bronzo e infine il ferro. In Europa comincia intorno al 3500 avanti Cristo e, a seconda delle regioni, sfuma nella storia vera e propria nel corso del I millennio a.C. Nel Vicino Oriente si parte prima, già alla fine del V millennio.
Un avvertimento, prima di imparare le date a memoria. La divisione in età della pietra, del bronzo e del ferro l’ha proposta nel 1836 il danese Christian Jürgensen Thomsen per ordinare le vetrine del museo di Copenaghen. Era un criterio da museo, utilissimo. Non una legge della storia.
Le tre età: rame, bronzo, ferro (con le date)
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, si usano più o meno queste cifre. L’età del rame, detta anche Eneolitico o Calcolitico, va da circa il 3500 al 2300 a.C. L’età del bronzo da circa il 2300 al 1000-900 a.C. L’età del ferro comincia in Anatolia e nel Vicino Oriente intorno al 1200 a.C. e in Italia verso il IX secolo a.C. Se trovate date leggermente diverse sul vostro manuale, non è un errore: ogni zona ha il suo calendario.
Ötzi, un uomo dell’età del rame
Il modo migliore per entrare in questo periodo è guardare in faccia qualcuno che ci ha vissuto. Nel settembre 1991 due escursionisti tedeschi trovarono un corpo che affiorava dal ghiaccio del Similaun, sulle Alpi Venoste, a oltre 3.200 metri. Pensarono a un alpinista morto da poco. Era morto circa 5.300 anni prima.
Ötzi, oggi conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano, aveva con sé un’ascia con la lama di rame quasi puro, un pugnale di selce, un arco non finito, frecce, un contenitore di corteccia di betulla con braci per accendere il fuoco. Aveva mangiato carne di stambecco e cereali. E aveva una punta di freccia conficcata nella spalla: fu ucciso. Ai ragazzi lo presento sempre come il “caso irrisolto” più vecchio d’Europa, e funziona.
Quell’ascia ci dice una cosa importante. Il metallo, all’inizio, è raro e prezioso. Convive per secoli con la pietra, che costa poco e si trova ovunque.
Come si lavoravano i metalli?
Il rame si trova a volte in natura quasi puro e si può martellare a freddo. Ma il passo decisivo è la fusione: bisogna scaldare il minerale insieme al carbone di legna fino a oltre mille gradi, cosa che richiede forni chiusi e mantici, o almeno canne per soffiare sulla brace. Probabilmente l’esperienza dei vasai, che sapevano già cuocere l’argilla ad alte temperature, aiutò.
Il bronzo è una lega: circa nove parti di rame e una di stagno. È più duro del rame, si fonde a temperatura più bassa e si cola bene negli stampi. C’era un problema serio, però. Lo stagno è raro; in Europa si trovava soprattutto in Cornovaglia, in Bretagna, nella penisola iberica e in Boemia. Per avere bronzo bisognava commerciare su distanze enormi.
Il ferro, infine, è ovunque, ma è difficile da lavorare. Nei forni antichi non si scioglie del tutto: ne esce una massa spugnosa piena di scorie che va battuta a caldo, a lungo, per ottenere un metallo utile. Una volta imparata la tecnica, però, gli strumenti di ferro diventano accessibili a molti più contadini e soldati. Un dettaglio che spesso si ripete, cioè che gli Ittiti tenessero “segreta” la lavorazione del ferro, oggi è considerato più una leggenda che un fatto documentato.
Nuove società: artigiani, guerrieri, capi
Qui c’è il cuore dell’argomento, e conviene ragionarci invece di ripetere. Lavorare il metallo è un mestiere che richiede anni di apprendimento: nascono artigiani specializzati, che non coltivano e vengono mantenuti con l’eccedenza dei campi. Chi controlla le miniere o le rotte dello stagno diventa ricco. Le armi di bronzo, spade e pugnali, sono costose e diventano simbolo di potere.
Lo si vede nelle tombe. Alcune sono povere, altre piene di armi, ornamenti d’oro e d’ambra. Le differenze sociali, che con il Neolitico erano appena cominciate, ora si leggono chiaramente sotto terra. Nascono villaggi fortificati, compaiono gruppi di guerrieri, si consolidano capi. Le schede collegate qui sotto sulle prime forme di organizzazione sociale e sulle prime città seguono proprio questo filo.
L’età dei metalli in Italia
Qualche nome da conoscere per la verifica. Per l’età del rame la cultura di Remedello, in provincia di Brescia, con tombe che contengono pugnali e asce simili a quelli di Ötzi. Per l’età del bronzo le palafitte dei laghi alpini, oggi patrimonio UNESCO, e le terramare della pianura padana, villaggi circondati da fossati e argini. In Sardegna, dal II millennio a.C., i nuraghi, torri di pietra a secco di cui ne sopravvivono migliaia. Con l’età del ferro arriva la cultura villanoviana, da cui si svilupperà la civiltà etrusca.
Dalla preistoria alla storia
Mentre in Europa si fondeva il bronzo, in Mesopotamia e in Egitto esistevano già da secoli città, re e soprattutto la scrittura. È la nascita della scrittura, intorno al 3200 a.C., a segnare convenzionalmente la fine della preistoria. Età dei metalli e inizio della storia, quindi, si sovrappongono: dipende da dove guardate.
Per il periodo precedente c’è la scheda sulla rivoluzione neolitica; per proseguire, i Sumeri. Tutto il programma del primo anno è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La voce Treccani “Bronzo, Età del” spiega bene perché la divisione in età sia convenzionale e propone le date europee. Su Ötzi e il suo mondo il Museo Archeologico dell’Alto Adige ha una pagina dedicata, “L’Età del rame, epoca di Ötzi”. Per un quadro generale, la voce “Età del rame” di Wikipedia.
Preistoria · sezione
La lavorazione dei metalli si inserisce in società già segnate da villaggi, scambi e differenze locali. Segue le continuità e i cambiamenti avviati nel Neolitico.
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