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Rivoluzione neolitica: una trasformazione lunga e non uniforme

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Rivoluzione neolitica: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Preistoria

La rivoluzione neolitica è il passaggio dalla caccia e dalla raccolta all’agricoltura e all’allevamento, cominciato nel Vicino Oriente tra circa 10.000 e 8.000 anni avanti Cristo. Con lei arrivano i villaggi stabili, la ceramica, la pietra levigata, le scorte di grano. E arrivano anche, cosa che i libri dicono meno volentieri, il lavoro più faticoso, le malattie e le prime disuguaglianze.

Il nome lo coniò nel 1936 l’archeologo australiano Vere Gordon Childe. Voleva dire che il cambiamento era stato profondo quanto la rivoluzione industriale. Aveva ragione sulla profondità. Sulla velocità, molto meno.

Che cos’è, in poche righe

Per migliaia di generazioni gli esseri umani avevano preso dalla natura quello che la natura offriva. A un certo punto, in alcune zone del mondo, alcuni gruppi cominciano a produrre il cibo: seminano, raccolgono, scelgono i semi migliori per l’anno dopo, tengono vicino a sé capre e pecore invece di inseguirle. Da “prendere” a “produrre”. Se all’interrogazione vi chiedono di sintetizzare la rivoluzione neolitica in una frase, è questa.

Dove inizia: la Mezzaluna Fertile e gli altri centri

Il primo centro conosciuto è la Mezzaluna Fertile, un arco di terre che va dalla valle del Giordano, sale lungo la Siria e l’Anatolia sudorientale e scende fino ai monti Zagros, in Iran. Lì crescevano allo stato selvatico il farro, l’orzo, le lenticchie, i ceci; lì vivevano le capre e le pecore selvatiche. Non è un caso.

Ma non fu l’unico. In Cina si addomesticarono il riso, lungo lo Yangtze, e il miglio, nel nord. In Mesoamerica il mais, partendo da una pianta selvatica, il teosinte, che a vederla non gli somiglia per niente. Nelle Ande la patata e il lama. In Nuova Guinea, nel sito di Kuk, si coltivava forse già 7.000 anni fa. Sono invenzioni indipendenti: nessuno le ha copiate da nessuno.

Perché si cominciò a coltivare?

Qui gli studenti vogliono una causa, una sola, da sottolineare in giallo. Purtroppo la ricerca non la fornisce. Le spiegazioni più discusse sono tre, e probabilmente vanno tenute insieme.

La prima è il clima. Alla fine dell’ultima glaciazione, circa 11.700 anni fa, le temperature salgono e in molte aree le piogge aumentano: i cereali selvatici si diffondono. Molti archeologi però oggi considerano il clima lo sfondo del cambiamento, non il suo motore. La seconda è demografica: più bocche da sfamare, territori più affollati, meno possibilità di spostarsi. La terza è sociale e culturale, e la mostra bene Göbekli Tepe, in Turchia: un complesso di grandi pilastri di pietra scolpiti, eretto circa 11.000 anni fa da gente che, a quanto pare, non coltivava ancora. Forse il bisogno di radunarsi, di nutrire molte persone per feste e riti, spinse a raccogliere e conservare cereali in modo sempre più regolare.

Agricoltura e allevamento: che cosa cambiò davvero

Le schede sull’agricoltura e sull’allevamento entrano nei dettagli. Qui conviene fissare un concetto: la domesticazione è un processo lungo, fatto di scelte ripetute per secoli. Una spiga di grano selvatico, quando matura, si sbriciola e lascia cadere i semi; chi raccoglieva a mano finiva per portare a casa, e poi seminare, soprattutto le spighe che restavano intere. Generazione dopo generazione, il grano “imparò” ad aspettare il contadino.

Lo stesso con gli animali. Il cane era già stato addomesticato prima, al tempo dei cacciatori. Pecore e capre arrivano intorno all’VIII millennio a.C., poi bovini e maiali. Danno carne, ma anche latte, lana, pelli, forza per tirare.

Villaggi, ceramica e pietra levigata

Chi semina deve restare ad aspettare il raccolto. Nascono così villaggi stabili, con case di mattoni crudi o di pietra. Gerico, nella valle del Giordano, ha mura e una torre già intorno all’8000 a.C. Çatalhöyük, in Anatolia, verso il 7000 a.C. ospitava forse alcune migliaia di persone in case addossate l’una all’altra, senza strade: si entrava dal tetto, scendendo con una scala.

Le tecniche cambiano. La pietra non si scheggia soltanto, si leviga: asce lisce per abbattere alberi e liberare campi. Si impasta l’argilla e la si cuoce, ottenendo vasi per conservare e cucinare. Si filano lana e lino, si tesse. Il termine Neolitico, “età della pietra nuova”, nasce proprio dalla pietra levigata. La scheda sul Neolitico descrive il periodo nel suo insieme.

Le conseguenze: non solo progresso

La popolazione cresce, e di molto. Un campo coltivato sfama più persone di un territorio di caccia della stessa estensione. Le scorte permettono a qualcuno di non lavorare la terra: artigiani, sacerdoti, capi. Nasce l’idea che un campo, un granaio, una mandria appartengano a qualcuno, e che vadano difesi.

C’è il rovescio. Gli scheletri dei primi agricoltori sono spesso più bassi di quelli dei cacciatori che li avevano preceduti, con denti più rovinati e segni di malnutrizione: una dieta basata su pochi cereali è più monotona. Vivere ammassati vicino agli animali favorisce le malattie. Una cattiva annata può significare fame per tutti. Lo storico Yuval Noah Harari nel libro Sapiens l’ha descritta, provocatoriamente, come una grande truffa ai danni dell’umanità. È un’esagerazione, ma utile per discutere in classe.

Una rivoluzione lenta (e diversa da luogo a luogo)

In Italia l’agricoltura arriva dal mare, intorno al VI millennio a.C., prima in Puglia e in Sicilia. Nel nord Europa molto più tardi. In alcune regioni gruppi di cacciatori e di agricoltori convissero per secoli, scambiandosi oggetti. Altrove, come in parte del Nord Africa, si scelse a lungo la pastorizia nomade senza campi. “Rivoluzione”, insomma, sì: ma distribuita su cinque o sei millenni.

Da questi villaggi, sempre più grandi e organizzati, partirà la strada che porta alle prime città e poi all’età dei metalli. Prima, invece, c’era il Paleolitico. Tutti gli argomenti del primo anno sono nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

La voce “Rivoluzione neolitica” di Wikipedia è un punto di partenza, con le datazioni dei diversi centri. Il Museo delle Civiltà di Roma ha pubblicato una scheda chiara e aggiornata, “Il Neolitico: una rivoluzione, ma graduale e variabile”. Sul ruolo del clima è utile il comunicato del CNR “Il ruolo del clima nella Rivoluzione Neolitica della Mezzaluna Fertile”.

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