Età antica · Fenici
L’alfabeto fenicio è un sistema di scrittura di 22 segni, tutti consonanti, che i Fenici usavano già intorno al 1050 avanti Cristo e che diffusero in tutto il Mediterraneo con i loro commerci. Dall’alfabeto fenicio derivano quello greco, e da questo quello latino che usiamo noi, ma anche, per altre strade, l’alfabeto ebraico e quello arabo. Mezza umanità scrive ancora oggi con lettere che hanno antenati fenici.
Ogni volta che lo spiego, comincio scrivendo alla lavagna una A. Poi la giro di lato. Le due gambe diventano corna, e la lettera torna a essere quello che era tremila anni fa: la testa di un bue.
Che cos’è un alfabeto (e perché è rivoluzionario)
Pensate al cuneiforme o ai geroglifici. Erano sistemi con centinaia di segni, alcuni per i suoni, altri per le parole intere. Per impararli servivano anni di scuola, ed erano in mano a una piccola élite di scribi.
Un alfabeto funziona in un altro modo: ogni segno corrisponde a un suono. Con poco più di venti segni si può scrivere qualunque parola della propria lingua. Si impara in poche settimane. Un mercante, un marinaio, un artigiano possono leggere e scrivere senza bisogno di uno scriba di professione. Questa è la vera rivoluzione: non un’invenzione tecnica, ma una scrittura alla portata di molte più persone.
Le origini: dal Sinai a Biblo
I Fenici però non hanno inventato l’alfabeto dal nulla. Le prime tracce di una scrittura alfabetica risalgono a circa il 1850-1800 a.C. e si trovano in Egitto e nel Sinai, nelle miniere di turchese di Serabit el-Khadim, dove lavoravano minatori di lingua semitica. Avevano visto i geroglifici egiziani e ne presero alcuni disegni per scrivere i suoni della propria lingua. Gli studiosi chiamano questa scrittura protosinaitica, o protocananaica.
Il principio usato si chiama acrofonia: ogni segno vale il primo suono della parola che rappresenta. Una testa di bue, alep, vale il suono iniziale di alep. Una casa, bet, vale “b”. Un bastone ricurvo, una mano, l’acqua. Nei secoli successivi questi segni si semplificano. Intorno all’XI secolo a.C., nelle città fenicie, si fissa una serie stabile di 22 lettere, scritte da destra a sinistra. Il documento più famoso è l’iscrizione sul sarcofago del re Ahiram di Biblo, di poco successiva al 1000 a.C.
Le 22 lettere: aleph, beth, gimel…
Le lettere avevano un nome e un ordine fisso. I primi segni sono alep (bue), bet (casa), gimel (forse un bastone da lancio o un cammello), dalet (porta). Vi suonano familiari? In greco diventeranno alfa, beta, gamma, delta. E “alfabeto”, la parola stessa, viene dalle prime due lettere greche, cioè dalle prime due fenicie: bue e casa.
Un’altra cosa che sorprende: l’ordine delle lettere è rimasto quasi lo stesso per tremila anni. A, B, C, D… seguiamo ancora la sequenza fissata dai Fenici, anche se nessuno sa perché l’avessero scelta.
Perché mancano le vocali?
L’alfabeto fenicio aveva solo consonanti. Non è un difetto, è un adattamento. Nelle lingue semitiche, come il fenicio, l’ebraico o l’arabo, il significato di base di una parola sta nelle consonanti, mentre le vocali cambiano a seconda della forma grammaticale. Chi conosceva la lingua ricostruiva le vocali senza difficoltà. Ancora oggi l’ebraico e l’arabo si scrivono spesso senza vocali, o con piccoli segni aggiunti.
Per una lingua come il greco, invece, senza vocali non si capiva quasi nulla. È lì che arriva il secondo passo decisivo.
Dai Fenici ai Greci: nascono le vocali
Intorno all’VIII secolo a.C. i Greci, che commerciavano con i Fenici in porti come Al Mina, in Siria, o nell’isola di Eubea, adottano il loro alfabeto. Lo dicevano loro stessi: Erodoto chiama le lettere phoinikeia grammata, “segni fenici”, e racconta che le aveva portate in Grecia un fenicio di nome Cadmo, fondatore mitico di Tebe.
I Greci prendono alcuni segni che indicavano suoni fenici inesistenti in greco e li usano per le vocali. Alep diventa alfa, la A; un altro segno diventa E; un altro O. Per la prima volta nella storia un alfabeto scrive tutti i suoni, consonanti e vocali. Una delle iscrizioni greche più antiche è la cosiddetta “coppa di Nestore”, trovata a Pithekoussai, sull’isola di Ischia, e databile intorno al 730-720 a.C.: tre righe incise su un vaso che scherzano su una coppa di Omero.
Dall’alfabeto greco al nostro
Dalla Grecia l’alfabeto passa agli Etruschi, che lo imparano proprio dai Greci di Ischia e di Cuma, in Campania. Dagli Etruschi lo prendono i Romani. Ecco perché la nostra C, all’inizio, corrispondeva al gamma greco, e perché i Romani usavano la C sia per il suono “k” che per il suono “g”. Su questo trovate di più nella scheda sulla civiltà etrusca.
Dal ramo orientale, attraverso l’aramaico, la lingua più usata nell’impero persiano, nascono l’alfabeto ebraico moderno e quello arabo. Dal greco, molto più tardi, deriverà anche il cirillico usato in Russia. Tutti cugini, con un antenato comune sulla costa del Libano.
Il quadro generale della scrittura è nella scheda sulla nascita della scrittura; il percorso completo nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La voce “Alfabeto fenicio” di Wikipedia riporta le 22 lettere, i loro nomi e la loro evoluzione; per l’iscrizione più famosa, la voce “Sarcofago di Ahiram”. Il racconto di Cadmo si trova nel libro V delle Storie di Erodoto.