Età antica · Fenici
Le città fenicie erano centri marittimi indipendenti sulla costa del Mediterraneo orientale, nell’attuale Libano e in parte della Siria: le più importanti furono Biblo, Sidone, Tiro e Arado. Fiorirono soprattutto tra il 1200 e il 600 avanti Cristo, quando dominarono i commerci del Mediterraneo. Non formarono mai uno Stato unico. Ogni città aveva il suo re, il suo porto, i suoi dèi.
Il nome “Fenici” non è loro. Viene dal greco phoinikes, forse legato al colore rosso porpora, il prodotto che li rese celebri. Loro si chiamavano probabilmente Cananei, o semplicemente con il nome della loro città: uomini di Tiro, uomini di Sidone.
Una striscia di costa tra mare e montagne
Guardate una cartina del Libano. Una fascia costiera stretta, a volte larga solo pochi chilometri, schiacciata tra il mare e le montagne del Libano, che superano i 3.000 metri. Poca terra da coltivare, e divisa in tante piccole pianure separate da promontori. Ecco perché non nacque un grande regno agricolo come in Egitto o in Mesopotamia.
In compenso c’erano porti naturali eccellenti, spesso su isolotti o penisole facili da difendere. E c’era una ricchezza che tutti volevano: le foreste di cedri del Libano, con un legno profumato, resistente, perfetto per navi, templi e palazzi. Gli Egiziani lo importavano già nel III millennio a.C. Il cedro è ancora oggi sulla bandiera del Libano.
Biblo: la città del papiro
Biblo è una delle città abitate più antiche del mondo, con tracce di insediamento di oltre settemila anni fa. Fu per secoli il grande partner commerciale dell’Egitto: da qui partiva il legname verso il Nilo, e arrivava il papiro. I Greci, che compravano papiro proprio a Biblo, chiamarono byblos il papiro e biblion il libro. Da qui viene la parola “Bibbia”, e anche “biblioteca”.
A Biblo è stato trovato il sarcofago del re Ahiram, del X secolo a.C. circa, con una delle più antiche iscrizioni nell’alfabeto fenicio: una maledizione contro chiunque osi profanare la tomba.
Sidone e Tiro: le due rivali
Sidone fu per un periodo la città più potente; nella Bibbia e in Omero “sidoni” è quasi sinonimo di Fenici. Era famosa per i lavori in vetro, che i Fenici contribuirono a diffondere in tutto il Mediterraneo.
Tiro la superò dal X secolo a.C. Sorgeva su un’isola rocciosa a poche centinaia di metri dalla costa, con due porti e mura altissime. Il suo re Hiram fu alleato di Salomone e, secondo la Bibbia, gli fornì legno di cedro e artigiani per il Tempio di Gerusalemme, come racconta la scheda sul regno di Israele. Era così sicura di sé che resistette per tredici anni all’assedio di Nabucodonosor II. Solo Alessandro Magno, nel 332 a.C., riuscì a prenderla, costruendo una diga di terra e pietre dalla costa all’isola. Quella diga c’è ancora: con i detriti accumulati dal mare nei secoli, oggi Tiro è una penisola.
La porpora: il colore dei re
Il prodotto più prezioso delle città fenicie era la porpora, un colorante rosso-violaceo ricavato da un mollusco marino, il murice. Per ottenerne pochi grammi servivano migliaia di conchiglie, lasciate macerare in vasche al sole: l’odore, raccontano gli antichi, era insopportabile. Vicino a Sidone gli archeologi hanno trovato montagne di gusci frantumati.
Una stoffa tinta di porpora non sbiadiva e costava quasi come l’oro. Per questo diventò il colore del potere: a Roma, la toga con la striscia di porpora era riservata ai senatori, e più tardi soltanto l’imperatore poteva vestirsi completamente di porpora. Ancora oggi diciamo “porporato” per indicare un cardinale.
Come erano governate
Ogni città era una monarchia, con un re affiancato da un consiglio di anziani e da potenti famiglie di mercanti. Il potere del re era legato anche al culto: a Tiro il dio protettore era Melqart, “re della città”, che i Greci identificarono con Eracle. A Sidone si veneravano Eshmun, dio della guarigione, e Astarte, la dea della fertilità.
Le città facevano affari con tutti e cercavano di non farsi travolgere dai grandi imperi. Pagavano tributi agli Assiri, poi ai Babilonesi, poi ai Persiani, ai quali fornirono gran parte della flotta durante le guerre contro i Greci. Si ribellavano quando potevano, ma raramente per conquistare: per loro il vero obiettivo era continuare a commerciare.
Mercanti e navigatori
Le navi fenicie trasportavano di tutto: cedro, porpora, vetro, avorio lavorato, vino, olio, metalli, e anche schiavi. Navigavano sfruttando le stelle; i Greci chiamavano la stella polare “stella fenicia”. Per tenere i conti dei commerci servivano una scrittura rapida e semplice: è da questo bisogno pratico che nasce il loro alfabeto.
Per avere materie prime e approdi sicuri, i Fenici fondarono scali e colonie in tutto il Mediterraneo occidentale, fino in Spagna: è il tema della colonizzazione fenicia. La più importante, fondata secondo la tradizione da Tiro nell’814 a.C., è Cartagine, che finirà per oscurare la madrepatria.
Il percorso completo del primo anno è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La voce “Fenici” di Wikipedia presenta le principali città e la loro storia; sull’iscrizione di Biblo c’è la voce “Sarcofago di Ahiram”, sul colorante la voce “Porpora”.