Età antica · Fenici
La colonizzazione fenicia è la rete di scali commerciali e città che i Fenici fondarono nel Mediterraneo, soprattutto tra il IX e il VII secolo avanti Cristo: a Cipro, in Nord Africa, in Sicilia, in Sardegna, a Malta e nella Spagna meridionale, fino oltre lo stretto di Gibilterra. La più famosa fu Cartagine. Ma a differenza delle colonie greche, che erano vere città nuove con terre da coltivare, quelle fenicie nacquero quasi tutte per un motivo preciso: commerciare.
Un paragone che uso in classe è quello delle stazioni di servizio lungo un’autostrada. Non servono a viverci, servono a fermarsi, rifornirsi e ripartire. Poi, a volte, intorno alla stazione cresce un paese.
Perché i Fenici partirono?
Le ragioni si intrecciano. La prima è la geografia: le città fenicie avevano poca terra coltivabile e una popolazione in crescita. La seconda sono i metalli. L’argento, il rame, lo stagno, il ferro si trovavano soprattutto a ovest, e i grandi imperi d’Oriente ne chiedevano sempre di più. La terza è politica: dal IX secolo gli Assiri pretendevano tributi pesanti, spesso in argento, e le città fenicie dovevano procurarselo.
Gli storici moderni discutono su quale fattore pesasse di più. È probabile che pesassero tutti, a seconda dei momenti.
Le rotte: da Tiro a Gibilterra
Le navi partivano da Tiro e da Sidone, toccavano Cipro, dove a Kition si fondò una delle prime colonie, poi Creta, poi seguivano la costa africana o passavano per la Sicilia e la Sardegna. Navigavano di giorno lungo le coste, di notte con le stelle; d’inverno quasi non si viaggiava, perché il Mediterraneo era troppo pericoloso.
Il traguardo era Gadir, l’attuale Cadice, fondata secondo la tradizione già verso il 1100 a.C., anche se l’archeologia indica piuttosto il IX-VIII secolo. Si trovava appena fuori dalle Colonne d’Ercole, il limite del mondo conosciuto. Da lì si raggiungeva Tartesso, una regione della Spagna meridionale ricchissima d’argento. Gli antichi raccontavano che i Fenici ne portavano via così tanto da sostituire con l’argento le ancore delle navi. Una leggenda, ma rende l’idea.
Le principali colonie
In Nord Africa, oltre a Cartagine, nell’attuale Tunisia, c’era Utica, ritenuta dai Romani ancora più antica. In Sicilia occidentale, Mozia, Panormo, cioè Palermo, e Solunto. In Sardegna Nora, Sulci, Tharros e Karalis, l’attuale Cagliari. A Malta e a Ibiza altri scali importanti.
Mozia merita una visita, anche solo virtuale. È un isolotto nella laguna dello Stagnone, vicino a Marsala, collegato alla terraferma da una strada sommersa che si percorreva con i carri a ruote alte. Vi si trovano un piccolo porto artificiale, chiamato kothon, un tofet e, nel museo, una splendida statua di marmo di un giovane, il “Giovinetto di Mozia”, scolpita probabilmente da un artista greco. Fenici e Greci, in Sicilia, si combattevano ma si conoscevano benissimo.
Come funzionava un emporio fenicio
Lo schema tipico è sempre lo stesso: un promontorio o un isolotto vicino alla costa, facile da difendere, con un buon approdo. Un magazzino, un tempio, qualche casa. Si scambiavano oggetti fenici, vino, olio, ceramiche, stoffe tinte di porpora, gioielli, con metalli, avorio, legname, pelli. All’inizio gli abitanti erano pochi, mercanti e artigiani.
Lo storico greco Erodoto racconta un sistema curioso usato dai Cartaginesi sulla costa africana oltre Gibilterra, il “commercio muto”. I mercanti scaricavano la merce sulla spiaggia, tornavano sulla nave e accendevano un fuoco. Gli indigeni arrivavano, lasciavano accanto dell’oro e si ritiravano. Se l’oro bastava, i Fenici lo prendevano e partivano; altrimenti aspettavano che ne venisse aggiunto. Nessuna parola, nessun inganno, giura Erodoto. Forse un po’ idealizzato.
Fenici e Greci: concorrenti nel Mediterraneo
Dall’VIII secolo a.C. anche i Greci fondano colonie, soprattutto nell’Italia meridionale e in Sicilia orientale, la cosiddetta Magna Grecia. Ne nasce una spartizione di fatto: i Greci a est e a sud dell’isola, i Fenici, e poi i Cartaginesi, a ovest. Gli scontri non mancano. Nel 480 a.C., lo stesso anno di Salamina, i Cartaginesi vengono sconfitti dai Greci di Siracusa e Agrigento nella battaglia di Imera.
Ma ci sono anche scambi. I Greci prendono dai Fenici l’alfabeto, motivi decorativi, tecniche artigianali. I Fenici comprano ceramiche greche in quantità.
L’eredità: da colonie a impero cartaginese
Dal VI secolo a.C., quando Tiro è indebolita dagli assedi dei Babilonesi, molte colonie occidentali passano sotto la protezione di Cartagine. Da rete di scali commerciali si trasformano in un vero impero marittimo, che entrerà in collisione con Roma nelle guerre puniche.
Nella lingua resta qualche traccia sorprendente: il nome “Spagna” deriverebbe secondo un’ipotesi dal fenicio i-shephanim, “isola” o “costa dei conigli” (o degli iraci). Gli studiosi non sono d’accordo, ma è una curiosità che di solito resta in mente. Il percorso completo è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La voce “Fenici” di Wikipedia descrive l’espansione nel Mediterraneo; per la colonia siciliana, la voce “Mozia”. Il racconto del commercio muto si trova nel libro IV delle Storie di Erodoto.