Età antica · Mesopotamia
Gli Assiri erano un popolo della Mesopotamia settentrionale, con capitale originaria nella città di Assur sul Tigri, che tra il IX e il VII secolo avanti Cristo costruì l’impero più vasto che il mondo avesse mai visto fino ad allora: dall’Iran occidentale all’Egitto. Lo fecero con un esercito formidabile e con una fama di crudeltà che hanno coltivato con cura. Fu, in un certo senso, una scelta di comunicazione.
Il loro territorio corrisponde più o meno all’attuale Iraq del nord. Mosul, per esempio, sorge proprio davanti alle rovine di Ninive.
Da città di mercanti a potenza militare
All’inizio, intorno al 1900 a.C., Assur era soprattutto una città di commercianti. Abbiamo migliaia di lettere che i mercanti assiri scrivevano dalla colonia di Kanesh, in Anatolia, dove portavano stagno e tessuti in cambio di argento e oro: carovane di asini, contratti, debiti, liti di famiglia. Un mondo quasi borghese.
La svolta militare arriva più tardi. Gli storici distinguono un periodo medio-assiro, nel XIV-XI secolo a.C., e soprattutto l’impero neoassiro, dal 911 al 609 a.C. È di questo che parlano i manuali.
I grandi re: da Assurnasirpal ad Assurbanipal
Non serve impararli tutti. Quattro o cinque bastano. Assurnasirpal II (883-859 a.C.) sposta la capitale a Nimrud e la inaugura con un banchetto per quasi 70.000 invitati, secondo la sua iscrizione. Tiglatpileser III (745-727 a.C.) riorganizza l’impero in province governate da funzionari del re. Sargon II conquista nel 722-720 a.C. il regno di Israele, come racconta la scheda sul regno di Israele. Sennacherib fa di Ninive una capitale grandiosa e distrugge Babilonia nel 689 a.C. Assarhaddon, nel 671, arriva a conquistare Menfi, in Egitto.
L’ultimo grande sovrano è Assurbanipal, che regna dal 668 al 631 a.C. circa. Un re guerriero, certo. Ma anche, lo vedremo, un collezionista di libri.
L’esercito assiro: perché era così forte?
Era un esercito permanente, cioè di professionisti pagati e addestrati tutto l’anno, non di contadini chiamati alle armi dopo il raccolto. Questo da solo faceva una differenza enorme. Comprendeva fanteria pesante e leggera, arcieri, frombolieri, carri da guerra e, novità importante, una cavalleria vera e propria.
Soprattutto, gli Assiri sapevano prendere le città. Usavano arieti montati su macchine coperte, torri d’assedio, rampe di terra, genieri che scavavano sotto le mura. I rilievi del palazzo di Ninive, oggi al British Museum, mostrano l’assedio di Lachish, in Giuda, nel 701 a.C.: soldati che salgono, abitanti che escono in fila con i loro fagotti, prigionieri impalati. Si usava il ferro in grandi quantità. E c’era una logistica impressionante, con strade e stazioni di posta per far viaggiare in fretta ordini e messaggeri.
Terrore e deportazioni: la politica di dominio
Le iscrizioni dei re assiri sono difficili da leggere senza un brivido. Città bruciate, nemici scuoiati, piramidi di teste davanti alle porte. Raccontate con orgoglio, non con vergogna. Il messaggio era rivolto ai popoli vicini: arrendetevi, oppure finirete così. In molti casi funzionava, e le città pagavano il tributo senza combattere.
L’altra arma era la deportazione. Interi popoli venivano trasferiti da un capo all’altro dell’impero: si calcola, con tutte le cautele, che in tre secoli siano state spostate centinaia di migliaia di persone, forse più di un milione. Lo scopo era doppio. Spezzare i legami con la terra d’origine, così da rendere difficili le rivolte, e procurare manodopera per campi, cantieri e nuove città. Le “dieci tribù perdute” di Israele nascono da qui.
Ninive e la biblioteca di Assurbanipal
Ed ecco la sorpresa. Nel palazzo di Ninive Assurbanipal fece raccogliere decine di migliaia di tavolette di argilla: testi di medicina, presagi, inni, dizionari, cronache, poemi. Mandava funzionari nelle città di Babilonia a copiare o prendere tutto ciò che trovavano. Lui stesso si vantava di saper leggere e scrivere, cosa rara per un re.
Quando nell’Ottocento gli archeologi britannici scavarono il sito, i frammenti finirono a Londra. Nel 1872 un giovane studioso del British Museum, George Smith, decifrando alcune tavolette, si accorse che raccontavano un diluvio molto simile a quello della Bibbia. Era un brano dell’Epopea di Gilgamesh. Si racconta che per l’emozione abbia cominciato a spogliarsi davanti ai colleghi; l’aneddoto forse è abbellito, ma rende l’idea. Senza la biblioteca di un re assiro, gran parte della letteratura mesopotamica sarebbe perduta.
Arte e palazzi: i lamassu
All’ingresso dei palazzi stavano i lamassu, enormi tori alati con testa umana barbuta, alti più di quattro metri. Guardateli di lato e di fronte: hanno cinque zampe, perché lo scultore voleva che sembrassero fermi visti di fronte e in cammino visti di profilo. Le pareti erano coperte di rilievi con battaglie e cacce al leone, una sorta di fumetto di pietra al servizio del re.
Perché l’impero assiro crollò così in fretta?
Dopo la morte di Assurbanipal scoppiano guerre di successione. Babilonia si ribella sotto Nabopolassar, i Medi dell’Iran attaccano da est. Nel 612 a.C. Ninive cade dopo un assedio di circa tre mesi e viene saccheggiata. Gli ultimi resti dell’esercito resistono a Harran fino al 609. Poi più niente.
Un impero così temuto sparisce in pochi anni. Perché? Troppo esteso, forse; troppi nemici; un sistema fondato sulla paura, che non creava fedeltà. Quando il centro si indebolì, nessuno corse a difenderlo. È una lezione che tornerà con l’impero persiano, che sceglierà una strada diversa.
Per l’epoca precedente vedete gli Accadi; sull’arte della guerra in Mesopotamia, la pagina sull’esercito. Tutto il programma è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La voce “Impero assiro” di Wikipedia ha l’elenco dei sovrani e delle date; c’è anche una voce dedicata alla “Biblioteca di Assurbanipal”. Per la cultura, il saggio Treccani “La cultura assira”, nella Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco.