Impero persiano

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Impero persiano: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Età antica · Vicino Oriente

L’impero persiano, chiamato anche impero achemenide dal nome della dinastia, fu fondato da Ciro il Grande intorno al 550 avanti Cristo e durò fino alla conquista di Alessandro Magno, nel 330 a.C. Al suo massimo andava dalla Libia e dall’Egitto fino al fiume Indo, dall’Egeo all’Asia centrale: forse 40-50 milioni di sudditi, una fetta enorme dell’umanità di allora.

Gli studenti lo incontrano quasi sempre di sfuggita, come “il nemico” delle guerre persiane. È un peccato. Visto da vicino, fu un esperimento politico originale: un impero gigantesco che, invece di schiacciare i popoli vinti, cercò di governarli lasciandoli in larga parte come erano.

Chi erano i Persiani

Erano un popolo di lingua indoeuropea, parente lontano delle lingue europee, stanziato nel sud-ovest dell’attuale Iran, nella regione chiamata Parsa (da cui “Persia” e anche “Fars”). Fino alla metà del VI secolo a.C. erano sottomessi ai Medi, un altro popolo iranico che aveva contribuito a distruggere gli Assiri.

Ciro il Grande: le conquiste

Ciro II, della famiglia degli Achemenidi, si ribella ai Medi e nel 550 a.C. ne prende la capitale, Ecbatana. Poi si muove a ovest. Nel 546 conquista la Lidia del re Creso, quello ricchissimo, in Anatolia; con la Lidia passano sotto il suo controllo anche le città greche della Ionia, sulla costa. Tenete a mente questo dettaglio: è da lì che partirà, cinquant’anni dopo, il conflitto con i Greci.

Nel 539 a.C. tocca a Babilonia, che si arrende quasi senza combattere. Ciro muore nel 530 combattendo contro i Massageti, un popolo nomade dell’Asia centrale. Suo figlio Cambise aggiunge l’Egitto, nel 525.

Il Cilindro di Ciro e la politica di tolleranza

Dopo la presa di Babilonia, Ciro fece scrivere un testo in accadico su un cilindro d’argilla, ritrovato nel 1879 e oggi al British Museum. Ciro vi si presenta come il prescelto di Marduk, il dio di Babilonia, venuto a liberare la città da un cattivo re. Racconta di aver restituito le statue degli dèi ai loro santuari e permesso alle popolazioni deportate di tornare a casa.

A volte lo si sente chiamare “la prima carta dei diritti umani”. È un’esagerazione moderna, e conviene dirlo chiaramente: è un testo di propaganda, scritto nello stile tradizionale dei re mesopotamici. Però la politica che descrive fu reale. Anche il libro biblico di Esdra racconta che Ciro permise agli Ebrei esiliati di tornare a Gerusalemme e ricostruire il Tempio; per questo il profeta Isaia lo chiama addirittura “unto del Signore”. Rispetto al terrore assiro, il contrasto è netto.

Dario I: satrapie, strade e moneta

Il vero organizzatore dell’impero è Dario I, che regna dal 522 al 486 a.C. Prese il potere in modo poco chiaro, dopo una congiura, e passò il primo anno a reprimere rivolte; lo racconta lui stesso nella grande iscrizione di Behistun, scolpita su una parete di roccia a cento metri d’altezza in tre lingue diverse. Proprio quell’iscrizione, nell’Ottocento, aiutò a decifrare il cuneiforme.

Dario divise l’impero in una ventina di province, le satrapie. A capo di ciascuna c’era un satrapo, un governatore che riscuoteva i tributi e manteneva l’ordine. Per evitare che diventasse troppo potente, il re inviava ispettori chiamati “occhi e orecchie del re”. I comandanti militari, in molti casi, rispondevano direttamente al sovrano e non al satrapo.

Fece costruire la Strada Reale, lunga circa 2.500 chilometri, da Sardi in Anatolia a Susa. Lungo il percorso c’erano stazioni con cavalli freschi, e i corrieri, a staffetta, la percorrevano in una settimana circa. Erodoto ne era così colpito che scrisse: né neve né pioggia né caldo né notte li fermano. Quella frase oggi è incisa sull’ufficio postale centrale di New York. Dario coniò anche una moneta d’oro, il darico, e avviò la costruzione della splendida capitale cerimoniale di Persepoli.

La religione: Ahura Mazda e lo zoroastrismo

I re achemenidi veneravano Ahura Mazda, il “signore saggio”, dio del bene e della verità. È la religione legata al profeta Zarathustra (in greco Zoroastro), di cui non sappiamo con certezza neppure quando visse. Al centro c’è la lotta tra il bene e il male, tra verità e menzogna, e la responsabilità di ciascuno di scegliere da che parte stare.

Il re non obbligava però i sudditi a convertirsi. Babilonesi, Egiziani, Ebrei, Greci continuavano a pregare i loro dèi. Per governare cinquanta popoli, era più conveniente.

Lo scontro con i Greci

Nel 499 a.C. le città greche della Ionia si ribellano, con un piccolo aiuto di Atene. Dario reprime la rivolta e decide di punire chi l’aveva sostenuta. Comincia così la serie di conflitti che trovate nella scheda sulle guerre persiane: Maratona nel 490, poi con il figlio Serse le Termopili e Salamina nel 480. Per i Greci fu un’epopea. Per i Persiani, una guerra di confine andata male.

La fine dell’impero achemenide

L’impero sopravvisse ancora un secolo e mezzo, tra rivolte di satrapi, intrighi di corte e periodi di ripresa. Poi arrivò un giovane re macedone. Tra il 334 e il 330 a.C. Alessandro Magno sconfisse Dario III al Granico, a Isso e a Gaugamela; Persepoli fu incendiata, e Dario fu ucciso da uno dei suoi satrapi mentre fuggiva. Alessandro, curiosamente, ne conservò molte istituzioni, comprese le satrapie.

Il percorso del primo anno continua nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

La voce “Impero achemenide” di Wikipedia riassume sovrani e organizzazione; per il celebre documento babilonese c’è la voce “Cilindro di Ciro”. La fonte antica principale resta Erodoto, Storie, soprattutto i libri I, III e V.

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