Età antica · Mesopotamia
Gli Accadi erano un popolo di lingua semitica della Mesopotamia centrale che, sotto il re Sargon, intorno al 2334 avanti Cristo, unificò per la prima volta le città sumere e creò quello che gli storici considerano il primo impero della storia. Durò circa un secolo e mezzo. Poco, si dirà. Ma lasciò in eredità una lingua, l’accadico, che si sarebbe parlata e scritta nel Vicino Oriente per duemila anni.
Chi erano gli Accadi
Non erano invasori arrivati all’improvviso. Gruppi di lingua semitica, imparentata con l’ebraico e l’arabo di oggi, vivevano da secoli accanto ai Sumeri, soprattutto a nord, nella zona dove il Tigri e l’Eufrate si avvicinano, vicino all’attuale Baghdad. Commerciavano, si sposavano, adoravano spesso gli stessi dèi con nomi diversi: Inanna sumera era Ishtar per loro.
La differenza più visibile era la lingua. Il sumerico non somiglia a nessun’altra lingua conosciuta; l’accadico sì. Eppure gli Accadi lo scrissero con i segni cuneiformi inventati dai Sumeri, adattandoli. Un po’ come noi scriviamo l’italiano con l’alfabeto latino.
Sargon di Akkad: dalla cesta al trono
La sua storia comincia con una leggenda che conviene raccontare, perché la ritroverete altrove. Un testo scritto molto dopo la sua morte fa dire a Sargon: mia madre mi partorì in segreto, mi mise in una cesta di giunchi sigillata col bitume e mi affidò al fiume. Un giardiniere lo raccolse e lo crebbe. Se vi viene in mente Mosè, non siete i primi: gli storici notano da tempo la somiglianza.
Cosa sappiamo di più solido? Che Sargon fu coppiere del re di Kish, una carica di fiducia a corte. Che prese il potere, fondò o rifondò la città di Akkad, sconfisse Lugalzagesi di Umma, che allora dominava gran parte di Sumer, e lo portò in catene, così dicono le iscrizioni, fino alla porta del tempio di Enlil a Nippur. Poi si spinse a nord e a ovest, fino alla Siria e, almeno secondo le sue parole, alle “montagne dei cedri”. Il suo nome, in accadico Sharru-kin, significa “il re è legittimo”: un nome che fa pensare a qualcuno che aveva bisogno di dimostrarlo.
Come funzionava il primo impero
Che cosa rende “impero” uno Stato, e non semplicemente un regno più grande? Qui mi fermo sempre con la classe. Un impero tiene insieme popoli e città diversi sotto un unico sovrano, che manda propri uomini a governarli.
Sargon fece proprio questo. Nelle città-stato sumere lasciò spesso le strutture locali, ma mise governatori accadici di fiducia. Abbatté in molti casi le mura delle città sconfitte, perché non potessero ribellarsi facilmente. Mantenne un esercito permanente: un’iscrizione parla di 5.400 uomini che “mangiavano ogni giorno davanti a lui”, cioè erano nutriti a spese del re. Introdusse un sistema di pesi e misure più uniforme, utile per tasse e commerci. E nominò sua figlia Enheduanna somma sacerdotessa del dio-luna a Ur, un modo elegante per legare a sé una città sumera importantissima. Enheduanna, peraltro, scrisse inni ancora oggi conservati.
Le navi che arrivavano ai moli di Akkad portavano merci da Dilmun (l’attuale Bahrein), da Magan (l’Oman) e da Meluhha, quasi certamente la valle dell’Indo.
Naram-Sin, il re che si fece dio
Il nipote di Sargon, Naram-Sin, regnò all’incirca tra il 2254 e il 2218 a.C. e portò l’impero alla massima estensione. Si diede un titolo nuovo, “re delle quattro parti del mondo”. Soprattutto, fece scrivere il proprio nome preceduto dal segno che indicava le divinità.
La sua immagine più celebre è la Stele di Naram-Sin, oggi al Louvre. Il re sale una montagna calpestando i nemici, più grande di tutti i suoi soldati, con in testa un elmo con le corna, simbolo degli dèi. Sopra di lui brillano astri. È propaganda allo stato puro, e anche un capolavoro di scultura. Curiosità: la stele fu ritrovata non in Mesopotamia ma a Susa, in Iran, dove l’avevano portata come bottino gli Elamiti un millennio dopo.
Perché l’impero di Akkad crollò?
Dopo Naram-Sin le cose precipitano. Le città sumere si ribellano a ogni cambio di sovrano, perché non avevano mai accettato del tutto il dominio straniero. Dai monti Zagros scendono i Gutei, che la tradizione mesopotamica dipingerà come barbari. Intorno al 2150 a.C. l’impero non esiste più.
Alcuni studiosi hanno proposto anche una causa climatica: un periodo di forte siccità, intorno al 2200 a.C., avrebbe messo in crisi l’agricoltura del nord. L’ipotesi è discussa e non va presentata come certa. Un testo sumerico successivo, la “Maledizione di Akkad”, dava invece la colpa a Naram-Sin, che avrebbe offeso il dio Enlil. Ogni epoca, insomma, si dà la sua spiegazione.
Che cosa rimane degli Accadi
La città di Akkad non è mai stata trovata: è una delle grandi capitali perdute dell’archeologia. Resta però l’idea di impero universale, che imiteranno Babilonesi, Assiri e Persiani. E resta la lingua: nei suoi dialetti babilonese e assiro, l’accadico diventa la lingua della diplomazia. Nel XIV secolo a.C. persino i faraoni egizi scrivevano ai re stranieri in accadico, su tavolette d’argilla.
Prima di loro vengono i Sumeri. Il percorso completo è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
Due voci di Wikipedia, “Impero di Akkad” e “Stele di Naram-Sin”, offrono date e bibliografia. Più approfondito il capitolo “L’impero di Akkad” su Archeopedia; per il fondatore, la voce Treccani “Sargon di Akkad” del Dizionario di Storia.