Città-stato

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Città-stato della Mesopotamia: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Età antica · Mesopotamia

Le città-stato mesopotamiche erano centri urbani indipendenti, ciascuno con un proprio territorio agricolo, un proprio dio protettore e un proprio governo, nati nella bassa Mesopotamia tra la fine del IV e il III millennio avanti Cristo. Uruk, Ur, Lagash, Umma, Kish, Nippur: non province di un regno, ma piccoli Stati sovrani, spesso rivali.

Per capire l’idea, a me piace partire dall’Italia dei Comuni, o dalle polis greche che studierete tra qualche mese. Il paragone non è perfetto. Ma rende l’essenziale: una città che comanda sulle campagne intorno e che si considera un mondo a sé.

Che cos’è una città-stato

Tre elementi la definiscono. Un centro abitato circondato da mura, con case, botteghe, magazzini e soprattutto il grande tempio. Un territorio di campi, villaggi e canali che la città controlla e da cui trae il cibo: nel caso di Lagash parliamo di qualche migliaio di chilometri quadrati. E un’autorità politica propria (la moneta non esisteva ancora) che riscuote tributi in orzo, organizza il lavoro e fa la guerra.

Ogni città credeva di appartenere a un dio. Ur era la casa del dio-luna Nanna, Uruk di Inanna e di An, Nippur di Enlil, il signore di tutti gli dèi. Nippur, per inciso, non ebbe quasi mai un grande peso militare, ma il suo santuario dava prestigio religioso a chi lo controllava: un po’ come avere la benedizione del papa.

Come nascono: acqua, surplus e organizzazione

Nella pianura del sud piove pochissimo. Senza canali non si coltiva. E un canale lungo venti chilometri non lo scava una famiglia: servono centinaia di persone, qualcuno che le coordini, qualcuno che decida chi riceve l’acqua e quando. Da questa necessità, secondo molti storici, nasce un’autorità centrale stabile.

L’irrigazione produce raccolti abbondanti di orzo. L’orzo in più, il surplus, va conservato, contato, redistribuito. Così un villaggio diventa un centro amministrativo, e il centro amministrativo diventa città. Il processo è raccontato nella scheda sulla nascita delle città.

Il tempio, il palazzo e il re

All’inizio il cuore di tutto era il tempio. Possedeva terre, greggi, laboratori tessili, e dava razioni di cibo a chi lavorava per lui. Le tavolette di Uruk, le più antiche che conosciamo, sono proprio registrazioni di questa enorme “azienda” sacra.

Col tempo, a fianco del tempio cresce il palazzo. I titoli dei capi variano da città a città, e conviene conoscerli: en, un capo con funzioni anche religiose, tipico di Uruk; ensi, il governatore che amministra in nome del dio, usato per esempio a Lagash; lugal, “grande uomo”, cioè re, che indica soprattutto un capo militare vittorioso. Il re non era considerato un dio, almeno all’inizio: era il servitore, o l’amministratore, della divinità cittadina. Una differenza importante rispetto al faraone egizio.

Com’era organizzata la società

Una piramide, come quasi sempre nelle civiltà antiche, ma con qualche sorpresa. In alto il sovrano e la sua famiglia, i sacerdoti, i grandi funzionari. Poi gli scribi, rari e rispettati, perché saper leggere il cuneiforme apriva le porte dell’amministrazione. Poi mercanti e artigiani: vasai, tessitori, fabbri del bronzo, birrai. In basso la grande massa dei contadini, molti dei quali lavoravano terre del tempio o del palazzo in cambio di razioni. All’ultimo gradino gli schiavi, spesso prigionieri di guerra o debitori.

La sorpresa riguarda le donne. Alcune, specie di famiglie ricche, gestivano proprietà, firmavano contratti, potevano essere sacerdotesse di alto rango. La più famosa è Enheduanna, figlia di Sargon di Akkad e somma sacerdotessa a Ur intorno al 2300 a.C.: è la prima autrice della storia di cui conosciamo il nome.

Guerre tra città: il caso di Lagash e Umma

Le città si combattevano spesso, e il caso meglio documentato è quello di Lagash e Umma, vicine di casa che per più di un secolo si contesero una striscia di terra fertile chiamata Gu-edena. Il re Eannatum di Lagash, verso il 2450 a.C., celebrò la vittoria con la cosiddetta Stele degli Avvoltoi, oggi al Louvre: vi si vedono soldati con elmi e lance, schierati in file serrate, e avvoltoi che portano via le teste dei nemici. Sull’esercito mesopotamico c’è una pagina a parte.

Qualche generazione dopo, un sovrano di Lagash, Urukagina (o Uruinimgina, secondo la lettura più recente), fece incidere un testo in cui diceva di aver eliminato abusi dei funzionari e tasse ingiuste a danno di vedove e orfani. Propaganda? Certamente in parte. Ma è uno dei primi documenti in cui un re presenta il proprio potere come difesa dei deboli.

Dalla città-stato all’impero

Le rivalità continue rendevano le città vulnerabili. Lugalzagesi di Umma riuscì per un periodo a dominarne molte. Poi, verso il 2334 a.C., arrivò Sargon: con lui gli Accadi crearono il primo impero, che univa città diverse sotto un unico re. Le città-stato non scomparvero, ma da allora furono spesso governate da un potere più grande, accadico, poi babilonese, poi assiro.

Per il popolo che le fondò rimando alla scheda sui Sumeri; gli altri argomenti dell’anno sono nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

La voce “Sumeri” di Wikipedia descrive l’organizzazione delle città e i titoli dei sovrani. Sul periodo delle città-stato è utile il capitolo “L’epoca protodinastica” della storia del Vicino Oriente antico pubblicata da Archeopedia. Per un quadro sintetico, la voce Treccani “Sumeri”.

Una sezione è l’inizio di un percorso.

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