Età moderna · Monarchie e imperi
La crisi del Seicento è il nome che gli storici danno all’insieme di difficoltà economiche, demografiche e politiche che colpirono l’Europa nel XVII secolo, soprattutto tra il 1620 e il 1660: carestie, epidemie di peste, guerre devastanti e un’ondata di rivolte. Non fu però una crisi uguale per tutti. Mentre l’Italia, la Spagna e la Germania si impoverivano, l’Olanda e l’Inghilterra crescevano e si preparavano a guidare l’economia mondiale. È questo contrasto il punto da capire.
Che cosa si intende per crisi del Seicento
Il Cinquecento era stato un secolo di crescita: la popolazione europea era aumentata di circa il 30 per cento, i prezzi salivano, l’argento americano arrivava a Siviglia. Nel Seicento la crescita rallenta molto. Secondo le stime più usate, la popolazione del continente passa da poco più di 110 a circa 125 milioni: un aumento di appena il 10 per cento in cento anni, concentrato tra l’altro alla fine del secolo.
Gli storici discutono da decenni su quanto sia giusto parlare di “crisi generale”. Il dibattito si accese negli anni Cinquanta del Novecento, quando lo storico britannico Eric Hobsbawm propose di leggere il Seicento come la crisi decisiva nel passaggio dal feudalesimo al capitalismo. Oggi si tende a usare la parola con più prudenza: una crisi vera ci fu, ma con vincitori e vinti.
In Italia sul giudizio pesa anche la letteratura. Per generazioni di studenti il Seicento è stato quello dei Promessi sposi: un secolo “sudicio e sfarzoso”, di nobili prepotenti, governatori spagnoli inetti e carestie. È un’immagine potente, ma racconta solo una parte della storia. Lo stesso secolo è anche quello di Galileo, del barocco di Bernini e Borromini, della nascita del melodramma.
Le cause della crisi del Seicento
Le spiegazioni si intrecciano. Le principali sono queste.
- Troppa popolazione per le risorse: dopo un secolo di crescita le terre migliori erano già coltivate. Bastava un cattivo raccolto per far salire il prezzo del pane.
- Il clima: il Seicento cade in pieno nella cosiddetta piccola età glaciale. Inverni più lunghi ed estati piovose ridussero i raccolti in molte regioni.
- Le guerre: la guerra dei Trent’anni (1618-1648) devastò la Germania, dove la popolazione scese da 15-16 a 10-12 milioni di abitanti. Gli eserciti saccheggiavano, diffondevano malattie e si portavano via il raccolto.
- Le tasse: per pagare quelle guerre le monarchie aumentarono enormemente il prelievo fiscale, che colpiva soprattutto i contadini.
- Il calo dell’argento americano: dagli anni Venti-Trenta del secolo i carichi in arrivo in Spagna diminuirono, con effetti a catena sul credito.
La peste del 1630 e le epidemie
Le epidemie colpirono duro. La più famosa in Italia è la peste del 1630, raccontata da Manzoni nei Promessi sposi: a Milano morì circa metà degli abitanti, e in molte città del Nord le perdite furono simili. Nel 1656 fu la volta di Napoli e di Genova, nel 1665 di Londra, quella descritta da Daniel Defoe.
L’Italia è un buon esempio dell’andamento della crisi: aveva circa 13 milioni di abitanti nel 1600, scese a circa 11 milioni verso il 1660 e tornò al livello iniziale solo alla fine del secolo.
L’Italia e la Spagna: il declino
Il caso italiano è quello che i manuali sottolineano di più. Nella prima metà del secolo la produzione di panni di lana delle grandi città, Firenze, Milano, Venezia, crollò quasi fino a sparire. I prodotti italiani, di qualità ma costosi, non reggevano la concorrenza dei tessuti più leggeri ed economici prodotti in Olanda e in Inghilterra. Molti mercanti spostarono i capitali nella terra, comprando feudi e titoli: è il fenomeno che alcuni storici chiamano rifeudalizzazione.
In Spagna, e soprattutto in Castiglia, la decadenza era così visibile che gli scrittori politici del tempo ne parlavano apertamente: la chiamavano declinación. Per approfondire vedi la scheda sulla Spagna degli Asburgo.
Le rivolte degli anni Quaranta
Tra il 1640 e il 1650 l’Europa fu attraversata da una serie impressionante di ribellioni, quasi tutte legate alle tasse e alla fame.
- 1640: si ribellano la Catalogna e il Portogallo, che si separa dalla Spagna.
- 1647: a Napoli scoppia la rivolta guidata da Masaniello, partita da una gabella sulla frutta; nello stesso anno si solleva anche Palermo.
- 1642-1649: in Inghilterra la guerra civile porta all’esecuzione di Carlo I; è la rivoluzione inglese.
- 1648-1653: in Francia la Fronda mette in difficoltà la monarchia durante l’infanzia di Luigi XIV.
Non erano rivoluzioni coordinate, ma avevano un’origine comune: Stati che chiedevano sempre più denaro a sudditi sempre più poveri.
Chi uscì più forte: Olanda e Inghilterra
Ed ecco l’altra faccia della medaglia. Le Province Unite, cioè l’Olanda, vissero proprio nel Seicento il loro “secolo d’oro”. Amsterdam diventò la capitale finanziaria d’Europa, con la sua banca e la sua borsa; la Compagnia olandese delle Indie orientali, fondata nel 1602, controllava il commercio delle spezie. Le navi olandesi trasportavano grano dal Baltico, pesce, legname e merci di mezzo mondo.
Anche l’Inghilterra crebbe: la popolazione passò da circa 4 a 5 milioni di abitanti, il commercio si allargò all’Atlantico. Pure la Francia, dopo le difficoltà di metà secolo, diventò con Luigi XIV la grande potenza del continente: vedi la scheda sulla Francia dell’assolutismo.
Il risultato fu uno spostamento del centro economico dell’Europa: dal Mediterraneo all’Atlantico e al Mare del Nord. Visto da Madrid o da Milano il Seicento fu un secolo di decadenza; visto da Amsterdam, un’epoca d’oro.
Crisi del Seicento nel programma di quarta
È l’argomento con cui di solito si apre la quarta superiore, prima dell’assolutismo e delle rivoluzioni inglesi. Lo trovi all’inizio dell’indice di storia per la quarta superiore.