Il viaggio di Colombo del 1492

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Eventi e Guerre · Scoperte ed esplorazioni

Il viaggio di Colombo del 1492 durò poco più di sette mesi: dal 3 agosto 1492, quando tre navi lasciarono il porto di Palos, in Andalusia, al 15 marzo 1493, quando due di esse vi fecero ritorno. Questa pagina segue la navigazione giorno per giorno, con le navi, gli uomini, la rotta e gli errori. Le conseguenze dell’impresa per l’Europa e per i popoli americani sono raccontate nella pagina sulla scoperta dell’America; lo sbarco e il primo incontro con i Taíno in quella sull’arrivo di Colombo in America.

Tre navi e novanta uomini

La flotta era modesta. La Santa María, la nave ammiraglia, era una nao di circa 25 metri, lenta e pesante; la Pinta e la Niña erano caravelle, più piccole e veloci. Colombo comandava la Santa María. La Pinta era affidata a Martín Alonso Pinzón e la Niña a suo fratello Vicente Yáñez: due armatori di Palos, marinai esperti e rispettati, senza i quali sarebbe stato difficile trovare un equipaggio. In tutto partirono circa novanta uomini. Non erano galeotti, come si è raccontato a lungo: quasi tutti erano marinai andalusi, con qualche basco e qualche galiziano, più un interprete che parlava arabo ed ebraico, nella convinzione di arrivare in Asia.

Il viaggio era stato pagato in buona parte dalla corona di Castiglia, ma una quota la misero lo stesso Colombo, con prestiti di mercanti genovesi e fiorentini di Siviglia, e la città di Palos, obbligata a fornire due caravelle come punizione per alcune infrazioni.

La rotta: perché passare dalle Canarie

Colombo non puntò subito verso ovest. Scese prima alle isole Canarie, possedimento castigliano, per due ragioni. Da lì, alla latitudine giusta, soffiano gli alisei, venti costanti da nord-est che spingono le navi verso occidente. E alle Canarie si poteva riparare il timone della Pinta, che si era rotto pochi giorni dopo la partenza. La sosta durò quasi un mese. Il 6 settembre la flotta lasciò l’isola della Gomera e si trovò in mare aperto, dove nessun europeo aveva navigato tanto a lungo verso ovest.

La navigazione era “stimata”: senza strumenti per misurare la longitudine, il pilota calcolava ogni giorno la posizione con la rotta indicata dalla bussola, la velocità valutata a occhio e il tempo misurato con la clessidra. Secondo il riassunto del diario di bordo fatto da Bartolomé de Las Casas, Colombo teneva due conti delle miglia percorse: quello vero per sé, uno più basso per l’equipaggio, perché nessuno si spaventasse di essere troppo lontano da casa. Curiosamente, il conto “falso” era più vicino al vero, perché Colombo tendeva a sopravvalutare la velocità.

Un errore di calcolo

Tutta l’impresa si reggeva su un errore. Colombo pensava che il Giappone, il Cipango di Marco Polo, si trovasse a circa 2.400 miglia nautiche dalle Canarie. In realtà la distanza fino all’Asia orientale è di oltre 10.000 chilometri, e in mezzo c’era un continente che nessuno in Europa immaginava. Gli esperti consultati dai re di Portogallo e di Castiglia avevano respinto il progetto proprio perché le loro stime della circonferenza terrestre erano più corrette di quelle di Colombo. Avevano ragione loro: senza l’America in mezzo, le navi sarebbero rimaste senza acqua e cibo molto prima di vedere terra.

Trentatré giorni di oceano

Le settimane passarono fra segnali incoraggianti e delusioni. A metà settembre le navi entrarono nel mare dei Sargassi, coperto di alghe galleggianti, e alcuni temettero di restarvi intrappolati. Più volte qualcuno gridò “terra!” scambiando una nuvola per una costa. Il 7 ottobre, vedendo stormi di uccelli volare verso sud-ovest, Colombo cambiò rotta e li seguì. Il 10 ottobre, sempre secondo il diario, l’equipaggio protestò apertamente e chiese di tornare: l’ammiraglio ottenne di proseguire ancora qualche giorno. Il giorno dopo si videro in acqua un ramo con dei fiori e un bastoncino lavorato.

Verso le due di notte del 12 ottobre un marinaio della Pinta, Rodrigo de Triana, vide al chiaro di luna una costa bianca e gridò. Il premio promesso dai re a chi avesse avvistato per primo la terra, una rendita annua di 10.000 maravedí, andò però a Colombo, che sostenne di aver visto una luce già alle dieci di sera. La terra era un’isola delle Bahamas che gli abitanti chiamavano Guanahaní e Colombo ribattezzò San Salvador.

Il naufragio di Natale e il ritorno

Nelle settimane seguenti la flotta toccò Cuba, che Colombo credette parte dell’Asia, e un’isola grande e montuosa che chiamò La Española, Hispaniola, oggi divisa fra Haiti e Repubblica Dominicana. Martín Alonso Pinzón si allontanò con la Pinta per conto suo, cercando oro. La notte di Natale del 1492, mentre al timone c’era un mozzo, la Santa María si incagliò su un banco di corallo e andò perduta. Con il suo legname fu costruito un forte, La Navidad, dove rimasero 39 uomini. Quando Colombo tornò, l’anno dopo, li trovò tutti morti.

Il 16 gennaio 1493 Niña e Pinta, di nuovo insieme, ripresero la via di casa, risalendo verso nord per trovare i venti occidentali. A febbraio una tempesta le separò. Colombo, temendo il naufragio, scrisse un resoconto del viaggio, lo chiuse in un barile e lo gettò in mare. Raggiunse le Azzorre, poi fu costretto a riparare a Lisbona, dove il 4 marzo incontrò il re Giovanni II di Portogallo. Il 15 marzo la Niña entrò a Palos; la Pinta arrivò poche ore dopo. Pinzón, malato, morì pochi giorni più tardi.

Che cosa sappiamo, e da dove

Il diario di bordo originale è perduto. Lo conosciamo soprattutto attraverso il riassunto del frate Bartolomé de Las Casas, che lo copiò a metà del Cinquecento, a volte citando Colombo parola per parola, a volte riassumendo. A questo si aggiunge la lettera in cui Colombo raccontò il viaggio a Luis de Santángel, funzionario della corona: stampata a Barcellona nella primavera del 1493 e subito tradotta in latino, fece conoscere la notizia in tutta Europa. Il secondo viaggio partì già nel settembre 1493, con diciassette navi e più di mille uomini. Pochi decenni dopo, la spedizione di Magellano ed Elcano mostrò quanto fosse davvero grande l’oceano che Colombo aveva creduto stretto. Per il quadro generale delle esplorazioni si può partire dalla sezione sulle scoperte geografiche e dalla scheda su Cristoforo Colombo.

Domande frequenti

Quanto durò il viaggio di andata? Dalla partenza da Palos (3 agosto) all’avvistamento della terra (12 ottobre) passarono settanta giorni; la traversata vera e propria, dalla Gomera, durò trentatré giorni.

Quale nave non tornò? La Santa María, naufragata a Hispaniola la notte di Natale del 1492.

Fonti per approfondire

La lettera di Colombo sul primo viaggio (1493), Gilder Lehrman Institute; la guida bibliografica della UMass Dartmouth Library.

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