Scoperte geografiche: che cosa sono e perché contano
Con scoperte geografiche si indicano i viaggi oceanici che, fra la metà del Quattrocento e la metà del Cinquecento, misero in contatto stabile Europa, Africa, Asia e Americhe. Protagonisti furono soprattutto Portogallo e Castiglia, ma i marinai e i finanziatori venivano da mezza Europa, e molti erano italiani: il genovese Colombo, il fiorentino Vespucci, il veneziano Giovanni Caboto, che nel 1497 raggiunse Terranova al servizio dell’Inghilterra.
I portoghesi cominciarono per primi, scendendo lungo la costa africana. Nel 1488 Bartolomeu Dias doppiò il capo di Buona Speranza; dieci anni dopo Vasco da Gama arrivò in India, a Calicut. Nel frattempo, il 12 ottobre 1492, il viaggio di Colombo aveva toccato le isole dei Caraibi. Fra il 1519 e il 1522 la spedizione di Magellano ed Elcano compì il primo giro del mondo: partirono in circa 240, tornarono in diciotto.
Per rendere possibili questi viaggi servirono navi nuove come la caravella, la bussola, l’astrolabio, carte nautiche sempre più precise, ma anche capitali, banchieri e sovrani disposti a rischiare. Le conseguenze furono enormi e di segno opposto. Per l’Europa arrivarono nuove ricchezze, nuove piante come il mais e la patata, un’idea più grande del mondo. Per i popoli americani e africani iniziarono la conquista, le epidemie, la schiavitù e la tratta atlantica. Per questo le schede della sezione tengono insieme i navigatori e chi li vide arrivare.
Un consiglio di studio: per ogni viaggio chiediti chi lo pagò, che cosa si cercava, che cosa si trovò davvero e chi ne pagò il prezzo. Sono quattro domande che funzionano per Colombo come per da Gama.
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