La crisi finanziaria del 2008 fu la più grave crisi economica mondiale dalla Grande depressione degli anni Trenta. Nacque negli Stati Uniti dal crollo del mercato immobiliare e dei mutui ad alto rischio, i cosiddetti subprime, e raggiunse il culmine il 15 settembre 2008 con il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers. In poche settimane si trasformò in una crisi del sistema bancario internazionale e poi in una recessione globale, la “Grande recessione”, che in Europa si prolungò con la crisi dei debiti sovrani.
Crisi finanziaria del 2008: riassunto
All’inizio degli anni Duemila i prezzi delle case negli Stati Uniti crebbero rapidamente, favoriti da tassi d’interesse bassi e da una grande facilità di credito. Le banche concessero mutui anche a famiglie con redditi bassi o incerti, contando sul continuo aumento del valore degli immobili. Dal 2006 i prezzi cominciarono a scendere e molti debitori non riuscirono più a pagare le rate. Le perdite si diffusero in tutto il sistema finanziario, perché quei mutui erano stati trasformati in titoli e venduti a banche e investitori di tutto il mondo.
Nel 2007 apparvero i primi segnali: alcuni fondi d’investimento furono congelati e in Gran Bretagna i clienti della banca Northern Rock corsero a ritirare i depositi. Nel marzo 2008 la banca Bear Stearns fu salvata in extremis. A settembre il governo americano prese il controllo delle grandi agenzie dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac; il 15 settembre Lehman Brothers dichiarò fallimento e il giorno dopo il gigante assicurativo AIG fu salvato con fondi pubblici. Le Borse crollarono e le banche smisero di prestarsi denaro a vicenda.
Le cause della crisi del 2008
- la bolla immobiliare negli Stati Uniti, alimentata da tassi bassi e da un credito facile;
- i mutui subprime, concessi senza adeguate verifiche sulla capacità di rimborso;
- la cartolarizzazione: i mutui venivano raggruppati in titoli complessi, difficili da valutare, che diffusero il rischio in tutto il mondo;
- l’eccessivo indebitamento (leva finanziaria) di molte banche;
- i controlli insufficienti delle autorità di vigilanza e le valutazioni troppo ottimistiche delle agenzie di rating;
- gli squilibri globali, con grandi flussi di capitali che finanziavano il debito americano.
La risposta dei governi e delle banche centrali
Per evitare il crollo del sistema finanziario, i governi intervennero con misure eccezionali. Nell’ottobre 2008 il Congresso americano approvò un piano da 700 miliardi di dollari per salvare le banche; in Europa molti Stati nazionalizzarono o ricapitalizzarono istituti in difficoltà. Le banche centrali abbassarono i tassi quasi a zero e iniziarono ad acquistare titoli per immettere liquidità nell’economia. Il G20, che riuniva le principali economie avanzate ed emergenti, divenne il luogo principale di coordinamento internazionale, con i vertici di Washington (2008) e Londra (2009).
La Grande recessione
Nel 2009 l’economia mondiale si contrasse per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il commercio internazionale crollò, molte imprese chiusero e la disoccupazione aumentò: negli Stati Uniti arrivò al 10% nell’ottobre 2009. Milioni di famiglie americane persero la casa.
La crisi dei debiti sovrani in Europa
In Europa la crisi bancaria si trasformò in crisi dei debiti pubblici. Alla fine del 2009 la Grecia rivelò che il suo deficit era molto più alto di quanto dichiarato. Tra il 2010 e il 2013 Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro ricevettero prestiti dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale in cambio di dure politiche di austerità; anche la Spagna ottenne aiuti per le sue banche. In Italia, nel novembre 2011, l’aumento dello spread, cioè della differenza tra i tassi sui titoli di Stato italiani e tedeschi, portò alle dimissioni del governo Berlusconi e alla nascita del governo tecnico di Mario Monti. La tensione si attenuò dopo che, nel luglio 2012, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi dichiarò che la BCE avrebbe fatto “tutto il necessario” per salvare l’euro, la moneta nata dal Trattato di Maastricht.
Le conseguenze della crisi finanziaria del 2008
- nuove regole per le banche, come la legge Dodd-Frank del 2010 negli Stati Uniti e gli accordi internazionali di Basilea III sui requisiti di capitale;
- l’unione bancaria europea, con la vigilanza unica della BCE sulle grandi banche dell’eurozona, nel quadro dell’Unione europea nel XXI secolo;
- l’aumento del debito pubblico in molti Paesi;
- conseguenze sociali e politiche: disoccupazione giovanile, aumento delle disuguaglianze, sfiducia verso le élite economiche e politiche, movimenti di protesta come Occupy Wall Street e crescita dei partiti populisti; alcuni studiosi collegano a questo clima anche la Brexit.
Perché la crisi del 2008 è importante
La crisi del 2008 è spesso paragonata al crollo di Wall Street del 1929: in entrambi i casi un crollo finanziario divenne una crisi economica e politica mondiale. A differenza degli anni Trenta, l’intervento rapido di governi e banche centrali evitò una depressione altrettanto profonda, ma le conseguenze segnarono a lungo l’economia e la politica del XXI secolo.
Nota sulle fonti
Per seguire la crisi sono fondamentali i rapporti della Federal Reserve, del Fondo monetario internazionale, della Banca dei regolamenti internazionali e delle autorità di vigilanza. Per le cause e le conseguenze si possono consultare Adam Tooze, Crashed, e Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, This Time Is Different, da leggere insieme agli indicatori ufficiali e alle analisi sulle disuguaglianze. Le responsabilità restano oggetto di dibattito tra studiosi e istituzioni.