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Trattato di Maastricht

Epoca:

Il Trattato di Maastricht, ufficialmente Trattato sull’Unione europea, fu firmato il 7 febbraio 1992 nella città olandese di Maastricht dai dodici Paesi della Comunità europea ed entrò in vigore il 1° novembre 1993. Con esso nacque l’Unione europea: oltre a rafforzare l’integrazione economica, il trattato avviò l’unione economica e monetaria che avrebbe portato all’euro, introdusse la cittadinanza europea e aprì la cooperazione in politica estera, giustizia e affari interni. È uno dei passaggi fondamentali nella storia dell’Unione europea.

Trattato di Maastricht: riassunto

Alla fine degli anni Ottanta la Comunità europea, rilanciata dall’Atto unico europeo del 1986 che aveva fissato l’obiettivo del mercato unico, discuteva già di una moneta comune: nel 1989 un comitato guidato dal presidente della Commissione Jacques Delors propose un percorso in tre fasi. La caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989 e la riunificazione della Germania nell’ottobre 1990 accelerarono il processo: il cancelliere tedesco Helmut Kohl e il presidente francese François Mitterrand sostennero una maggiore integrazione, anche per legare saldamente la Germania unita all’Europa. Due conferenze intergovernative, sull’unione monetaria e sull’unione politica, prepararono il testo approvato dal Consiglio europeo di Maastricht nel dicembre 1991 e firmato due mesi dopo.

Che cosa prevede il Trattato di Maastricht

I tre pilastri

Il trattato organizzò l’Unione in tre “pilastri”:

  • le Comunità europee, con il mercato unico e le politiche comuni, in cui le istituzioni europee avevano i poteri maggiori;
  • la politica estera e di sicurezza comune (PESC), basata sulla cooperazione tra i governi;
  • la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni, come immigrazione, asilo e lotta alla criminalità, anch’essa intergovernativa.

L’unione economica e monetaria

Il trattato stabilì le tappe per arrivare a una moneta unica e una Banca centrale europea indipendente, con l’obiettivo principale della stabilità dei prezzi. Per partecipare, gli Stati dovevano rispettare i criteri di convergenza, i cosiddetti parametri di Maastricht:

  • un’inflazione contenuta, vicina a quella dei Paesi più virtuosi;
  • un deficit pubblico non superiore al 3% del prodotto interno lordo;
  • un debito pubblico non superiore al 60% del PIL, o in diminuzione verso questo valore;
  • tassi d’interesse a lungo termine contenuti;
  • la stabilità del cambio della propria moneta per almeno due anni.

L’euro fu introdotto il 1° gennaio 1999 per le transazioni finanziarie e il 1° gennaio 2002 con banconote e monete.

La cittadinanza europea e le altre novità

Il trattato istituì la cittadinanza dell’Unione, che si aggiunge a quella nazionale: dà il diritto di circolare e soggiornare liberamente negli altri Stati membri, di votare e candidarsi alle elezioni comunali ed europee nel Paese in cui si risiede, di ricevere protezione dalle ambasciate degli altri Stati membri e di rivolgersi al Mediatore europeo. Il Parlamento europeo ottenne nuovi poteri con la procedura di codecisione, e fu introdotto il principio di sussidiarietà, secondo cui l’Unione interviene solo quando un obiettivo non può essere raggiunto meglio dagli Stati.

Le ratifiche: un percorso difficile

La ratifica fu più complicata del previsto. Il 2 giugno 1992 gli elettori danesi bocciarono il trattato in un referendum; la Danimarca lo approvò l’anno seguente, dopo aver ottenuto alcune esenzioni, tra cui quella dalla moneta unica. In Francia il referendum del settembre 1992 approvò il trattato con poco più del 51% dei voti. Il Regno Unito ottenne di non partecipare all’unione monetaria e al protocollo sociale. Questi passaggi mostrarono che l’integrazione europea non aveva più solo il sostegno delle élite, ma doveva confrontarsi con le opinioni pubbliche nazionali.

L’Italia e Maastricht

L’Italia firmò il trattato con il governo Andreotti. Per rispettare i parametri, soprattutto quelli su deficit e debito, i governi degli anni Novanta adottarono pesanti manovre di bilancio e privatizzazioni. Nel 1998 l’Italia fu ammessa tra i Paesi fondatori dell’euro.

Le conseguenze del Trattato di Maastricht

  • la nascita dell’Unione europea come quadro politico comune, poi riformato dai trattati di Amsterdam (1997), Nizza (2001) e Lisbona (2007), che superò la struttura a pilastri;
  • la moneta unica, adottata oggi da più di venti Paesi;
  • regole comuni sui conti pubblici, al centro del dibattito durante la crisi finanziaria del 2008 e la successiva crisi dei debiti sovrani;
  • l’allargamento dell’Unione ai Paesi dell’Europa centrale e orientale dopo la fine della Guerra fredda;
  • la crescita dell’euroscetticismo in alcuni Paesi, che ebbe tra i suoi esiti la Brexit.

Perché il Trattato di Maastricht è importante

Maastricht segnò il passaggio da una comunità soprattutto economica a un’unione anche politica, con una moneta e una cittadinanza comuni. Molti dei temi discussi ancora oggi nell’Unione europea nel XXI secolo, dalle regole di bilancio al rapporto tra sovranità nazionale e decisioni comuni, nascono da quel trattato.

Nota sulle fonti

La fonte normativa principale è il testo del Trattato sull’Unione Europea, insieme ai verbali dei Consigli europei e agli atti di ratifica nazionali. Per il contesto sono utili Desmond Dinan, Europe Recast, e Helen Wallace, Mark Pollack e Alasdair Young, Policy-Making in the European Union. Per valutare gli effetti economici è opportuno distinguere gli obiettivi fissati nel 1992 dai risultati dell’euro introdotto in due fasi, nel 1999 e nel 2002.

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