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Unione Europea nel XXI secolo

Epoca:

L’Unione europea nel XXI secolo è passata da una crisi all’altra, e ogni volta ne è uscita cambiata. All’inizio del secolo sembrava avviata verso un’integrazione sempre più stretta: la moneta unica in circolazione, dieci nuovi paesi pronti a entrare. Poi sono arrivati la crisi finanziaria, quella dei debiti sovrani, gli arrivi di migranti, l’uscita del Regno Unito, la pandemia e la guerra alle porte. La storia precedente, dai Trattati di Roma a Lisbona, è nella scheda sull’Unione europea.

L’euro e il grande allargamento

Il 1° gennaio 2002 banconote e monete in euro entrarono in circolazione in dodici paesi, Italia compresa. Per la prima volta milioni di europei avevano in tasca lo stesso denaro. Due anni dopo, il 1° maggio 2004, l’Unione accolse dieci nuovi membri: otto paesi dell’Europa centrale e orientale, come Polonia, Ungheria e i tre Stati baltici, più Malta e Cipro. Romania e Bulgaria seguirono nel 2007, la Croazia nel 2013. Quindici anni dopo la caduta del Muro, la divisione del continente sembrava superata.

Non tutto andò liscio. Nel 2005 francesi e olandesi bocciarono con un referendum il trattato costituzionale. Una parte dei suoi contenuti confluì nel trattato di Lisbona, in vigore dal dicembre 2009.

Che cosa è successo nella crisi dell’euro?

La crisi finanziaria del 2008, partita dagli Stati Uniti, colpì presto le banche europee e i bilanci pubblici. Alla fine del 2009 il nuovo governo greco rivelò che il deficit era molto più alto di quanto dichiarato. I mercati cominciarono a dubitare della capacità di diversi paesi di ripagare il debito: Grecia, Irlanda, Portogallo, poi Spagna e Italia, dove nel 2011 lo spread con i titoli tedeschi superò i 500 punti.

L’Unione rispose con prestiti condizionati a severe politiche di austerità, con un fondo permanente di salvataggio, il Meccanismo europeo di stabilità, e con regole di bilancio più rigide. Fu decisiva la Banca centrale europea: nel luglio 2012 il presidente Mario Draghi promise di fare “tutto il necessario” per salvare l’euro. La moneta sopravvisse, ma la crisi lasciò disoccupazione, tensioni tra paesi creditori e debitori, e una forte sfiducia verso Bruxelles.

Migranti, populismi e Brexit

Nel 2015 oltre un milione di persone, in gran parte in fuga dalla guerra in Siria, dall’Afghanistan e dall’Iraq, chiese asilo nei paesi dell’Unione. Le regole comuni, che affidano la responsabilità al paese di primo ingresso, mostrarono tutti i loro limiti. Alcuni governi chiusero le frontiere, altri, come la Germania, accolsero centinaia di migliaia di richiedenti. Nel 2016 l’Unione firmò un accordo con la Turchia per ridurre le partenze. Su migranti e sovranità crebbero partiti euroscettici in molti paesi.

Il 23 giugno 2016 i cittadini britannici votarono per lasciare l’Unione, con il 51,9 per cento. Dopo tre anni di trattative difficili, la Brexit divenne effettiva il 31 gennaio 2020: per la prima volta l’articolo 50 del trattato di Lisbona veniva applicato.

La pandemia e il Next Generation EU

La pandemia di COVID-19 colpì l’Europa all’inizio del 2020, con l’Italia tra i primi paesi travolti. Dopo una prima fase in cui ogni governo andò per conto suo, l’Unione cambiò strada. Nel luglio 2020 i capi di governo approvarono il Next Generation EU, un piano da 750 miliardi di euro finanziato con debito comune emesso dalla Commissione: una novità che fino a poco prima molti paesi rifiutavano. L’Italia ne è stata la principale beneficiaria con il suo Piano nazionale di ripresa e resilienza. Anche i vaccini furono acquistati insieme.

La guerra in Ucraina e la sicurezza europea

L’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, ha posto l’Unione davanti a un problema che credeva lontano: la guerra in Europa. I Ventisette hanno approvato pacchetti di sanzioni contro la Russia, per la prima volta hanno finanziato forniture di armi a un paese in guerra e hanno accolto milioni di profughi ucraini con una protezione temporanea. Hanno anche ridotto in pochi anni la dipendenza dal gas russo. Nel giugno 2022 Ucraina e Moldavia sono diventate paesi candidati, e la questione dell’allargamento è tornata al centro del dibattito. Il rapporto con la NATO nel XXI secolo e la spesa per la difesa sono diventati temi europei.

Come sta l’Unione oggi?

Alle elezioni europee del giugno 2024 i partiti di destra e sovranisti sono cresciuti, ma la maggioranza che sostiene la Commissione di Ursula von der Leyen, confermata per un secondo mandato, ha tenuto. L’area dell’euro continua ad allargarsi: dopo la Croazia nel 2023, il 1° gennaio 2026 anche la Bulgaria ha adottato la moneta unica, diventando il ventunesimo paese dell’euro, secondo la Banca centrale europea. Restano aperte le discussioni sulla competitività rispetto a Stati Uniti e Cina, sulla transizione energetica, sulle migrazioni e sul modo di decidere, perché in molti settori serve ancora l’unanimità.

La scheda su Bruxelles europea racconta la città dove queste decisioni prendono forma.

In breve

Nel XXI secolo l’Unione europea è stata accusata più volte di essere lenta e lontana dai cittadini, e più volte è stata data per finita. Eppure le sue crisi hanno prodotto strumenti nuovi: il fondo salva-Stati, il debito comune, le sanzioni e gli aiuti all’Ucraina. È un’unione di Stati che continuano a discutere su quanto potere condividere, e questa discussione è la sua storia.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Treccani, Enciclopedia, voce “Unione Europea”
  • Trattato di Lisbona, 2007, e conclusioni del Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 (Next Generation EU) e del 23-24 giugno 2022
  • Banca centrale europea, comunicato del 1° gennaio 2026 sull’ingresso della Bulgaria nell’area dell’euro
  • Tony Judt, Dopoguerra. Come è cambiata l’Europa dal 1945 a oggi, Mondadori, 2007
  • Luuk van Middelaar, Il passaggio all’Europa. Storia di un inizio, Il Saggiatore

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