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Brexit

La Brexit (da British exit, “uscita britannica”) è l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, decisa con il referendum del 23 giugno 2016 e diventata effettiva il 31 gennaio 2020, dopo quasi quattro anni di negoziati e di crisi politiche. Il Regno Unito è stato il primo Paese a lasciare l’Unione europea, di cui faceva parte dal 1973. La Brexit ha cambiato profondamente i rapporti politici ed economici tra Londra e il resto d’Europa.

Brexit: riassunto

Il primo ministro conservatore David Cameron aveva promesso un referendum sulla permanenza nell’Unione europea, anche per contenere la crescita dei partiti euroscettici. Il 23 giugno 2016, con un’affluenza del 72%, il 51,9% dei votanti scelse di uscire (Leave) e il 48,1% di restare (Remain). Cameron si dimise e gli succedette Theresa May, che il 29 marzo 2017 avviò ufficialmente la procedura di uscita prevista dall’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea.

L’accordo di recesso negoziato da May fu respinto tre volte dal Parlamento britannico nel 2019, e l’uscita fu rinviata più volte. Nel primo voto, il 15 gennaio 2019, il governo fu battuto con 230 voti di scarto, una delle sconfitte più pesanti nella storia parlamentare britannica. Nel luglio 2019 May si dimise e divenne primo ministro Boris Johnson, che rinegoziò l’accordo e, dopo aver vinto nettamente le elezioni del dicembre 2019, lo fece approvare. Il Regno Unito lasciò l’Unione il 31 gennaio 2020; seguì un periodo di transizione, fino al 31 dicembre 2020, durante il quale fu negoziato un accordo commerciale.

Il Regno Unito e l’Europa prima della Brexit

Il rapporto tra il Regno Unito e l’integrazione europea è sempre stato difficile. Il Paese non partecipò alla nascita della Comunità economica europea nel 1957 e vi entrò solo il 1° gennaio 1973, dopo due tentativi bloccati dal veto francese di de Gaulle. Nel 1975 un primo referendum confermò la permanenza con circa il 67% dei voti. Negli anni Ottanta Margaret Thatcher ottenne una riduzione del contributo britannico al bilancio comunitario e si oppose a un’Europa più integrata sul piano politico. Con il Trattato di Maastricht del 1992 Londra ottenne di non adottare la moneta unica, e restò fuori anche dall’area Schengen.

Le cause della Brexit

  • l’euroscetticismo, diffuso da tempo nel Partito conservatore e cresciuto con il successo dell’UKIP di Nigel Farage;
  • il tema della sovranità: lo slogan della campagna per l’uscita era Take back control, “riprendiamo il controllo” di leggi, confini e denaro;
  • l’immigrazione, aumentata soprattutto dopo l’allargamento dell’Unione ai Paesi dell’Europa orientale nel 2004, grazie alla libera circolazione delle persone;
  • le conseguenze della crisi finanziaria del 2008 e delle politiche di austerità, che aumentarono il malcontento in molte aree industriali in declino;
  • le divisioni territoriali e sociali: votarono per uscire soprattutto l’Inghilterra fuori da Londra e il Galles, gli elettori più anziani e con un livello di istruzione più basso; Scozia, Irlanda del Nord e Londra votarono invece per restare.

La questione dell’Irlanda del Nord

Il problema più difficile dei negoziati fu il confine tra l’Irlanda del Nord, parte del Regno Unito, e la Repubblica d’Irlanda, membro dell’Unione. Dopo l’accordo di pace del Venerdì santo del 1998, che aveva chiuso decenni di violenze, quel confine era diventato praticamente invisibile. Per evitare il ritorno di controlli di frontiera, l’accordo di recesso introdusse il Protocollo sull’Irlanda del Nord: la regione continua ad applicare alcune regole europee per le merci, e i controlli si spostarono tra la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord. Nel 2023 il Protocollo fu modificato con il cosiddetto “quadro di Windsor”.

L’accordo commerciale

Il 24 dicembre 2020 Regno Unito e Unione europea firmarono l’Accordo sul commercio e la cooperazione, che evita i dazi sulle merci ma non mantiene il Regno Unito nel mercato unico e nell’unione doganale. Con la fine della libera circolazione, cittadini europei e britannici devono rispettare nuove regole per lavorare e risiedere nei rispettivi territori.

Le conseguenze della Brexit

  • economiche: nuovi controlli doganali e burocratici, difficoltà per molte imprese che commerciavano con l’Europa, carenza di manodopera in alcuni settori;
  • politiche: anni di instabilità, con tre primi ministri tra il 2016 e il 2019 e un Parlamento profondamente diviso;
  • territoriali: in Scozia, dove il 62% aveva votato per restare, si è rafforzata la richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza;
  • per l’Unione europea: la perdita di uno dei membri più importanti, ma anche, nei negoziati, una forte unità dei 27 Paesi rimasti.

Perché la Brexit è importante

La Brexit è un evento chiave della storia europea recente: ha mostrato che il processo di integrazione europea, considerato a lungo irreversibile, può anche tornare indietro, e ha riaperto il dibattito sul rapporto tra sovranità nazionale e cooperazione internazionale, tema centrale anche per l’Unione europea nel XXI secolo.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Treccani, voci storiche e biografiche di riferimento.
  • Encyclopaedia Britannica, sintesi e cronologie di confronto.
  • Oxford Reference e Cambridge Histories, studi di inquadramento.
  • Fonti coeve, archivi e ricerche specialistiche pertinenti al tema.

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