La NATO nel XXI secolo è un’alleanza molto diversa da quella nata nel 1949 per difendere l’Europa occidentale dall’Unione Sovietica. Alla fine della Guerra fredda molti si chiedevano se avesse ancora senso. Trent’anni dopo conta 32 membri, ha combattuto in Afghanistan e si trova di nuovo al centro della sicurezza europea per la guerra in Ucraina. In questa scheda seguiamo le tappe principali, distinguendo le decisioni ufficiali dalle interpretazioni dei governi.
Che cos’è la NATO e come funziona
L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico nacque con il trattato firmato a Washington il 4 aprile 1949, raccontato nella scheda sulla fondazione della NATO. Il cuore del trattato è l’articolo 5: un attacco armato contro uno degli alleati è considerato un attacco contro tutti, e ciascuno si impegna ad assisterlo con le azioni che ritiene necessarie, compreso l’uso della forza. Non è un esercito unico. Le decisioni si prendono per consenso nel Consiglio del Nord Atlantico, dove siedono i rappresentanti dei governi, e le forze restano nazionali, messe a disposizione per le operazioni comuni.
Durante la Guerra fredda l’articolo 5 non fu mai invocato. La prima volta arrivò quasi per sorpresa, e non in Europa.
L’11 settembre e la guerra in Afghanistan
Il 12 settembre 2001, il giorno dopo gli attentati dell’11 settembre, gli alleati invocarono per la prima volta l’articolo 5 in difesa degli Stati Uniti. Dal 2003 la NATO prese il comando della missione ISAF in Afghanistan, autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU: era la prima grande operazione dell’Alleanza fuori dall’area euro-atlantica. Vi parteciparono decine di paesi, Italia compresa, con il compito di sostenere il nuovo governo afghano e combattere l’insurrezione dei talebani.
La missione si trasformò nel 2015 in un’operazione di addestramento, Resolute Support, e finì nell’estate 2021, quando i talebani ripresero Kabul mentre gli ultimi soldati occidentali partivano. Della guerra in Afghanistan restano un bilancio umano pesante e un dibattito aperto su obiettivi, costi e risultati di vent’anni di presenza militare.
Gli allargamenti a est e i rapporti con la Russia
Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica molti paesi dell’Europa centrale e orientale chiesero di entrare nell’Alleanza. Nel 1999 aderirono Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria; nel 2004 sette paesi, tra cui le tre repubbliche baltiche, Romania e Bulgaria; poi Albania e Croazia (2009), Montenegro (2017) e Macedonia del Nord (2020).
Per quei governi l’adesione era una garanzia contro il ritorno della dominazione russa. Mosca la presentò invece come una minaccia e come la violazione di promesse fatte nel 1990, durante i negoziati sulla riunificazione tedesca. Su questo punto gli storici discutono ancora: esistono dichiarazioni verbali di dirigenti occidentali, ma nessun impegno scritto in un trattato. Nel 2008, al vertice di Bucarest, la NATO dichiarò che Ucraina e Georgia sarebbero diventate membri un giorno, senza però avviare la procedura. Pochi mesi dopo scoppiò la guerra tra Russia e Georgia.
Altre missioni: Balcani e Libia
Già nel 1999, senza un mandato del Consiglio di sicurezza, la NATO aveva bombardato la Serbia durante la crisi del Kosovo, dove è ancora presente con la missione KFOR. Nel 2011 condusse in Libia l’operazione che, sulla base della risoluzione ONU 1973, doveva proteggere i civili e che contribuì alla caduta di Gheddafi. Entrambi gli interventi sono stati molto discussi: per i critici l’Alleanza era andata oltre il suo ruolo difensivo, per i sostenitori aveva fermato violenze di massa.
Dalla Crimea alla guerra in Ucraina
L’annessione russa della Crimea, nel 2014, riportò la NATO al compito originario: la difesa del territorio europeo. Al vertice del Galles gli alleati si impegnarono a tendere, entro dieci anni, a una spesa militare pari al 2% del PIL. Dal 2017 reparti multinazionali sono schierati in Polonia e nei paesi baltici. Negli anni successivi non mancarono le crepe: nel 2019 il presidente francese Macron parlò di una NATO in stato di “morte cerebrale”, e le critiche di Donald Trump agli alleati che spendevano poco furono costanti.
L’invasione russa del 2022 ha cambiato il quadro. Il nuovo concetto strategico approvato a Madrid quell’anno definisce la Russia la minaccia più significativa e diretta per la sicurezza degli alleati. Finlandia e Svezia, neutrali da decenni, hanno chiesto di entrare e sono diventate membri nel 2023 e nel 2024. La NATO come organizzazione non combatte in Ucraina, ma molti alleati forniscono armi e aiuti a Kiev; la guerra russo-ucraina resta il problema centrale della sicurezza europea.
Al vertice dell’Aia del giugno 2025 gli alleati si sono impegnati a portare entro il 2035 la spesa per la difesa e la sicurezza al 5% del PIL: almeno il 3,5% per la difesa in senso stretto e fino all’1,5% per infrastrutture, reti e resilienza civile. Il percorso sarà rivisto nel 2029. È un impegno molto oneroso per paesi come l’Italia, che solo nel 2025 hanno dichiarato di aver raggiunto il vecchio obiettivo del 2%.
In breve
La NATO del XXI secolo è passata dalle missioni lontane, come l’Afghanistan, al ritorno della difesa collettiva in Europa. I suoi rapporti con la Russia sono il filo che lega tutti questi passaggi, insieme al legame con gli Stati Uniti e al ruolo dell’Unione europea nel XXI secolo, con cui condivide 23 Stati membri. Le domande aperte riguardano il peso degli europei nella difesa comune e la durata dell’impegno americano.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voce “NATO”
- Trattato del Nord Atlantico, Washington, 4 aprile 1949 (testo sul sito ufficiale della NATO)
- NATO, Concetto strategico 2022 (vertice di Madrid) e Dichiarazione del vertice dell’Aia, 25 giugno 2025
- Mary Elise Sarotte, Not One Inch: America, Russia, and the Making of Post-Cold War Stalemate, Yale University Press, 2021