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Guerra in Afghanistan

La guerra in Afghanistan cominciò nell’ottobre 2001, poche settimane dopo gli attentati dell’11 settembre, e finì nell’agosto 2021 con il ritorno al potere dei talebani. Durò vent’anni: è la guerra più lunga mai combattuta dagli Stati Uniti. Vi parteciparono decine di paesi, Italia compresa, prima per abbattere il regime che ospitava al-Qaida, poi per sostenere un nuovo Stato afghano. Quel secondo obiettivo, alla fine, fallì.

Le cause: l’11 settembre e il regime dei talebani

Dopo la guerra sovietico-afghana e anni di lotte tra fazioni, nel 1996 i talebani avevano preso Kabul. Imposero un’interpretazione estrema della legge islamica: le donne escluse dalla scuola e dal lavoro, la musica e la televisione vietate. Nel loro Afghanistan Osama bin Laden aveva trovato rifugio e organizzato i campi di al-Qaida.

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il presidente George W. Bush chiese ai talebani di consegnare bin Laden. Rifiutarono. Per la prima volta nella sua storia la NATO invocò l’articolo 5 del suo trattato, quello secondo cui un attacco contro un membro è un attacco contro tutti.

L’invasione e la caduta dei talebani

Il 7 ottobre 2001 Stati Uniti e Regno Unito cominciarono a bombardare. Sul terreno combattevano soprattutto le milizie afghane dell’Alleanza del Nord, nemiche dei talebani, affiancate da forze speciali e agenti della CIA. Il regime crollò in fretta: Kabul cadde a metà novembre. A dicembre, però, bin Laden riuscì a fuggire dalle grotte di Tora Bora verso il Pakistan.

Sempre a dicembre, alla conferenza di Bonn, si decise un governo provvisorio guidato da Hamid Karzai. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU autorizzò una forza internazionale di assistenza, l’ISAF, il cui comando passò alla NATO nel 2003.

La missione internazionale e i soldati italiani

L’Italia partecipò alla missione fin dall’inizio. Dal 2005 i suoi militari si concentrarono nell’ovest del paese, con il comando regionale di Herat. Costruivano scuole e strade, addestravano la polizia e l’esercito afghani, ma combattevano anche. In vent’anni 53 militari italiani persero la vita in Afghanistan. La missione si inseriva nella più ampia guerra al terrorismo.

Per qualche anno l’Afghanistan sembrò cambiare. Nel 2004 fu approvata una costituzione e Karzai fu eletto presidente. Milioni di bambine tornarono a scuola, nelle città nacquero televisioni e giornali.

Il ritorno della guerriglia

Ma dal 2005-2006 i talebani, riorganizzati nelle retrovie in Pakistan, tornarono a combattere, soprattutto nel sud e nell’est. Usavano ordigni artigianali lungo le strade e attentati suicidi. Nel frattempo l’attenzione e le risorse americane si erano spostate sulla guerra in Iraq.

Il governo di Kabul, d’altra parte, era debole e segnato dalla corruzione. Le elezioni presidenziali del 2009 furono macchiate da brogli. Nelle campagne molti afghani vedevano lo Stato come lontano, quando non ostile, e le vittime civili dei bombardamenti alimentavano il rancore.

Nel 2009 il presidente Barack Obama decise di inviare 30.000 soldati in più. Tra il 2010 e il 2011 le truppe americane arrivarono a circa 100.000. Quell’anno, il 2 maggio, un commando americano uccise bin Laden ad Abbottabad, in Pakistan.

L’accordo di Doha e il ritiro

Alla fine del 2014 la missione di combattimento della NATO si chiuse. Restò una missione più piccola per addestrare le forze afghane, che però perdevano ogni anno migliaia di uomini.

Il 29 febbraio 2020, sotto la presidenza di Donald Trump, Stati Uniti e talebani firmarono a Doha un accordo. Washington si impegnava a ritirare tutte le truppe; i talebani promettevano di non permettere ad al-Qaida di usare l’Afghanistan contro gli Stati Uniti e di avviare negoziati con il governo di Kabul. Il governo afghano non partecipò alla firma.

Il presidente Joe Biden confermò il ritiro. Nell’estate 2021, mentre le truppe straniere partivano, i talebani presero le province una dopo l’altra, spesso senza combattere. Il 15 agosto entrarono a Kabul e il presidente Ashraf Ghani lasciò il paese.

Il caos all’aeroporto di Kabul

Le immagini di quei giorni restano tra le più drammatiche del secolo: migliaia di persone ammassate all’aeroporto, alcune aggrappate agli aerei in decollo. Il 26 agosto un attentato suicida rivendicato dallo Stato islamico uccise davanti all’aeroporto circa 170 afghani e 13 militari americani. L’ultimo aereo militare americano partì il 30 agosto 2021.

Bilancio e conseguenze

Il progetto Costs of War della Brown University stima che la guerra abbia causato direttamente oltre 170.000 morti in Afghanistan, tra cui decine di migliaia di civili. Morirono circa 2.400 soldati americani e più di mille degli altri paesi della coalizione.

Dopo il 2021 i talebani hanno di nuovo escluso le ragazze dalle scuole superiori e, dal 2022, le donne dalle università. Ancora nel 2024 nessuno Stato aveva riconosciuto formalmente il loro governo. Per la NATO e per l’Occidente il ritiro da Kabul è diventato un caso di studio sui limiti degli interventi militari e del tentativo di costruire uno Stato dall’esterno.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Enciclopedia Treccani, voce “Afghanistan”
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Afghanistan War”
  • Watson Institute, Brown University, progetto Costs of War
  • Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR), What We Need to Learn: Lessons from Twenty Years of Afghanistan Reconstruction, 2021
  • Craig Whitlock, The Afghanistan Papers: A Secret History of the War, Simon & Schuster, 2021

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