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Guerra al terrorismo

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La guerra al terrorismo è il nome dato dal governo degli Stati Uniti alla campagna militare, politica e di intelligence lanciata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 contro al-Qaida e i gruppi jihadisti. Non è una guerra nel senso tradizionale: non ha un solo nemico, un solo fronte o una data di fine. Comprende due grandi guerre, in Afghanistan e in Iraq, ma anche bombardamenti con i droni, prigioni speciali, nuove leggi sulla sicurezza. Per vent’anni ha segnato la politica internazionale.

Le origini: l’11 settembre 2001

L’11 settembre 2001 diciannove terroristi di al-Qaida dirottarono quattro aerei di linea negli Stati Uniti. Due colpirono le Torri gemelle di New York, uno il Pentagono, il quarto precipitò in Pennsylvania. Morirono quasi tremila persone. Degli attentati dell’11 settembre si parla in una voce specifica.

Il 20 settembre il presidente George W. Bush, davanti al Congresso, annunciò una guerra al terrore che non sarebbe finita finché ogni gruppo terroristico di portata globale non fosse stato trovato e sconfitto. Il Congresso aveva già autorizzato l’uso della forza contro i responsabili. La NATO attivò per la prima volta la clausola di difesa reciproca.

Afghanistan e Iraq: le due guerre principali

Il primo obiettivo fu l’Afghanistan dei talebani, che ospitava bin Laden. L’intervento iniziò nell’ottobre 2001 e il regime cadde in poche settimane, ma la guerra in Afghanistan durò vent’anni.

Nel 2003 Washington estese la guerra all’Iraq di Saddam Hussein, accusato di possedere armi di distruzione di massa e di avere legami con i terroristi. Le armi non furono trovate e i legami con al-Qaida non furono provati. La guerra in Iraq divise gli alleati e, paradossalmente, aprì il paese proprio ai gruppi jihadisti.

Guantánamo, torture e sorveglianza

Il lato più controverso della guerra al terrorismo riguarda i metodi. Dal gennaio 2002 i sospetti catturati furono rinchiusi nella base americana di Guantánamo, a Cuba, senza processo e senza le garanzie previste per i prigionieri di guerra. La CIA gestì prigioni segrete in diversi paesi e usò tecniche di interrogatorio come il waterboarding, l’annegamento simulato. Nel 2014 un rapporto della commissione Intelligence del Senato americano concluse che quei metodi erano stati più brutali di quanto dichiarato e non avevano prodotto informazioni decisive.

Negli Stati Uniti e in Europa furono approvate leggi che ampliavano i poteri di sorveglianza. Nel 2013 le rivelazioni di Edward Snowden, ex collaboratore dell’agenzia NSA, mostrarono quanto fosse estesa la raccolta di dati sulle comunicazioni.

Il caso Abu Omar a Milano

C’è un episodio che riguarda direttamente l’Italia. Nel febbraio 2003 l’imam egiziano Abu Omar fu rapito in una strada di Milano da agenti della CIA, con il coinvolgimento, secondo la ricostruzione dei giudici, di uomini dei servizi italiani, e trasferito in Egitto, dove denunciò di essere stato torturato. Era una “consegna straordinaria”, una delle pratiche della guerra al terrorismo. Nel 2009 un tribunale italiano condannò in contumacia ventitré americani. Nel 2016 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per violazione dei diritti di Abu Omar e della moglie.

Gli attentati in Europa

Il terrorismo jihadista colpì più volte l’Europa. L’11 marzo 2004, a Madrid, bombe sui treni dei pendolari uccisero 191 persone. Il 7 luglio 2005 a Londra quattro attentatori suicidi fecero 52 vittime tra metro e autobus. Dopo il 2014, con l’ascesa dello Stato islamico, gli attacchi si moltiplicarono: Parigi nel novembre 2015, con 130 morti tra il teatro Bataclan, i caffè e lo stadio; Bruxelles nel 2016; Nizza nello stesso anno, con un camion lanciato sulla folla del 14 luglio.

Lo Stato islamico e i droni

Dopo la morte di bin Laden, ucciso in Pakistan nel 2011, al-Qaida si indebolì. Ma nel 2014, approfittando della guerra civile siriana e della crisi dell’Iraq, lo Stato islamico proclamò un califfato su un vasto territorio. Una coalizione internazionale lo combatté con raid aerei e forze locali, fino alla perdita dell’ultimo lembo di territorio nel 2019.

Per tutto il periodo gli Stati Uniti usarono sempre di più i droni armati, in Pakistan, Yemen, Somalia e altrove. Erano meno rischiosi per i soldati americani, ma provocarono anche vittime civili e sollevarono dubbi sulla loro base legale.

Bilancio e dibattito

Nel 2013 il presidente Obama disse che questa guerra, come tutte le guerre, doveva finire. Il ritiro dall’Afghanistan, nell’agosto 2021, è spesso indicato come la chiusura simbolica di quel ciclo, anche se le operazioni antiterrorismo non sono cessate.

Il progetto Costs of War della Brown University stima che le guerre seguite all’11 settembre abbiano causato direttamente circa 900.000 morti fino al 2021, molti dei quali civili, e milioni di profughi. Il dibattito resta aperto. Per alcuni la guerra al terrorismo ha impedito un altro 11 settembre; per altri ha moltiplicato i nemici che voleva sconfiggere e ha indebolito i principi che diceva di difendere.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Enciclopedia Treccani, voce “al-Qaida”
  • Encyclopaedia Britannica, voce “War on Terrorism”
  • National Commission on Terrorist Attacks upon the United States, The 9/11 Commission Report, 2004
  • Senato degli Stati Uniti, Select Committee on Intelligence, rapporto sul programma di detenzione e interrogatorio della CIA, 2014
  • Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza Nasr e Ghali c. Italia, 23 febbraio 2016
  • Watson Institute, Brown University, progetto Costs of War

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