La guerra civile siriana cominciò nel 2011, quando il regime di Bashar al-Assad rispose con la forza a proteste pacifiche. In pochi mesi la Siria precipitò in una guerra che coinvolse decine di gruppi armati, lo Stato islamico e diverse potenze straniere, dalla Russia agli Stati Uniti, dall’Iran alla Turchia. È stata una delle guerre più distruttive del nostro secolo. Nel dicembre 2024, dopo quasi quattordici anni, il regime di Assad è caduto.
Le cause: dalla primavera araba alla repressione
La famiglia Assad governava la Siria dal 1970, prima con Hafez e poi, dal 2000, con il figlio Bashar. Era un regime a partito unico, quello Baath, con servizi di sicurezza potentissimi. Il potere era concentrato in una cerchia legata alla minoranza alawita, mentre la maggioranza della popolazione è sunnita. Nel 1982 una rivolta islamista a Hama era stata schiacciata con migliaia di morti: tutti in Siria se lo ricordavano.
Nel 2011 l’onda della primavera araba arrivò anche qui. A marzo, a Daraa, nel sud, alcuni ragazzi furono arrestati per aver scritto slogan contro il regime sui muri. Le proteste per la loro liberazione si estesero ad altre città. Le forze di sicurezza spararono sulla folla. Più cresceva la repressione, più cresceva la protesta.
Da rivolta a guerra civile
Nell’estate 2011 alcuni militari disertori formarono l’Esercito siriano libero. Le manifestazioni lasciarono il posto ai combattimenti, prima nelle periferie, poi nelle grandi città. Aleppo, la città più popolosa, fu divisa in due per anni.
L’opposizione armata non fu mai unita. Accanto ai gruppi nati dalle diserzioni crebbero formazioni islamiste e jihadiste, alcune legate ad al-Qaida. Nel nord-est le milizie curde crearono una propria amministrazione autonoma. Ognuno combatteva su più fronti.
L’ISIS e la guerra internazionale
Nel 2014 lo Stato islamico, nato dai resti di al-Qaida in Iraq dopo la guerra in Iraq, conquistò ampie zone di Siria e Iraq. Proclamò un “califfato” e fece di Raqqa la sua capitale siriana. Le sue esecuzioni filmate fecero il giro del mondo; a Palmira i miliziani fecero saltare templi antichi e uccisero l’archeologo Khaled al-Asaad, che per decenni aveva custodito il sito.
Una coalizione guidata dagli Stati Uniti iniziò a bombardare l’ISIS nel settembre 2014, appoggiando sul terreno soprattutto le Forze democratiche siriane, a guida curda. Raqqa fu riconquistata nel 2017. L’ultimo lembo di territorio del califfato cadde nel 2019. Fu un capitolo importante della guerra al terrorismo.
L’intervento della Russia e dell’Iran
Il regime resistette grazie ai suoi alleati. L’Iran e il movimento libanese Hezbollah mandarono consiglieri e combattenti. Nel settembre 2015 la Russia di Vladimir Putin cominciò una campagna aerea a sostegno di Assad. Da quel momento l’esercito governativo riconquistò gran parte del paese. Nel dicembre 2016, dopo mesi di assedio e bombardamenti, riprese anche i quartieri orientali di Aleppo.
La Turchia, che sosteneva gruppi dell’opposizione, intervenne a sua volta più volte nel nord, soprattutto contro le milizie curde. La Siria diventò così un campo di battaglia dove si incrociavano gli interessi di mezzo mondo.
Le armi chimiche e i crimini contro i civili
Il 21 agosto 2013, nella zona della Ghuta, vicino a Damasco, centinaia di persone morirono in un attacco con il gas sarin, accertato dagli ispettori dell’ONU. Dopo un accordo tra Stati Uniti e Russia, la Siria accettò di consegnare le sue armi chimiche. Gli attacchi però non cessarono: per quello di Khan Shaykhun, nel 2017, un meccanismo d’indagine congiunto dell’ONU e dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche indicò come responsabile il governo siriano.
I civili furono le prime vittime: bombardamenti di quartieri e ospedali, assedi per fame, torture nelle carceri, rapimenti ed esecuzioni da parte di vari gruppi armati.
Profughi e vittime
Nel 2022 l’Alto commissariato ONU per i diritti umani ha stimato in oltre 300.000 i civili uccisi tra il 2011 e il 2021; il numero complessivo dei morti, contando i combattenti, è molto più alto. Più della metà dei siriani dovette lasciare la propria casa. Oltre sei milioni fuggirono all’estero, soprattutto in Turchia, Libano e Giordania.
Nel 2015 centinaia di migliaia di profughi siriani cercarono di raggiungere l’Europa. La fotografia del piccolo Alan Kurdi, annegato e ritrovato su una spiaggia turca, scosse l’opinione pubblica. La crisi divise profondamente i governi dell’Unione Europea, tra chi apriva le frontiere e chi le chiudeva.
La caduta di Assad nel 2024
Per qualche anno il conflitto sembrò congelato. Assad controllava gran parte del paese, nel 2023 la Siria fu riammessa nella Lega araba, mentre l’opposizione resisteva soprattutto nella provincia di Idlib, dominata dal gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham.
Alla fine di novembre 2024 una rapida offensiva partita da Idlib, guidata da questo gruppo, prese in pochi giorni Aleppo, Hama e Homs. L’esercito governativo si sfaldò. L’8 dicembre 2024 i ribelli entrarono a Damasco e Assad fuggì a Mosca. Si chiudeva così più di mezzo secolo di potere della famiglia Assad, e si apriva una fase nuova e incerta.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Enciclopedia Treccani, voce “Siria”
- Encyclopaedia Britannica, voce “Syrian Civil War”
- Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, rapporto sulle vittime civili in Siria, 2022
- Christopher Phillips, The Battle for Syria: International Rivalry in the New Middle East, Yale University Press, 2016