La Primavera araba è l’ondata di proteste e rivolte che tra la fine del 2010 e il 2012 attraversò molti Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Partita dalla Tunisia, si estese a Egitto, Libia, Yemen, Siria, Bahrein e altri Stati, chiedendo libertà, dignità, lavoro e la fine di regimi autoritari al potere da decenni. Gli esiti furono molto diversi: in alcuni Paesi caddero i dittatori, in altri le proteste furono represse o sfociarono in lunghe guerre civili.
Primavera araba: riassunto
Il 17 dicembre 2010, nella cittadina tunisina di Sidi Bouzid, il giovane venditore ambulante Mohamed Bouazizi si diede fuoco dopo che la polizia gli aveva sequestrato la merce. Il suo gesto, diventato simbolo dell’umiliazione subita da molti cittadini, scatenò proteste in tutta la Tunisia. Il 14 gennaio 2011 il presidente Zine el-Abidine Ben Ali, al potere dal 1987, fuggì in Arabia Saudita.
L’esempio tunisino si diffuse rapidamente. Dal 25 gennaio 2011 centinaia di migliaia di egiziani occuparono piazza Tahrir al Cairo, e l’11 febbraio il presidente Hosni Mubarak, al potere dal 1981, si dimise. Nelle settimane successive le proteste si estesero a molti altri Paesi della regione.
Le cause
- Politiche: molti Paesi erano governati da regimi autoritari, con elezioni non libere, forte presenza della polizia segreta, corruzione e leader al potere da decenni.
- Economiche e sociali: la disoccupazione, soprattutto giovanile, era molto alta; l’aumento dei prezzi dei generi alimentari colpiva le famiglie più povere.
- Demografiche: la popolazione era molto giovane e spesso istruita, ma con poche prospettive di lavoro e di partecipazione politica.
- Comunicative: le televisioni satellitari, come Al Jazeera, i telefoni cellulari e i social network permisero di diffondere immagini e notizie e di organizzare le manifestazioni, aggirando in parte la censura.
Gli esiti nei diversi Paesi
Tunisia
Dopo la fuga di Ben Ali, nel 2011 si tennero elezioni per un’assemblea costituente e nel 2014 fu approvata una nuova Costituzione democratica. Nel 2015 il premio Nobel per la pace fu assegnato al Quartetto per il dialogo nazionale tunisino, che aveva favorito la transizione. Negli anni successivi, però, la crisi economica e politica ha portato a un nuovo rafforzamento del potere presidenziale.
Egitto
Dopo le dimissioni di Mubarak il potere passò temporaneamente ai militari. Nel 2012 fu eletto presidente Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Dopo grandi proteste contro il suo governo, nel luglio 2013 l’esercito lo destituì; il generale Abdel Fattah al-Sisi divenne poi presidente, con un regime fortemente repressivo verso l’opposizione.
Libia
Nel febbraio 2011 la rivolta contro Muammar Gheddafi, al potere dal 1969, partì da Bengasi e si trasformò in guerra civile. Con la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’ONU fu autorizzata una zona di interdizione al volo per proteggere i civili, e una coalizione internazionale, poi guidata dalla NATO, intervenne con bombardamenti aerei. Nell’ottobre 2011 Gheddafi fu catturato e ucciso. Il Paese è rimasto a lungo diviso tra governi e milizie rivali.
Siria
In Siria le proteste iniziarono nel marzo 2011 e furono represse con estrema violenza dal regime di Bashar al-Assad. La crisi si trasformò in una guerra civile con l’intervento di molte potenze straniere e di gruppi jihadisti, tra cui lo Stato islamico (vedi la guerra civile siriana). Il conflitto ha provocato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.
Yemen, Bahrein e gli altri Paesi
Nello Yemen il presidente Ali Abdullah Saleh lasciò il potere nel 2012 dopo un accordo mediato dai Paesi del Golfo, ma il Paese precipitò in seguito in una guerra civile. Nel Bahrein le proteste furono soffocate nel marzo 2011 con l’aiuto di truppe dell’Arabia Saudita e di altri Stati del Golfo. In Marocco e in Giordania i sovrani concessero riforme limitate.
Protagonisti
- Mohamed Bouazizi, il venditore ambulante il cui gesto avviò le proteste.
- I giovani manifestanti, i sindacati e le associazioni della società civile.
- Ben Ali, Mubarak, Gheddafi, Saleh e Assad, i leader contestati.
- Le forze armate, decisive in quasi tutti i Paesi.
Le conseguenze
- Caddero quattro leader al potere da decenni, in Tunisia, Egitto, Libia e Yemen.
- Solo la Tunisia avviò per alcuni anni una transizione democratica; altrove prevalsero nuovi regimi autoritari, oppure guerre civili.
- La destabilizzazione favorì l’espansione di gruppi jihadisti, legata al tema più ampio della guerra al terrorismo.
- Le guerre in Siria e in Libia provocarono grandi flussi di profughi e migranti, con forti ripercussioni sulla politica dell’Unione Europea nel XXI secolo.
Date principali
- 17 dicembre 2010: il gesto di Mohamed Bouazizi in Tunisia.
- 14 gennaio 2011: fuga di Ben Ali.
- 25 gennaio 2011: inizio delle proteste in piazza Tahrir.
- 11 febbraio 2011: dimissioni di Mubarak.
- Febbraio 2011: inizio della rivolta in Libia.
- Marzo 2011: inizio delle proteste in Siria e repressione in Bahrein.
- Ottobre 2011: morte di Gheddafi.
- Luglio 2013: l’esercito egiziano destituisce Morsi.
Perché è importante
La Primavera araba è uno degli eventi più importanti del XXI secolo per il Mediterraneo. Mostra la forza delle mobilitazioni popolari, ma anche le difficoltà di costruire democrazie stabili dove le istituzioni sono deboli e gli interessi internazionali molto forti.