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Vladimir Putin: Russia post-sovietica, potere e politica estera

Epoca:

Vladimir Putin (nato nel 1952) è il politico che guida la Russia dalla fine del 1999: è stato presidente dal 2000 al 2008, primo ministro dal 2008 al 2012 e di nuovo presidente dal 2012. Ex ufficiale del KGB, è salito al potere dopo gli anni difficili seguiti alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il suo lungo governo è segnato dalla concentrazione del potere al Cremlino, dalla guerra in Cecenia, dall’annessione della Crimea nel 2014 e dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, iniziata nel febbraio 2022.

Leningrado, la legge e il KGB

Putin è nato il 7 ottobre 1952 a Leningrado, l’attuale San Pietroburgo, in una famiglia operaia segnata dall’assedio della città durante la seconda guerra mondiale. Ha studiato giurisprudenza all’Università di Leningrado e, dopo la laurea nel 1975, è entrato nel KGB, il servizio di sicurezza sovietico. Dal 1985 al 1990 ha lavorato a Dresda, nella Germania orientale, dove ha assistito al crollo del regime comunista tedesco.

Tornato in patria, ha collaborato con Anatolij Sobčak, sindaco riformista di San Pietroburgo, diventandone vicesindaco. Nel 1996 si è trasferito a Mosca, nell’amministrazione del presidente Boris El’cin.

Una salita rapidissima: dal 1998 al 2000

In poco più di un anno Putin è passato dal ruolo di funzionario a quello di capo dello Stato. Nel luglio 1998 è stato nominato direttore dell’FSB, il servizio di sicurezza erede del KGB. Nell’agosto 1999 El’cin lo ha scelto come primo ministro. In quelle settimane una serie di attentati contro condomini in diverse città russe causò centinaia di morti, e Mosca avviò la seconda guerra in Cecenia, la repubblica del Caucaso che chiedeva l’indipendenza. Il 31 dicembre 1999 El’cin si dimise a sorpresa e Putin divenne presidente ad interim. Nel marzo 2000 vinse le elezioni al primo turno.

I primi due mandati (2000-2008)

Negli anni Duemila l’economia russa crebbe in modo sostenuto, trainata soprattutto dall’aumento del prezzo del petrolio e del gas. I redditi salirono e molti russi associarono quel miglioramento alla stabilità garantita dal nuovo presidente. Nello stesso periodo il potere si accentrò: i governatori regionali, prima eletti, furono nominati dal Cremlino; le principali televisioni nazionali passarono sotto il controllo dello Stato o di aziende vicine al governo. Nel 2003 fu arrestato Michail Chodorkovskij, il proprietario della compagnia petrolifera Jukos, che finanziava partiti di opposizione. La Costituzione vietava più di due mandati consecutivi.

Il “tandem” con Medvedev e il ritorno al Cremlino

Nel 2008 diventò presidente Dmitrij Medvedev e Putin assunse la carica di primo ministro. In agosto la Russia combatté una breve guerra con la Georgia. Una riforma costituzionale allungò il mandato presidenziale da quattro a sei anni. Nel settembre 2011 fu annunciato che Putin si sarebbe ricandidato: le elezioni parlamentari di dicembre, contestate per irregolarità, provocarono a Mosca le più grandi proteste dagli anni Novanta. Nel 2012 Putin tornò presidente.

Crimea, Siria e i rapporti con l’Occidente

Dopo la caduta del presidente ucraino Viktor Janukovyč, nel 2014 la Russia prese il controllo della Crimea e la annesse, in seguito a un referendum non riconosciuto dall’Ucraina né dalla grande maggioranza degli Stati dell’ONU. Nello stesso anno iniziò il conflitto armato nel Donbass, nell’est dell’Ucraina, tra le forze di Kiev e separatisti appoggiati da Mosca. L’Unione europea e gli Stati Uniti risposero con sanzioni economiche. La vicenda è ricostruita nelle schede sull’annessione della Crimea e sulla crisi russo-ucraina dal 2014. Nel settembre 2015 la Russia intervenne militarmente in Siria a sostegno del governo di Bashar al-Assad.

Nel 2020 un’ampia riforma costituzionale, approvata con un voto popolare, ha azzerato il conteggio dei mandati precedenti, permettendo a Putin di candidarsi di nuovo.

L’invasione dell’Ucraina del 2022

Il 24 febbraio 2022 Putin annunciò quella che definì un’”operazione militare speciale” e le forze russe invasero l’Ucraina da nord, da est e da sud. L’Assemblea generale dell’ONU condannò l’aggressione. È iniziata così la più grande guerra in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, raccontata nella scheda sulla guerra russo-ucraina. Nel marzo 2023 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Putin per la deportazione di bambini dai territori occupati; la Russia non riconosce la giurisdizione della Corte. Nel giugno 2023 il gruppo armato Wagner, guidato da Evgenij Prigožin, organizzò una breve ribellione armata, rientrata in un giorno.

La situazione al 2024

Nel febbraio 2024 il principale oppositore, Aleksej Naval’nyj, è morto in una colonia penale nell’Artico, dove scontava una lunga condanna. Nel marzo 2024 Putin è stato rieletto presidente per un quinto mandato, in elezioni che l’Unione europea e diversi governi occidentali hanno giudicato né libere né eque. Ha iniziato il nuovo mandato nel maggio 2024. Per la storia del Paese prima di lui si possono leggere le schede sull’Unione Sovietica e su Michail Gorbaciov.

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