Personaggi · Storia del presente
Malala Yousafzai è un’attivista pakistana per il diritto delle ragazze all’istruzione. Nel 2012, a quindici anni, è stata colpita alla testa da un membro dei talebani su uno scuolabus; nel 2014, a diciassette anni, è diventata la più giovane vincitrice di sempre del premio Nobel per la pace. La sua storia si studia perché tiene insieme molti temi della storia del presente: il terrorismo, il ruolo dei media, la condizione femminile, il diritto all’istruzione.
La valle dello Swat
Malala nasce il 12 luglio 1997 a Mingora, la città principale della valle dello Swat, nel nord-ovest del Pakistan, una zona di montagna che un tempo attirava turisti per i suoi laghi. Il padre, Ziauddin Yousafzai, è un insegnante che dirige una scuola privata aperta anche alle bambine. Il nome Malala viene da Malalai di Maiwand, un’eroina pashtun della lotta contro gli inglesi nell’Ottocento.
Dal 2007 i talebani pakistani guidati da Maulana Fazlullah prendono il controllo di gran parte della valle. Distruggono scuole, vietano musica e televisione e alla fine del 2008 ordinano la chiusura delle scuole femminili. Secondo le stime riportate allora dai media pakistani, oltre cento scuole femminili furono distrutte o danneggiate nella regione.
Il diario di Gul Makai
All’inizio del 2009 la BBC in lingua urdu cerca una studentessa disposta a raccontare la vita sotto i talebani. Malala, undici anni, accetta. Con lo pseudonimo di Gul Makai, “fiordaliso”, scrive un diario online in cui descrive la paura di andare a scuola, le divise nascoste, le compagne che smettono di venire. Nello stesso anno l’esercito pakistano lancia un’offensiva nello Swat; la famiglia lascia la valle per alcuni mesi, come centinaia di migliaia di altre persone.
Finita l’offensiva, Malala comincia a parlare in pubblico e in televisione con il proprio nome. Nel 2011 riceve dal governo pakistano il primo Premio nazionale per la pace per i giovani. Diventa conosciuta, e per questo un bersaglio.
L’attentato del 9 ottobre 2012
Il 9 ottobre 2012, all’uscita da scuola, un uomo armato ferma lo scuolabus, chiede chi sia Malala e le spara alla testa. Ferisce anche due compagne. I talebani pakistani rivendicano l’attacco. Malala viene operata a Peshawar e poi trasferita in Inghilterra, al Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, dove si riprende dopo diversi interventi. La famiglia si stabilisce in quella città.
L’attentato provoca proteste in Pakistan e una forte reazione internazionale. Pochi mesi dopo l’inviato speciale dell’ONU per l’istruzione, l’ex premier britannico Gordon Brown, lancia una petizione per garantire la scuola a tutti i bambini.
Il discorso all’ONU e il Nobel
Il 12 luglio 2013, giorno del suo sedicesimo compleanno, Malala parla all’Assemblea dei giovani delle Nazioni Unite a New York, con uno scialle appartenuto a Benazir Bhutto, la prima donna premier del Pakistan, uccisa nel 2007. La frase più citata è: “Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”. Lo stesso anno esce l’autobiografia Io sono Malala, scritta con la giornalista britannica Christina Lamb, e il Parlamento europeo le assegna il premio Sacharov per la libertà di pensiero. Nasce anche il Malala Fund, che finanzia progetti per l’istruzione delle ragazze.
Il 10 ottobre 2014 il comitato norvegese le assegna il Nobel per la pace insieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi, impegnato contro il lavoro minorile, “per la loro lotta contro l’oppressione di bambini e giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”. Un’indiana e un pakistano insieme, sottolinea la stampa del tempo: due paesi divisi da decenni di conflitti.
Gli anni successivi
Malala studia filosofia, politica ed economia all’Università di Oxford e si laurea nel 2020. Nel novembre 2021 sposa Asser Malik, dirigente della federazione di cricket pakistana. Torna in Pakistan più volte, la prima nel 2018, con forti misure di sicurezza. Dopo la presa del potere dei talebani in Afghanistan nell’agosto 2021 e l’esclusione delle ragazze dalle scuole secondarie, interviene spesso per chiedere che il divieto venga tolto.
In Occidente è un simbolo molto amato. In Pakistan l’accoglienza è più divisa: accanto a chi la considera un orgoglio nazionale, una parte dell’opinione pubblica e alcuni commentatori, secondo quanto riportato da giornali pakistani e internazionali, la accusano di essere usata per dare un’immagine negativa del paese. Sono reazioni che aiutano a capire quanto un simbolo possa essere letto in modi diversi.
Perché si studia
La storia di Malala collega una piccola valle del Pakistan a temi globali: il fondamentalismo armato, la condizione femminile, i diritti umani, il potere dei media, dal blog della BBC ai social network. E mostra che l’accesso alla scuola, che in Italia diamo per scontato, è ancora una conquista in molte parti del mondo.
Domande frequenti
Perché Malala ha vinto il Nobel per la pace? Per la sua battaglia per il diritto delle ragazze all’istruzione; il premio del 2014 è stato condiviso con Kailash Satyarthi.
Quanti anni aveva Malala quando le hanno sparato? Quindici. Il Nobel lo ha ricevuto a diciassette.
Fonti per approfondire
La scheda ufficiale del premio Nobel per la pace 2014 su NobelPrize.org.