Diritti umani

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

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I diritti umani sono quelli che spettano a ogni persona per il solo fatto di essere un essere umano: la vita, la libertà, il divieto di tortura e di schiavitù, la libertà di pensiero e di religione, un processo giusto. Oggi li troviamo scritti nelle costituzioni e nei trattati internazionali. Ma l’idea che valgano per tutti, senza distinzione di sesso, religione, colore della pelle o ricchezza, è recente. Il documento che la rende universale, la Dichiarazione dell’ONU, è del 10 dicembre 1948: ha meno anni di molti nonni.

Esistevano i diritti umani nell’antichità?

Non nel senso moderno. Nel mondo antico si avevano diritti in quanto cittadini di una città, membri di un popolo o di un ceto, non in quanto persone. Lo schiavo, la straniera, il prigioniero di guerra potevano non averne alcuno.

Ci sono però testi che vengono spesso citati come precursori. Il cilindro di Ciro, del 539 a.C., racconta che il re persiano, conquistata Babilonia, permise ai popoli deportati di tornare nelle loro terre e di ricostruire i templi. Una copia è esposta all’ONU, a New York, ma molti storici avvertono che si tratta di propaganda regale più che di una carta dei diritti. Più solida è l’eredità filosofica: gli stoici parlavano di una legge di natura comune a tutti gli uomini, e il cristianesimo afferma che ogni persona è creata a immagine di Dio.

Dalla Magna Carta all’Illuminismo

Il percorso moderno passa dall’Inghilterra. La Magna Carta del 1215 era un accordo tra il re Giovanni Senzaterra e i baroni ribelli, pensato per proteggere i privilegi dei nobili. Ma conteneva un principio che sarebbe diventato enorme: nessun uomo libero può essere arrestato o imprigionato senza un giudizio legale. L’Habeas corpus del 1679 rafforza la tutela contro gli arresti arbitrari.

Il Settecento dell’Illuminismo trasforma questi diritti in diritti “naturali”, che nessun sovrano può togliere. Nel 1764 il milanese Cesare Beccaria pubblica Dei delitti e delle pene, contro la tortura e la pena di morte. Il libro fa il giro d’Europa e nel 1786 il Granducato di Toscana di Pietro Leopoldo diventa il primo Stato al mondo ad abolire la pena capitale. Il 30 novembre, anniversario di quella legge, la Toscana festeggia ancora oggi.

Le dichiarazioni di fine Settecento

La Dichiarazione d’indipendenza americana del 1776 afferma che “tutti gli uomini sono creati uguali” e hanno diritto “alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità”. Thomas Jefferson, che la scrisse, possedeva più di seicento schiavi nel corso della sua vita. La contraddizione era evidente già allora.

In Francia, il 26 agosto 1789, l’Assemblea nazionale approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Ma “uomo” significava davvero uomo: nel 1791 Olympe de Gouges risponde con una Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, e due anni dopo viene ghigliottinata. Per molti gruppi esclusi, schiavi, donne, minoranze religiose, la lotta per vedersi riconosciuti quei diritti sarebbe durata ancora più di un secolo.

Il 1948 e la Dichiarazione universale

Il salto avviene dopo l’orrore della Seconda guerra mondiale e della Shoah. Nel 1945 nasce l’ONU, e una commissione presieduta da Eleanor Roosevelt, vedova del presidente americano, prepara un testo valido per tutto il mondo. Tra gli autori c’è il giurista francese René Cassin, ebreo, che nei campi nazisti aveva perso decine di parenti. Il 10 dicembre 1948, a Parigi, l’Assemblea generale approva la Dichiarazione universale dei diritti umani: 48 voti a favore, nessun contrario, 8 astenuti, tra cui l’Unione Sovietica e i paesi del suo blocco, il Sudafrica e l’Arabia Saudita.

L’articolo 1 dice: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. La Dichiarazione non è un trattato vincolante, ma è diventata il riferimento di tutto ciò che è venuto dopo.

Dalle parole ai tribunali

Nel 1950 i paesi del Consiglio d’Europa firmano a Roma la Convenzione europea dei diritti dell’uomo: un cittadino che ritiene violati i propri diritti può rivolgersi alla Corte di Strasburgo, anche contro il proprio Stato. L’Italia è stata condannata più volte, per esempio per la durata eccessiva dei processi. Nel 2000 l’Unione europea si dà la sua Carta dei diritti fondamentali.

Accanto agli Stati nascono le organizzazioni non governative. Amnesty International viene fondata nel 1961 dall’avvocato inglese Peter Benenson, dopo aver letto di due studenti portoghesi arrestati per aver brindato alla libertà. Negli Stati Uniti il movimento per i diritti civili di Martin Luther King dimostra che i diritti scritti vanno conquistati anche nelle strade. Nel 1998 lo Statuto di Roma istituisce la Corte penale internazionale, che può giudicare genocidi e crimini contro l’umanità.

Una storia non finita

I diritti umani restano spesso violati, anche da Stati che hanno firmato tutti i trattati. Ma oggi esiste un linguaggio comune per denunciarlo, e questo, storicamente, è una novità enorme. È anche il motivo per cui il tema si intreccia con quello della democrazia.

Domande frequenti

Quando è stata scritta la Dichiarazione universale dei diritti umani? È stata approvata dall’Assemblea generale dell’ONU a Parigi il 10 dicembre 1948, data che oggi è la Giornata mondiale dei diritti umani.

Quanti articoli ha? Trenta.

Fonti per approfondire

Il testo italiano della Dichiarazione universale dei diritti umani sul sito dell’Alto commissariato ONU per i diritti umani.

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