La condizione femminile è l’insieme dei diritti, dei ruoli e delle possibilità che una società riconosce alle donne. Per gran parte della storia le donne sono state escluse dalla politica, limitate nei diritti sulla proprietà, sul lavoro e sul proprio corpo, sottoposte all’autorità del padre o del marito. Questo non significa che fossero solo vittime passive: hanno lavorato, governato, scritto, lottato, spesso in condizioni difficili. In questa pagina seguiamo alcune tappe, con un’attenzione particolare all’Italia.
Nel mondo antico
Nelle poleis greche le donne non erano cittadine a pieno titolo: non votavano, non partecipavano alle assemblee e ad Atene passavano gran parte della vita in casa, sotto la tutela di un uomo. A Sparta avevano più libertà: facevano esercizio fisico e potevano possedere terre. A Roma la donna era inizialmente sotto il potere del pater familias e poi del marito, ma col tempo le donne delle classi alte ottennero più autonomia nel gestire i propri beni. Restavano comunque escluse dalle cariche pubbliche.
Medioevo ed età moderna
Nel Medioevo la grande maggioranza delle donne lavorava nei campi, nelle botteghe, nelle case. Le vedove potevano gestire patrimoni e attività. Alcune donne ebbero un ruolo eccezionale: regine e badesse, mistiche come Caterina da Siena, una guerriera come Giovanna d’Arco. All’inizio del Quattrocento la scrittrice Christine de Pizan, nella Città delle dame, rispose ai testi che descrivevano le donne come inferiori, elencando figure femminili di valore.
In età moderna regine come Elisabetta I d’Inghilterra governarono con grande autorità, ma erano eccezioni. Per la maggior parte delle donne l’istruzione restava limitata, e il matrimonio era spesso deciso dalla famiglia.
La Rivoluzione francese e la nascita delle rivendicazioni
Le rivoluzioni del Settecento proclamarono i diritti dell’uomo, ma intendevano proprio l’uomo maschio. Nel 1791 Olympe de Gouges scrisse una Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, sostenendo che se la donna poteva salire sul patibolo doveva poter salire anche alla tribuna. Fu ghigliottinata nel 1793. In Inghilterra, nel 1792, Mary Wollstonecraft pubblicò la Rivendicazione dei diritti della donna, chiedendo soprattutto un’istruzione uguale.
Nel 1848, a Seneca Falls, negli Stati Uniti, una convenzione di donne e uomini chiese anche il diritto di voto. Nell’Ottocento la Rivoluzione industriale portò molte donne in fabbrica, con salari più bassi di quelli maschili e senza tutele: il lavoro femminile divenne una questione politica.
La conquista del voto
Il suffragio femminile fu la grande battaglia tra fine Ottocento e Novecento. La Nuova Zelanda fu il primo paese a concederlo a livello nazionale, nel 1893. In Gran Bretagna le suffragette lottarono anche con azioni clamorose; il voto arrivò nel 1918 per le donne sopra i trent’anni e nel 1928 alla pari con gli uomini.
In Italia le donne votarono per la prima volta nelle elezioni amministrative della primavera del 1946 e poi, il 2 giugno, nel referendum istituzionale e per l’Assemblea costituente. Ventuno donne furono elette costituenti: tra loro Nilde Iotti, che nel 1979 sarebbe diventata la prima donna presidente della Camera dei deputati, e la socialista Lina Merlin, che si batté perché nella Costituzione comparisse esplicitamente l’uguaglianza tra i sessi. La Costituzione stabilì all’articolo 3 l’uguaglianza dei cittadini “senza distinzione di sesso” e all’articolo 37 la parità della donna lavoratrice.
Le leggi degli anni Settanta in Italia
Dalla Costituzione alle leggi, però, il percorso fu lungo. Il movimento femminista degli anni Settanta contribuì a una serie di riforme. Nel 1970 fu introdotto il divorzio, confermato dal referendum del 1974. Nel 1975 la riforma del diritto di famiglia stabilì la parità tra i coniugi, superando la figura del marito “capo della famiglia”. Nel 1978 la legge 194 regolò l’interruzione volontaria di gravidanza. Solo nel 1981 furono abrogati il “delitto d’onore”, che prevedeva pene ridotte per chi uccideva la moglie, la figlia o la sorella per difendere l’onore, e il “matrimonio riparatore”. Il rifiuto di Franca Viola, che nel 1966 non volle sposare l’uomo che l’aveva rapita e violentata, era diventato un simbolo.
Oggi
In Italia, nel 2022, una donna è diventata per la prima volta presidente del Consiglio. In molti paesi l’uguaglianza formale è stata raggiunta, ma restano differenze nei salari, nella presenza delle donne nei ruoli di potere e nel carico del lavoro di cura. La violenza contro le donne è un problema ancora molto grave. In altre parti del mondo le donne sono tuttora escluse dall’istruzione o da diritti fondamentali.
In breve
Per gran parte della storia le donne sono state escluse dalla politica e sottoposte all’autorità maschile, pur avendo un ruolo fondamentale nel lavoro e nella società. Dalla fine del Settecento sono nate le rivendicazioni dei diritti; il voto è arrivato tra fine Ottocento e metà Novecento, in Italia nel 1946; le grandi riforme italiane sono degli anni Settanta.
Fonti per approfondire
- Georges Duby, Michelle Perrot (a cura di), Storia delle donne in Occidente, Laterza, 1990-1992
- Costituzione della Repubblica italiana, artt. 3, 29, 37 e 51
- Treccani, Enciclopedia, voce “Femminismo”