Grandi temi
Il diritto all’istruzione è l’idea che ogni bambino e ogni bambina, ovunque nasca, abbia diritto ad andare a scuola, gratis almeno nei primi anni, e che lo Stato abbia il dovere di garantirlo. Detto così sembra ovvio. Non lo è stato per quasi tutta la storia, e non lo è ancora in molte parti del mondo. Secondo le stime dell’UNESCO, all’inizio degli anni Venti di questo secolo erano circa 250 milioni i bambini e i ragazzi che non frequentavano la scuola. Questa pagina non racconta come sono cambiate le scuole nei secoli (lo fa quella sulla storia dell’istruzione), ma come lo studio sia diventato un diritto e chi abbia dovuto lottare per ottenerlo.
Da privilegio a diritto
Per secoli, studiare era una concessione. Lo permettevano la ricchezza della famiglia, la Chiesa, un benefattore. Le prime leggi sull’obbligo scolastico, nella Prussia del Settecento o nell’Italia della legge Casati del 1859, nascono più dall’interesse dello Stato che dall’idea di un diritto del bambino: servivano sudditi capaci di leggere un ordine, soldati che sapessero contare, cittadini fedeli.
Il cambio di prospettiva arriva lentamente, con le battaglie dei movimenti operai, che chiedono scuole serali e biblioteche popolari, e con quelle delle donne, che pretendono di poter entrare nei licei e nelle università. In Italia le ragazze possono iscriversi all’università dal 1875, ma per decenni restano poche decine.
La Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”
La svolta, per l’Italia, è scritta nella Costituzione del 1948. L’articolo 34 dice: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”. E aggiunge che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, con borse di studio e assegni. È un ribaltamento: non è più lo Stato che pretende, ma il cittadino che ha diritto.
Dalla carta alla realtà, però, la strada fu lunga. Quegli otto anni obbligatori diventarono reali solo con la scuola media unica del 1962. Nel 1967 i ragazzi della scuola di Barbiana, con don Lorenzo Milani, denunciavano nella Lettera a una professoressa che la scuola bocciava i figli dei poveri e promuoveva quelli dei ricchi. Oggi l’obbligo dura dieci anni, fino ai sedici, e fino ai diciotto c’è il diritto-dovere di proseguire a scuola o in formazione professionale.
Un diritto universale: il 1948 e il 1989
Lo stesso anno della Costituzione italiana, il 10 dicembre 1948, l’ONU approva la Dichiarazione universale dei diritti umani. L’articolo 26 stabilisce che “ogni individuo ha diritto all’istruzione” e che quella elementare deve essere gratuita e obbligatoria. Nel 1989 la Convenzione sui diritti dell’infanzia ribadisce il principio e aggiunge che la disciplina scolastica deve rispettare la dignità del bambino: niente più punizioni umilianti, almeno sulla carta. Il tema si intreccia con la storia dell’infanzia.
Esclusi per il colore della pelle
Negli Stati Uniti, per gran parte del Novecento, gli studenti neri del Sud frequentavano scuole separate e quasi sempre più povere. Il 17 maggio 1954, con la sentenza Brown contro Board of Education, la Corte suprema dichiara incostituzionale la segregazione scolastica. Tre anni dopo, a Little Rock, in Arkansas, nove ragazzi neri riescono a entrare nel liceo cittadino solo scortati dai soldati federali, tra folle che li insultano. È uno dei momenti chiave del movimento per i diritti civili.
Esclusi per disabilità
In Italia, fino agli anni Settanta, molti bambini con disabilità finivano in classi differenziali o in istituti speciali, lontani dai coetanei. La legge 517 del 1977 abolisce le classi differenziali e introduce l’insegnante di sostegno nella scuola di tutti. Era una scelta rara in Europa, e ancora oggi l’Italia è tra i pochi paesi in cui quasi tutti gli alunni con disabilità frequentano le classi comuni. Non mancano i problemi, dalla carenza di insegnanti specializzati alle barriere architettoniche, ma il principio è chiaro.
Esclusi perché ragazze
Il 9 ottobre 2012, nella valle dello Swat, in Pakistan, un uomo dei talebani sale su uno scuolabus e spara alla testa a Malala Yousafzai, quindici anni, colpevole di aver difeso pubblicamente il diritto delle ragazze a studiare. Sopravvive. Il 12 luglio 2013, il giorno del suo sedicesimo compleanno, parla all’ONU: “Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”. Nel 2014 riceve il Nobel per la pace, la più giovane di sempre.
La sua battaglia non è chiusa. Dal 2021, in Afghanistan, le autorità talebane hanno escluso le ragazze dalle scuole secondarie e poi dalle università, secondo quanto documentato dalle agenzie dell’ONU. È l’unico paese al mondo con un divieto del genere.
Domande frequenti
Dove è scritto il diritto all’istruzione in Italia? Negli articoli 33 e 34 della Costituzione; a livello internazionale, nell’articolo 26 della Dichiarazione universale del 1948.
Fino a che età è obbligatoria la scuola in Italia? L’obbligo dura dieci anni, fino ai sedici; fino ai diciotto c’è il diritto-dovere all’istruzione o alla formazione.
Fonti per approfondire
Il testo italiano della Dichiarazione universale dei diritti umani (articolo 26) sul sito dell’Alto commissariato ONU; la voce Scolarizzazione nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.