Infanzia

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Vita quotidiana

Che cosa significava essere bambini nel passato? La storia dell’infanzia è difficile da scrivere, perché i bambini quasi non hanno lasciato documenti propri. Ne parlano gli adulti: medici, preti, padri, legislatori. Eppure qualcosa trapela. Una bambola di stracci sepolta con una bambina romana. I nomi incisi sul registro dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze. Le testimonianze dei “carusi” siciliani che a otto anni portavano lo zolfo a spalla fuori dalle miniere. Da questi frammenti emerge una storia meno lineare di quanto si pensi.

L’infanzia è stata “inventata”?

Nel 1960 lo storico francese Philippe Ariès sostenne una tesi provocatoria: nel Medioevo non esisteva un’idea di infanzia come età separata. I bambini, appena svezzati, venivano trattati come piccoli adulti; i dipinti li mostrano vestiti come i grandi. Il “sentimento dell’infanzia” sarebbe nato solo tra Cinque e Seicento.

La tesi ha avuto un enorme successo, ma oggi molti storici la considerano esagerata. Le fonti medievali parlano di giochi, di culle, di genitori disperati per la morte di un figlio. Diciamo che l’affetto c’era. Cambiavano le aspettative, le regole e soprattutto le probabilità di sopravvivere.

Nascere e sopravvivere

Il dato che cambia tutto è la mortalità. Per secoli, in Europa, circa un bambino su quattro moriva prima di compiere un anno, e quasi la metà non arrivava ai dieci. Nell’Italia appena unita, intorno al 1861, la mortalità nel primo anno di vita superava il 20%. Oggi, secondo l’ISTAT, è sotto il 3 per mille.

Questo spiega molte cose che a noi sembrano strane: il battesimo celebrato a pochi giorni dalla nascita, l’uso di dare al nuovo nato il nome di un fratellino morto, le famiglie con otto o dieci figli. Gli amuleti erano ovunque. I bambini romani portavano al collo la bulla, una capsula con un portafortuna, che i maschi deponevano solo diventando adulti, verso i sedici anni.

Anche il modo di accudire i neonati era diverso. Per secoli i bambini venivano fasciati strettissimi, braccia e gambe immobili, nella convinzione che così crescessero dritti. Nelle famiglie benestanti delle città il neonato veniva spesso affidato a una balia di campagna e tornava a casa solo dopo lo svezzamento, verso i due anni.

Bambini abbandonati: la ruota degli esposti

Abbandonare un neonato era una pratica diffusa, soprattutto in caso di povertà o di nascite fuori dal matrimonio. A Roma il padre poteva “esporre” un figlio indesiderato. Nell’Europa cristiana nacquero istituzioni per accoglierli. Nel 1445 a Firenze apre l’Ospedale degli Innocenti, progettato da Brunelleschi, con i tondi di Andrea della Robbia che raffigurano neonati in fasce. Molti ospizi avevano la “ruota”, un cilindro girevole nel muro dove la madre poteva lasciare il bambino senza essere vista. In Italia la ruota degli esposti fu abolita solo nel 1923. Cognomi come Esposito, Innocenti, Proietti o Diotallevi nascono da qui.

Lavorare da bambini

Fino a tempi recentissimi, quasi tutti i bambini lavoravano. In campagna badavano agli animali, raccoglievano legna, aiutavano nei campi. Con le fabbriche della rivoluzione industriale il lavoro minorile diventa un problema visibile: nelle filande inglesi i bambini di sei o sette anni passavano tra i telai in movimento, perché erano piccoli e costavano poco.

La Gran Bretagna vieta il lavoro in fabbrica sotto i nove anni nel 1833. In Italia la prima legge, del 1886, fissa lo stesso limite, con molte eccezioni e pochi controlli. Nelle zolfare siciliane i carusi restarono a lungo; Verga racconta la loro vita in Rosso Malpelo, del 1878.

Un’età da proteggere

Nel Settecento Rousseau pubblica l’Emilio (1762), dove sostiene che il bambino non è un adulto in miniatura e va educato secondo i suoi tempi. Il libro fu condannato e bruciato a Parigi, ma ebbe un’influenza enorme. Nell’Ottocento la scuola obbligatoria toglie i bambini almeno in parte dal lavoro; la storia è raccontata nella pagina sull’istruzione. Nascono anche i libri per ragazzi: Pinocchio esce a puntate tra il 1881 e il 1883, Cuore di De Amicis nel 1886.

Nel 1907, nel quartiere popolare di San Lorenzo a Roma, Maria Montessori apre la prima Casa dei bambini, con mobili a misura di bambino e materiali da toccare. Il metodo si diffonde in tutto il mondo.

Il punto d’arrivo, almeno sulla carta, è la Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991. Per la prima volta i bambini sono riconosciuti come titolari di diritti propri, compreso quello di essere ascoltati.

Domande frequenti

Come giocavano i bambini nell’antichità? Con bambole di stoffa, legno o terracotta, trottole, noci usate come biglie, cerchi da far rotolare. Molti giocattoli romani sono arrivati fino a noi proprio perché sepolti con i bambini.

Da quando è vietato il lavoro minorile in Italia? La prima legge è del 1886; i limiti sono stati alzati più volte e oggi si può lavorare solo dopo aver assolto l’obbligo scolastico e compiuto sedici anni.

Il tema si collega a quello della famiglia.

Fonti per approfondire

Voce Infanzia nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

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